Da qualche anno il tema delle cosiddette «mutilazioni genitali femminili» viene periodicamente riproposto in numerose campagne di sensibilizzazione a favore della tutela dei diritti umani e con riferimento alla condizione della donna nel Sud mondo. Il fenomeno a dire il vero non riguarda più solamente i cosiddetti paesi in via di sviluppo ma anche le diverse realtà nazionali interessate dai flussi migratori. L’approccio alla questione rimane purtroppo prevalentemente sensazionalistico, spesso fondato su una semplificazione eccessiva. Una certa informazione che ripropone confusamente una lettura «medicalizzata» o legata soltanto al piano dell’intervento umanitario, non rappresenta certamente un contributo sufficiente al superamento di queste pratiche, nei termini della lotta per la difesa dell’integrità della persona. La proposta è quella di un cambiamento di prospettiva in chiave antropologica il cui primo obiettivo consiste nello stabilire le condizioni di un dialogo alla ricerca di un rapporto con le donne e con la loro soggettività. A partire da alcuni canali comunicativi «privilegiati», spostando la questione sul terreno della «modificazione» in luogo della «mutilazione» è possibile costruire con i soggetti interessati uno spazio «neutro», relativamente libero da pregiudizi, dentro cui elaborare un percorso di mediazione interculturale.

FUSASCHI M (2003). I segni sul corpo. Per un’antropologia delle modificazioni dei genitali femminili. TORINO : Bollati Boringhieri.

I segni sul corpo. Per un’antropologia delle modificazioni dei genitali femminili

FUSASCHI, MICHELA
2003

Abstract

Da qualche anno il tema delle cosiddette «mutilazioni genitali femminili» viene periodicamente riproposto in numerose campagne di sensibilizzazione a favore della tutela dei diritti umani e con riferimento alla condizione della donna nel Sud mondo. Il fenomeno a dire il vero non riguarda più solamente i cosiddetti paesi in via di sviluppo ma anche le diverse realtà nazionali interessate dai flussi migratori. L’approccio alla questione rimane purtroppo prevalentemente sensazionalistico, spesso fondato su una semplificazione eccessiva. Una certa informazione che ripropone confusamente una lettura «medicalizzata» o legata soltanto al piano dell’intervento umanitario, non rappresenta certamente un contributo sufficiente al superamento di queste pratiche, nei termini della lotta per la difesa dell’integrità della persona. La proposta è quella di un cambiamento di prospettiva in chiave antropologica il cui primo obiettivo consiste nello stabilire le condizioni di un dialogo alla ricerca di un rapporto con le donne e con la loro soggettività. A partire da alcuni canali comunicativi «privilegiati», spostando la questione sul terreno della «modificazione» in luogo della «mutilazione» è possibile costruire con i soggetti interessati uno spazio «neutro», relativamente libero da pregiudizi, dentro cui elaborare un percorso di mediazione interculturale.
9788833914831
FUSASCHI M (2003). I segni sul corpo. Per un’antropologia delle modificazioni dei genitali femminili. TORINO : Bollati Boringhieri.
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