In Italia sono di proprietà pubblica una cospicua quantità di beni immobili di elevato valore storico e artistico, fortemente sottoutilizzati, spesso dismessi, generalmente abbandonati o in precarie condizioni di conservazione. Castelli, palazzi nobiliari, monasteri, fari, torri e fortificazioni, caserme e attrezzature militari, scuole, ospedali, carceri, cimiteri, isole e borghi, cave e miniere, boschi e foreste, siti archeologici e monumentali formano un patrimonio unico per l’eccellenza artistica e di straordinaria ricchezza, anche in termini di possibilità di pubblico godimento e di irrinunciabile memoria storica. Al contempo, tuttavia, innescano una vera e propria sfida sotto il profilo gestionale e comportano un forte impegno per la loro conservazione, che deve necessariamente passare per il tramite di un’attenta ridefinizione delle loro funzioni e dello stanziamento di ingenti risorse finanziarie per la loro riqualificazione, gestione e manutenzione. Le ragioni di una composizione del patrimonio immobiliare pubblico così varia, sia per consistenza, sia per localizzazione, che ancora per tipologia edilizia, nonché ovviamente per epoca di costruzione e valore storico, vanno ricercate in una stratificazione nel tempo di patrimoni provenienti da esigenze di diversa natura, prevalentemente riconducibili al soddisfacimento del fabbisogno logistico delle pubbliche amministrazioni o all’incorporamento di beni provenienti da eredità e confische. Nel tempo, per far fronte alla necessità di garantire il mantenimento dei beni di pubblico godimento, sono andate consolidandosi prassi volte esclusivamente a tutelare il patrimonio e, di conseguenza, non indirizzate né a razionalizzarne la composizione, né a controllarne l’incremento e lo sviluppo, né infine a ottimizzarne il rendimento, con un’ottica gestionale marcatamente diversa da quella di tipo privatistico. La strumentazione ereditata dal passato è quindi prevalentemente centrata sulla proprietà pubblica come garanzia principale o addirittura esclusiva della destinazione pubblica del bene e sulla connaturata limitazione della circolazione dei diritti sul bene secondo le regole proprie del mercato e dei rapporti tra privati. Con il recente affermarsi di nuove dinamiche nel mercato immobiliare e con il mutamento di sensibilità, in primo luogo, da parte dello Stato, ha preso avvio un nuovo modello di gestione del patrimonio immobiliare pubblico, che, puntando comunque a salvaguardare gli obiettivi di tutela, si pone la finalità della resa economica e della valorizzazione del patrimonio. Questa nuova policy considera il patrimonio immobiliare pubblico come fattore di produzione, da utilizzare, valorizzare e gestire secondo criteri economici e imprenditoriali. L’attuale congiuntura economica, seppure caratterizzata da una sempre più rilevante scarsità di risorse, ha fatto registrare un notevole interesse per il settore immobiliare, aprendo nuovi scenari per la generazione di valore sociale ed economico, che richiedono ai gestori pubblici uno sforzo di sperimentazione di strumenti procedurali innovativi per riuscire a cogliere con tempestività le opportunità che si prospettano.

Tonelli, C., Zorzi, R. (In corso di stampa). La concessione di valorizzazione per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico di interesse storico e artistico. In DI SIVO M (a cura di), Gestione e manutenzione del patrimonio storico architettonico. Firenze : Alinea Editore.

La concessione di valorizzazione per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico di interesse storico e artistico

TONELLI, CHIARA;
In corso di stampa

Abstract

In Italia sono di proprietà pubblica una cospicua quantità di beni immobili di elevato valore storico e artistico, fortemente sottoutilizzati, spesso dismessi, generalmente abbandonati o in precarie condizioni di conservazione. Castelli, palazzi nobiliari, monasteri, fari, torri e fortificazioni, caserme e attrezzature militari, scuole, ospedali, carceri, cimiteri, isole e borghi, cave e miniere, boschi e foreste, siti archeologici e monumentali formano un patrimonio unico per l’eccellenza artistica e di straordinaria ricchezza, anche in termini di possibilità di pubblico godimento e di irrinunciabile memoria storica. Al contempo, tuttavia, innescano una vera e propria sfida sotto il profilo gestionale e comportano un forte impegno per la loro conservazione, che deve necessariamente passare per il tramite di un’attenta ridefinizione delle loro funzioni e dello stanziamento di ingenti risorse finanziarie per la loro riqualificazione, gestione e manutenzione. Le ragioni di una composizione del patrimonio immobiliare pubblico così varia, sia per consistenza, sia per localizzazione, che ancora per tipologia edilizia, nonché ovviamente per epoca di costruzione e valore storico, vanno ricercate in una stratificazione nel tempo di patrimoni provenienti da esigenze di diversa natura, prevalentemente riconducibili al soddisfacimento del fabbisogno logistico delle pubbliche amministrazioni o all’incorporamento di beni provenienti da eredità e confische. Nel tempo, per far fronte alla necessità di garantire il mantenimento dei beni di pubblico godimento, sono andate consolidandosi prassi volte esclusivamente a tutelare il patrimonio e, di conseguenza, non indirizzate né a razionalizzarne la composizione, né a controllarne l’incremento e lo sviluppo, né infine a ottimizzarne il rendimento, con un’ottica gestionale marcatamente diversa da quella di tipo privatistico. La strumentazione ereditata dal passato è quindi prevalentemente centrata sulla proprietà pubblica come garanzia principale o addirittura esclusiva della destinazione pubblica del bene e sulla connaturata limitazione della circolazione dei diritti sul bene secondo le regole proprie del mercato e dei rapporti tra privati. Con il recente affermarsi di nuove dinamiche nel mercato immobiliare e con il mutamento di sensibilità, in primo luogo, da parte dello Stato, ha preso avvio un nuovo modello di gestione del patrimonio immobiliare pubblico, che, puntando comunque a salvaguardare gli obiettivi di tutela, si pone la finalità della resa economica e della valorizzazione del patrimonio. Questa nuova policy considera il patrimonio immobiliare pubblico come fattore di produzione, da utilizzare, valorizzare e gestire secondo criteri economici e imprenditoriali. L’attuale congiuntura economica, seppure caratterizzata da una sempre più rilevante scarsità di risorse, ha fatto registrare un notevole interesse per il settore immobiliare, aprendo nuovi scenari per la generazione di valore sociale ed economico, che richiedono ai gestori pubblici uno sforzo di sperimentazione di strumenti procedurali innovativi per riuscire a cogliere con tempestività le opportunità che si prospettano.
In corso di stampa
Tonelli, C., Zorzi, R. (In corso di stampa). La concessione di valorizzazione per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico di interesse storico e artistico. In DI SIVO M (a cura di), Gestione e manutenzione del patrimonio storico architettonico. Firenze : Alinea Editore.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/171398
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