il rapporto tra Dante e Guido Cavalcanti è difficile da comprendere in tutti i suoi aspetti, e non soltanto perché non ci sono noti tanti fatti che aiuterebbero a capirlo. La difficoltà nasce soprattutto dal carattere quasi sempre enigmatico dei riferimenti che ognuno di loro ha fatto all'opera dell'altro: reticenza, ironie più o meno sfumate, allusioni quasi cifrate velano la polemica costante e dura che li divide. Tutto ciò ha origine forse dall'affetto e dalla reciproca stima che continua a unirli e che Dante conserverà anche molto dopo la morte di Guido. L'amicizia impedisce la durezza esplicita della guerra aperta, ma certamente non può impedire che la distanza tra di loro sia grande e incolmabile. E la distanza riguarda proprio un tema fondamentale per la poesia e il pensiero di entrambi: la questione del carattere e dell'essenza dell'amore. L'amore deluso e oscuro di Cavalcanti diviene in Dante amore che si dilata, si sublima fino a quelle altezze che sempre, in fondo, erano in esso. La poesia è questo amore che si trascende e si fa musica: è il nostro demone verso l'eterno, è la soglia sempre aperta, e sempre stretta che separa e congiunge il finito con l'infinito, trasformando la musica della lamentatio in musica dell'estasi. Questo è il punto centrale del dissidio tra i due grandi poeti, e questo va indagato in tutti i suoi aspetti perché ne emerga non soltanto una migliore comprensione della loro opera, ma anche una tematica ancora straordinariamente viva ed attuale. Da tale convinzione nasce il presente lavoro, che esamina tutte le espressioni così della polemica come dell'amicizia di Dante e Guido per illuminare due opposte strade del pensiero e della poesia nella nostra civiltà

Gessani, A. (2004). Dante, Guido Cavalcanti e l'"amoroso regno". MACERATA : Quodlibet.

Dante, Guido Cavalcanti e l'"amoroso regno"

GESSANI, Alberto
2004-01-01

Abstract

il rapporto tra Dante e Guido Cavalcanti è difficile da comprendere in tutti i suoi aspetti, e non soltanto perché non ci sono noti tanti fatti che aiuterebbero a capirlo. La difficoltà nasce soprattutto dal carattere quasi sempre enigmatico dei riferimenti che ognuno di loro ha fatto all'opera dell'altro: reticenza, ironie più o meno sfumate, allusioni quasi cifrate velano la polemica costante e dura che li divide. Tutto ciò ha origine forse dall'affetto e dalla reciproca stima che continua a unirli e che Dante conserverà anche molto dopo la morte di Guido. L'amicizia impedisce la durezza esplicita della guerra aperta, ma certamente non può impedire che la distanza tra di loro sia grande e incolmabile. E la distanza riguarda proprio un tema fondamentale per la poesia e il pensiero di entrambi: la questione del carattere e dell'essenza dell'amore. L'amore deluso e oscuro di Cavalcanti diviene in Dante amore che si dilata, si sublima fino a quelle altezze che sempre, in fondo, erano in esso. La poesia è questo amore che si trascende e si fa musica: è il nostro demone verso l'eterno, è la soglia sempre aperta, e sempre stretta che separa e congiunge il finito con l'infinito, trasformando la musica della lamentatio in musica dell'estasi. Questo è il punto centrale del dissidio tra i due grandi poeti, e questo va indagato in tutti i suoi aspetti perché ne emerga non soltanto una migliore comprensione della loro opera, ma anche una tematica ancora straordinariamente viva ed attuale. Da tale convinzione nasce il presente lavoro, che esamina tutte le espressioni così della polemica come dell'amicizia di Dante e Guido per illuminare due opposte strade del pensiero e della poesia nella nostra civiltà
2004
88-7462-017-9
Gessani, A. (2004). Dante, Guido Cavalcanti e l'"amoroso regno". MACERATA : Quodlibet.
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