Cinema acts as a spectacular time machine, able to get through either the past or the future. “Peplum” movies are obliged to be close to the reality; for example, they can represent The Passion of the Christ in a small town as Matera, but the centurions have to be dressed properly. On the contrary, among the science fiction projected towards the future, the cinema is completely free without any commitment. In addition to that, most contaminations between cities and architectures are in science fiction moving pictures. At the end of 19th century and at the beginning of 20th the Modern city influences movies, as in Lumière’s film sequences; in more recent period the movies imaginary creates new urban scenery. We want to investigate different relationship between Cities, Arts and Movies and their reciprocal effects on urban utopias particularly in a post-modern condition that the Architects look like more involved to design a single building rather than to project new living habitat. Architecture is related to physical space, to a “stone town”, we could call it urbs. On the contrary, cinema is a virtual space that represent mainly the civitas, that is to say plot and people in a “scenario” made by urban landscapes either existent or imagined. In a moving pictures vision the scenes succession underlines the architectural structure. The camera simulates what spectator’s eye would see going through an architecture or urban space. Therefore, is quite interesting to compare the two different means in creating imaginary spaces. This essay would have binary images as much is possible in order to put together some of movies still frames to certain pictures came from both Architectural world and Art one.

Il cinema agisce come una spettacolare macchina del tempo, in grado di attraversare il passato e di prefigurare il futuro. Nella fantascienza filmica trovano rappresentazione le diverse dialettiche e contaminazioni tra città e architettura. Se da un lato, soprattutto agli albori del cinema, è la città moderna che con i suoi ritmi ispira il cinema, come nelle sequenze dei fratelli Lumière, in tempi più recenti è il cinema che, con i suoi effetti speciali, si fa carico di immaginare i paesaggi prossimi venturi. L’architettura riguarda lo spazio fisico, la città di pietra, in altre parole l’urbs; il cinema invece è uno spazio virtuale, simulato, che rappresenta essenzialmente la civitas, cioè l’intreccio di storie e soprattutto di persone che si muovono nel “fondale” rappresentato dallo spazio dei paesaggi urbani, presenti o futuribili. Ciò che la macchina da presa rivela passando da un’inquadratura all’altra simula quello che vede l’occhio di un osservatore attento mentre “attraversa” un’opera o uno spazio dotati di senso architettonico. L’articolo è accompagnato da alcune immagini “binate” finalizzate a mettere a confronto lo still frame di alcuni particolari film con altrettante immagini parallele desunte dal mondo dell’architettura e da quello dell’arte.

Ghisi, G. (2018). L’immaginario urbano nel cinema. XY, 4(aprile 2018), 100-115.

L’immaginario urbano nel cinema

Ghisi Grütter
2018-01-01

Abstract

Cinema acts as a spectacular time machine, able to get through either the past or the future. “Peplum” movies are obliged to be close to the reality; for example, they can represent The Passion of the Christ in a small town as Matera, but the centurions have to be dressed properly. On the contrary, among the science fiction projected towards the future, the cinema is completely free without any commitment. In addition to that, most contaminations between cities and architectures are in science fiction moving pictures. At the end of 19th century and at the beginning of 20th the Modern city influences movies, as in Lumière’s film sequences; in more recent period the movies imaginary creates new urban scenery. We want to investigate different relationship between Cities, Arts and Movies and their reciprocal effects on urban utopias particularly in a post-modern condition that the Architects look like more involved to design a single building rather than to project new living habitat. Architecture is related to physical space, to a “stone town”, we could call it urbs. On the contrary, cinema is a virtual space that represent mainly the civitas, that is to say plot and people in a “scenario” made by urban landscapes either existent or imagined. In a moving pictures vision the scenes succession underlines the architectural structure. The camera simulates what spectator’s eye would see going through an architecture or urban space. Therefore, is quite interesting to compare the two different means in creating imaginary spaces. This essay would have binary images as much is possible in order to put together some of movies still frames to certain pictures came from both Architectural world and Art one.
2018
Il cinema agisce come una spettacolare macchina del tempo, in grado di attraversare il passato e di prefigurare il futuro. Nella fantascienza filmica trovano rappresentazione le diverse dialettiche e contaminazioni tra città e architettura. Se da un lato, soprattutto agli albori del cinema, è la città moderna che con i suoi ritmi ispira il cinema, come nelle sequenze dei fratelli Lumière, in tempi più recenti è il cinema che, con i suoi effetti speciali, si fa carico di immaginare i paesaggi prossimi venturi. L’architettura riguarda lo spazio fisico, la città di pietra, in altre parole l’urbs; il cinema invece è uno spazio virtuale, simulato, che rappresenta essenzialmente la civitas, cioè l’intreccio di storie e soprattutto di persone che si muovono nel “fondale” rappresentato dallo spazio dei paesaggi urbani, presenti o futuribili. Ciò che la macchina da presa rivela passando da un’inquadratura all’altra simula quello che vede l’occhio di un osservatore attento mentre “attraversa” un’opera o uno spazio dotati di senso architettonico. L’articolo è accompagnato da alcune immagini “binate” finalizzate a mettere a confronto lo still frame di alcuni particolari film con altrettante immagini parallele desunte dal mondo dell’architettura e da quello dell’arte.
Ghisi, G. (2018). L’immaginario urbano nel cinema. XY, 4(aprile 2018), 100-115.
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