La nascita del giardino di Drapia è un evento circoscritto a un luogo specifico che coinvolge una piccola comunità, ma che chiama a interrogarsi su questioni ampie e complesse riguardo i metodi di progetto, gli strumenti teorici e operativi, diagnostici e propositivi di cui si compone il nostro armamentario di paesaggisti. La parola che torna più spesso nel racconto di quanto è accaduto a Drapia è abitare: occupare stabilmente un luogo, popolarlo, appropriarsene, modellarlo ed esserne modellati sino a somigliarvi. Abitare è un’azione concreta (un insieme di azioni concrete) che rimanda a sua volta alla concretezza dei luoghi abitati. Il giardino di Drapia è un’esperienza che ha fatto della partecipazione della comunità un ingrediente essenziale, forse il più utilmente eversivo nel contesto in cui si colloca, lavorando nel cuore di un tema al centro della cultura dell’habitat contemporaneo, dalla Convenzione Europea del Paesaggio alla Biennale di Architettura di Venezia nella corrente edizione diretta da Kazuyo Sejima (“People meet in Architecture”). Ed è un interessante ossimoro che la lezione di concretezza ci giunga da un giardino effimero, volatile nella sua consistenza di spazio e permanente nella sua essenza di laboratorio di idee, all’insegna di un abitare nomade, fluido, pulsante.

Metta, A. (2011). Paesaggi da abitare. In Il giardino di Dràpia. Un progetto partecipato di paesaggio (pp. 82-85). Melfi : LIBRIA.

Paesaggi da abitare

METTA, ANNALISA
2011-01-01

Abstract

La nascita del giardino di Drapia è un evento circoscritto a un luogo specifico che coinvolge una piccola comunità, ma che chiama a interrogarsi su questioni ampie e complesse riguardo i metodi di progetto, gli strumenti teorici e operativi, diagnostici e propositivi di cui si compone il nostro armamentario di paesaggisti. La parola che torna più spesso nel racconto di quanto è accaduto a Drapia è abitare: occupare stabilmente un luogo, popolarlo, appropriarsene, modellarlo ed esserne modellati sino a somigliarvi. Abitare è un’azione concreta (un insieme di azioni concrete) che rimanda a sua volta alla concretezza dei luoghi abitati. Il giardino di Drapia è un’esperienza che ha fatto della partecipazione della comunità un ingrediente essenziale, forse il più utilmente eversivo nel contesto in cui si colloca, lavorando nel cuore di un tema al centro della cultura dell’habitat contemporaneo, dalla Convenzione Europea del Paesaggio alla Biennale di Architettura di Venezia nella corrente edizione diretta da Kazuyo Sejima (“People meet in Architecture”). Ed è un interessante ossimoro che la lezione di concretezza ci giunga da un giardino effimero, volatile nella sua consistenza di spazio e permanente nella sua essenza di laboratorio di idee, all’insegna di un abitare nomade, fluido, pulsante.
2011
978-88-96067-57-4
Metta, A. (2011). Paesaggi da abitare. In Il giardino di Dràpia. Un progetto partecipato di paesaggio (pp. 82-85). Melfi : LIBRIA.
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