La presente memoria intende delineare la fisionomia professionale e gli ambiti operativi che gli addetti alla conservazione dei beni architettonici e ambientali, hanno assunto nello scenario attuale, legislativo, normativo e accademico. La compagine dei professionisti attivi nell’ambito della conservazione dei beni architettonici e ambientali è interessata, da qualche tempo, da complesse iniziative di riordino legate, quanto meno, alla sempre maggiore interazione del nostro sistema normativo con il contesto europeo e ai processi di riforma dei percorsi formativi universitari vigenti nel nostro paese. Gli esiti di tale dinamica normativa vanno studiati con la debita attenzione soprattutto in relazione a quanto attiene all’esercizio delle professioni: alle figure professionali dell’Architetto e, in qualche misura, dell’Ingegnere si aggiungono figure nuove e meno nuove per le quali è da definire l’effettivo ambito di competenza, i confini dell’operatività e i modi appropriati di interazione con gli altri attori della conservazione. E si guardi per questo alla nuova figura professionale del Conservatore, non ancora ben delineata nella operatività, che appare schiacciata tra le competenze di professionalità più definite anche dal punto di vista normativo; o, ancora, alla figura del Restauratore cui si riconoscono competenze di carattere progettuale ed esecutivo pur limitandone l’applicazione a parti circoscritte degli organismi architettonici, come se quest’ultimi non fossero tali e quindi sia agevole considerarli come la sommatoria di parti non relazionate reciprocamente in forma, appunto, organica. Il processo di riordino cui si è accennato non è da considerarsi affatto concluso e nuove acquisizioni normative ci si augura che perfezionino le precedenti. Valga l’esempio della definizione ultima (alla data odierna) dei percorsi formativi di livello universitario ove la valorizzazione delle competenze progettuali degli architetti restauratori non si è ancora manifestata compiutamente. Tutto ciò è singolare se si osserva che il repertorio normativo su cui si fonda e si esercita la figura dell’architetto ha sempre riconosciuto come una peculiarità la sua capacità di relazionarsi progettualmente con i manufatti del passato. A lungo tale peculiarità ha costituito una competenza esclusiva appropriata allo scenario di esercizio professionale dell’architetto italiano. Quest’ultimo opera in un contesto fortemente caratterizzato per estensione e qualità del patrimonio culturale architettonico, senz’altro meritevole di conservazione attiva e valorizzazione per mezzo di appropriate e consapevoli cure manutentive e restaurative. Non è fuori luogo, infine, rammentare il primato di qualità che viene riconosciuto a livello internazionale tanto ai professionisti e tecnici restauratori formatisi in Italia quanto agli Organi e alle Istituzioni scientifiche e tecniche nazionali preposte alla tutela.

PUGLIANO A (2007). Con il fine di Conservare. Fisionomia professionale e ambiti operativi degli addetti alla conservazione dei beni architettonici e ambientali. In R.P. MILONE E (a cura di), l'Esame di Stato (pp. 308-327). ROMA : Prospettive Edizioni.

Con il fine di Conservare. Fisionomia professionale e ambiti operativi degli addetti alla conservazione dei beni architettonici e ambientali

PUGLIANO, Antonio
2007

Abstract

La presente memoria intende delineare la fisionomia professionale e gli ambiti operativi che gli addetti alla conservazione dei beni architettonici e ambientali, hanno assunto nello scenario attuale, legislativo, normativo e accademico. La compagine dei professionisti attivi nell’ambito della conservazione dei beni architettonici e ambientali è interessata, da qualche tempo, da complesse iniziative di riordino legate, quanto meno, alla sempre maggiore interazione del nostro sistema normativo con il contesto europeo e ai processi di riforma dei percorsi formativi universitari vigenti nel nostro paese. Gli esiti di tale dinamica normativa vanno studiati con la debita attenzione soprattutto in relazione a quanto attiene all’esercizio delle professioni: alle figure professionali dell’Architetto e, in qualche misura, dell’Ingegnere si aggiungono figure nuove e meno nuove per le quali è da definire l’effettivo ambito di competenza, i confini dell’operatività e i modi appropriati di interazione con gli altri attori della conservazione. E si guardi per questo alla nuova figura professionale del Conservatore, non ancora ben delineata nella operatività, che appare schiacciata tra le competenze di professionalità più definite anche dal punto di vista normativo; o, ancora, alla figura del Restauratore cui si riconoscono competenze di carattere progettuale ed esecutivo pur limitandone l’applicazione a parti circoscritte degli organismi architettonici, come se quest’ultimi non fossero tali e quindi sia agevole considerarli come la sommatoria di parti non relazionate reciprocamente in forma, appunto, organica. Il processo di riordino cui si è accennato non è da considerarsi affatto concluso e nuove acquisizioni normative ci si augura che perfezionino le precedenti. Valga l’esempio della definizione ultima (alla data odierna) dei percorsi formativi di livello universitario ove la valorizzazione delle competenze progettuali degli architetti restauratori non si è ancora manifestata compiutamente. Tutto ciò è singolare se si osserva che il repertorio normativo su cui si fonda e si esercita la figura dell’architetto ha sempre riconosciuto come una peculiarità la sua capacità di relazionarsi progettualmente con i manufatti del passato. A lungo tale peculiarità ha costituito una competenza esclusiva appropriata allo scenario di esercizio professionale dell’architetto italiano. Quest’ultimo opera in un contesto fortemente caratterizzato per estensione e qualità del patrimonio culturale architettonico, senz’altro meritevole di conservazione attiva e valorizzazione per mezzo di appropriate e consapevoli cure manutentive e restaurative. Non è fuori luogo, infine, rammentare il primato di qualità che viene riconosciuto a livello internazionale tanto ai professionisti e tecnici restauratori formatisi in Italia quanto agli Organi e alle Istituzioni scientifiche e tecniche nazionali preposte alla tutela.
978-88-89400-21-0
PUGLIANO A (2007). Con il fine di Conservare. Fisionomia professionale e ambiti operativi degli addetti alla conservazione dei beni architettonici e ambientali. In R.P. MILONE E (a cura di), l'Esame di Stato (pp. 308-327). ROMA : Prospettive Edizioni.
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