Temi e problemi della complessità In questo testo sono riuniti degli argomenti apparentemente dissimili tra loro, se non addirittura distanti: 1) I nuovi movimenti religiosi e le sette sataniche: la prospettiva della Chiesa cattolica; 2) I giovani, il sistema dei valori e la religione; 3) Il volontariato oggi; 4) Il dolore “espulso” nell’epoca contemporanea; 5) Lusso e controlusso. In realtà, sullo sfondo delle diverse problematiche prese in esame e sulla base della letteratura esistente esiste una linea comune, degli elementi che le correlano più di quanto a prima vista possa sembrare. L’ordine dei temi proposti risponde al loro grado di compatibilità, segnalato dalla significativa vicinanza di qualche atteggiamento, comportamento, motivazione o aspetto critico emerso nelle singole aree tematiche. Probabilmente, il cosiderarli non separatamente può far emergere dei percorsi di indagine meno frequentati e mettere in pratica, di conseguenza, non solo una logica interdisciplinare ma, anche, un approccio intradisciplinare. Il sommare questioni sociologiche non univoche può consentire, inoltre, di sottolineare più agevolmente la trasversalità di molti fattori sociali e il limite investigativo che, a volte, può provocare una separazione empirico-teorica netta, tra una dimensione micro-sociale e una macro-sociale, o tra l’agire sociale individuale e i fatti sociali. Procedendo, inoltre, in questa direzione di apertura a nuove soluzioni analitiche, giova l’ormai praticata coniugazione tra la metodologia qualitativa e la metodologia quantitativa, e può trovare legittimità la “promiscuità” di idee di discipline un tempo considerate quasi estranee, se non antagoniste: la sociologia e la psicologia. L’intreccio di componenti sociologiche e psicologiche si rivela inevitabile per la comprensione della “crisi” dell’identità (problema predominante all’interno degli argomenti trattati), in quanto rappresenta un punto di snodo di “molteplici crocevia” scientifici. Molta della problematicità dei fenomeni sociali dipende dal loro essere inseriti nella spessa trama della complessità (concetto nel passato inteso come problema e, oggi, interiorizzato in modo ambivalente, sia come oggetto di studio ma, anche, come paradigma interpretativo): la complessità rappresenta il dato determinante dell’intera sfera culturale, in quanto propone “nuove evidenze che hanno come matrice la crescente interconnessione ed interdipendenza dei fenomeni nella società moderna”. In questo senso, la complessità – già tematizzata da Simmel e Durkheim, nel suo risvolto di incremento esponenziale delle “relazioni di interdipendenza” tra gli elementi del sistema sociale - detta le sue norme, la sua grammatica, il ritmo, l’organicità o la frammentarietà della narrazione individuale e sociale e, spesso, è artefice di buona parte del contenuto, come nel caso delle tematiche analizzate che sono legate, in termini più o meno evidenti, in un rapporto complesso di circolarità e interdipendenza. L’apertura semantica, del concetto simmeliano di interazione, può costituire anche oggi, con le dovute avvertenze, un valido presupposto interpretativo per l’ambivalenza propria dei fenomeni sociali, per le loro scambievoli influenze in una rete infinita di causazione (ma, forse, anche di casualità) e per la difficoltà degli attori sociali a muoversi costantemente da una struttura di plausibilità all’altra: nel caso specifico di queste riflessioni, può offrire una sponda teorica al tentativo di mettere insieme problematiche disparate. Parlare del lusso, delle attuali modalità di percezione della sofferenza, del mondo delle generazioni emergenti, delle associazioni no profit o dei nuovi movimenti religiosi esprime, più o meno implicitamente, un tentativo di complicare l’interconnessione dei fatti, all’insegna di un disordine riflessivo (spesso inevitabile), data l’ascrivibilità delle tematiche a campi apparentemente separati dello spirito: ad uno sguardo più attento, però, non sfugge la possibilità di individuare delle note comuni e di ricomporre alcuni frammenti, senza nessun intento teorico esaustivo. Il fenomeno del volontariato, dei nuovi movimenti religiosi, dei giovani o del dolore presentano indubbiamente, tra loro, delle differenze sostanziali, ma, anche, dei punti di contatto come quello di una “costruzione riflessiva dell’identità”. I soggetti coinvolti in queste situazioni, infatti, aspirano ad essa per ritrovare un senso compiuto del sé, secondo il disagio, l’azione da intraprendere o una visione generale della realtà da interiorizzare. In egual misura, si evidenzia questo stesso tentativo di messa a punto dell’identità, nei suoi aspetti sociali e intimi, da parte di coloro che partecipano al consumo di lusso: così come, appare evidente un’emotività trasversale che attraversa questi fenomeni. Alcuni elementi presenti nel volontariato o nella mappa etico-cognitiva dei giovani e degli adulti sono più facilmente assimilabili, perché mostrano un’interazione visibile e delle somiglianze tra alcune loro istanze, a cominciare dal bisogno di dare un senso profondo alla realtà e riorganizzare la propria biografia, alla luce di una nuova gerarchia di valori relazionali e spirituali. Altri argomenti, come il lusso e i nuovi movimenti religiosi, a prima vista, risultano incompatibili eppure, anche in questo caso, è possibile individuare dei tratti convergenti, certo più latenti e carsici rispetto agli altri temi, ma non così “oscuri” da non essere rilevati. Il desiderio, per esempio, dimostrato dai testimoni privilegiati degli ambienti di lusso - o in generale dai soggetti che aspirano a possedere oggetti di lusso - di scegliere l’eccellenza, nasce da una esigenza di distinguersi dalla massa, collocarsi sui gradini più alti della scala gerarchica segnalando questa posizione sociale con degli status symbols, ma, soprattutto, di conquistarsi una qualità di vita non mediocre o appiattita sul quotidiano. Lo specifico bisogno soggettivo di fuoriuscire dall’ordinario, registrato nel fenomeno del lusso, non diverge molto per le finalità latenti, con le dovute differenze, dalle motivazioni che inducono alcune persone a farsi coinvolgere dai nuovi movimenti religiosi, in quanto attraverso quel tipo di appartenenza sperano di sfuggire da una condizione di banalità, gregarismo e proiettarsi in esperienze strordinarie. Nel novero delle strategie individuali di differenziazione possono essere contemplate, in qualche modo, certe esperienze “estreme”, come l’adesione a sette sataniche: pur se, le dinamiche che spingono, soprattutto i giovani, verso questa “medievale” realtà, sono alimentate, nella maggior parte dei casi, da una volontà di contestazione, da frustrazioni, dalle imitazioni di modelli trasgressivi di cantanti rock, da desideri di onnipotenza o dall’assunzione di sostanze stupefacenti. In sostanza, a parte il caso limite del satanismo, in ambiti diversi, con strumenti differenti, si cerca di soddisfare i medesimi bisogni: distinguere la propria vita dalla generalità degli individui; fugare la sensazione di anonimato; legittimare un proprio ruolo speciale nella compagine sociale; dare spazio alle pulsioni emotive; trovare significati permanenti ai quali ancorare il proprio vissuto e con i quali modulare il tempo intimo, le proprie decisioni e i rapporti con gli altri. In linea generale, dunque, una prospettiva così eterogenea di approccio a più fenomeni messi insieme può essere legittima solo se si pone attenzione alle componenti trasversali, presenti o compresenti, nelle varie problematiche prese in esame che, in questo caso, in effetti sussistono e si riferiscono principalmente: a una dilagante ed epidermica emotività; al bisogno di rapporti gratificanti; alla necessità di intense esperienze di qualsiasi natura e livello della realtà; a una tensione permanente tra antichi ancoraggi e nuove prospettive e, quindi, un costante confronto dialettico con le categorie dell’innovazione e della tradizione, che assume il massimo della visibilità nell’ambito della religione; a una bipolarità quasi endemica tra riflessioni etiche, sentimentali e prassi quotidiana; al problematico processo della costruzione dell’identità; all’autonomia delle scelte e, di conseguenza, al processo di individualizzazione che “obbliga” l’attore sociale ad adottare per le sue azioni una prospettiva discrezionale, non protetta da codici unici o da una solida struttura identitaria. Un’ulteriore declinazione, degli aspetti presenti nei fenomeni proposti, enuclea, come dati “critici” comuni, il principio di flessibilità e la categoria dell’esperienza. Forse, andando alla radice del tessuto culturale in generale, e dei temi trattati in particolare, c’è un ulteriore dato che scompagina alcune acquisizioni teoriche del passato e favorisce le similitudini tra elementi di fenomeni differenti: la destrutturazione del mito illuminista della ragione. Il “racconto” socio-individuale moderno, presente nei diversi argomenti prospettati, è articolato in base a degli elementi critici, che si organizzano in una serie di variabili estremamente contraddittorie tra loro, ma questo stato di cose non si configura come un dato statico, piuttosto come un movimento di “oscillazione pendolare”, tra antinomici atteggiamenti riflessivi, in una costante dialettica esistenziale tra le libertà moderne e i referenti antichi, anche per una certa fragilità delle singole identità e una dilagante incertezza: il punto di incontro, delle dinamiche dei singoli fenomeni, è dato dall’essere poste sotto il segno dell’ambivalenza, segnate da una emotività diffusa, da una religiosità diffusa, da una deistituzionalizzazione degli apparati istituzionali, da una “crisi” dell’identità e da una moltiplicazione delle esperienze soggettive. Il quadro che si disegna attraverso la scomposizione e la ricomposizione degli elementi dei fenomeni presi in esame è un mosaico della realtà dove, spesso, l’estrema complessità coincide con la ricerca affannosa di cose semplici, di cose antiche nascoste dietro le procedure omologanti, globalizzanti, dei codici e dei linguaggi postmoderni.

COSTA C (2008). Temi e problemi della complessità. ROMA : Armando Editore.

Temi e problemi della complessità

COSTA, Cecilia
2008

Abstract

Temi e problemi della complessità In questo testo sono riuniti degli argomenti apparentemente dissimili tra loro, se non addirittura distanti: 1) I nuovi movimenti religiosi e le sette sataniche: la prospettiva della Chiesa cattolica; 2) I giovani, il sistema dei valori e la religione; 3) Il volontariato oggi; 4) Il dolore “espulso” nell’epoca contemporanea; 5) Lusso e controlusso. In realtà, sullo sfondo delle diverse problematiche prese in esame e sulla base della letteratura esistente esiste una linea comune, degli elementi che le correlano più di quanto a prima vista possa sembrare. L’ordine dei temi proposti risponde al loro grado di compatibilità, segnalato dalla significativa vicinanza di qualche atteggiamento, comportamento, motivazione o aspetto critico emerso nelle singole aree tematiche. Probabilmente, il cosiderarli non separatamente può far emergere dei percorsi di indagine meno frequentati e mettere in pratica, di conseguenza, non solo una logica interdisciplinare ma, anche, un approccio intradisciplinare. Il sommare questioni sociologiche non univoche può consentire, inoltre, di sottolineare più agevolmente la trasversalità di molti fattori sociali e il limite investigativo che, a volte, può provocare una separazione empirico-teorica netta, tra una dimensione micro-sociale e una macro-sociale, o tra l’agire sociale individuale e i fatti sociali. Procedendo, inoltre, in questa direzione di apertura a nuove soluzioni analitiche, giova l’ormai praticata coniugazione tra la metodologia qualitativa e la metodologia quantitativa, e può trovare legittimità la “promiscuità” di idee di discipline un tempo considerate quasi estranee, se non antagoniste: la sociologia e la psicologia. L’intreccio di componenti sociologiche e psicologiche si rivela inevitabile per la comprensione della “crisi” dell’identità (problema predominante all’interno degli argomenti trattati), in quanto rappresenta un punto di snodo di “molteplici crocevia” scientifici. Molta della problematicità dei fenomeni sociali dipende dal loro essere inseriti nella spessa trama della complessità (concetto nel passato inteso come problema e, oggi, interiorizzato in modo ambivalente, sia come oggetto di studio ma, anche, come paradigma interpretativo): la complessità rappresenta il dato determinante dell’intera sfera culturale, in quanto propone “nuove evidenze che hanno come matrice la crescente interconnessione ed interdipendenza dei fenomeni nella società moderna”. In questo senso, la complessità – già tematizzata da Simmel e Durkheim, nel suo risvolto di incremento esponenziale delle “relazioni di interdipendenza” tra gli elementi del sistema sociale - detta le sue norme, la sua grammatica, il ritmo, l’organicità o la frammentarietà della narrazione individuale e sociale e, spesso, è artefice di buona parte del contenuto, come nel caso delle tematiche analizzate che sono legate, in termini più o meno evidenti, in un rapporto complesso di circolarità e interdipendenza. L’apertura semantica, del concetto simmeliano di interazione, può costituire anche oggi, con le dovute avvertenze, un valido presupposto interpretativo per l’ambivalenza propria dei fenomeni sociali, per le loro scambievoli influenze in una rete infinita di causazione (ma, forse, anche di casualità) e per la difficoltà degli attori sociali a muoversi costantemente da una struttura di plausibilità all’altra: nel caso specifico di queste riflessioni, può offrire una sponda teorica al tentativo di mettere insieme problematiche disparate. Parlare del lusso, delle attuali modalità di percezione della sofferenza, del mondo delle generazioni emergenti, delle associazioni no profit o dei nuovi movimenti religiosi esprime, più o meno implicitamente, un tentativo di complicare l’interconnessione dei fatti, all’insegna di un disordine riflessivo (spesso inevitabile), data l’ascrivibilità delle tematiche a campi apparentemente separati dello spirito: ad uno sguardo più attento, però, non sfugge la possibilità di individuare delle note comuni e di ricomporre alcuni frammenti, senza nessun intento teorico esaustivo. Il fenomeno del volontariato, dei nuovi movimenti religiosi, dei giovani o del dolore presentano indubbiamente, tra loro, delle differenze sostanziali, ma, anche, dei punti di contatto come quello di una “costruzione riflessiva dell’identità”. I soggetti coinvolti in queste situazioni, infatti, aspirano ad essa per ritrovare un senso compiuto del sé, secondo il disagio, l’azione da intraprendere o una visione generale della realtà da interiorizzare. In egual misura, si evidenzia questo stesso tentativo di messa a punto dell’identità, nei suoi aspetti sociali e intimi, da parte di coloro che partecipano al consumo di lusso: così come, appare evidente un’emotività trasversale che attraversa questi fenomeni. Alcuni elementi presenti nel volontariato o nella mappa etico-cognitiva dei giovani e degli adulti sono più facilmente assimilabili, perché mostrano un’interazione visibile e delle somiglianze tra alcune loro istanze, a cominciare dal bisogno di dare un senso profondo alla realtà e riorganizzare la propria biografia, alla luce di una nuova gerarchia di valori relazionali e spirituali. Altri argomenti, come il lusso e i nuovi movimenti religiosi, a prima vista, risultano incompatibili eppure, anche in questo caso, è possibile individuare dei tratti convergenti, certo più latenti e carsici rispetto agli altri temi, ma non così “oscuri” da non essere rilevati. Il desiderio, per esempio, dimostrato dai testimoni privilegiati degli ambienti di lusso - o in generale dai soggetti che aspirano a possedere oggetti di lusso - di scegliere l’eccellenza, nasce da una esigenza di distinguersi dalla massa, collocarsi sui gradini più alti della scala gerarchica segnalando questa posizione sociale con degli status symbols, ma, soprattutto, di conquistarsi una qualità di vita non mediocre o appiattita sul quotidiano. Lo specifico bisogno soggettivo di fuoriuscire dall’ordinario, registrato nel fenomeno del lusso, non diverge molto per le finalità latenti, con le dovute differenze, dalle motivazioni che inducono alcune persone a farsi coinvolgere dai nuovi movimenti religiosi, in quanto attraverso quel tipo di appartenenza sperano di sfuggire da una condizione di banalità, gregarismo e proiettarsi in esperienze strordinarie. Nel novero delle strategie individuali di differenziazione possono essere contemplate, in qualche modo, certe esperienze “estreme”, come l’adesione a sette sataniche: pur se, le dinamiche che spingono, soprattutto i giovani, verso questa “medievale” realtà, sono alimentate, nella maggior parte dei casi, da una volontà di contestazione, da frustrazioni, dalle imitazioni di modelli trasgressivi di cantanti rock, da desideri di onnipotenza o dall’assunzione di sostanze stupefacenti. In sostanza, a parte il caso limite del satanismo, in ambiti diversi, con strumenti differenti, si cerca di soddisfare i medesimi bisogni: distinguere la propria vita dalla generalità degli individui; fugare la sensazione di anonimato; legittimare un proprio ruolo speciale nella compagine sociale; dare spazio alle pulsioni emotive; trovare significati permanenti ai quali ancorare il proprio vissuto e con i quali modulare il tempo intimo, le proprie decisioni e i rapporti con gli altri. In linea generale, dunque, una prospettiva così eterogenea di approccio a più fenomeni messi insieme può essere legittima solo se si pone attenzione alle componenti trasversali, presenti o compresenti, nelle varie problematiche prese in esame che, in questo caso, in effetti sussistono e si riferiscono principalmente: a una dilagante ed epidermica emotività; al bisogno di rapporti gratificanti; alla necessità di intense esperienze di qualsiasi natura e livello della realtà; a una tensione permanente tra antichi ancoraggi e nuove prospettive e, quindi, un costante confronto dialettico con le categorie dell’innovazione e della tradizione, che assume il massimo della visibilità nell’ambito della religione; a una bipolarità quasi endemica tra riflessioni etiche, sentimentali e prassi quotidiana; al problematico processo della costruzione dell’identità; all’autonomia delle scelte e, di conseguenza, al processo di individualizzazione che “obbliga” l’attore sociale ad adottare per le sue azioni una prospettiva discrezionale, non protetta da codici unici o da una solida struttura identitaria. Un’ulteriore declinazione, degli aspetti presenti nei fenomeni proposti, enuclea, come dati “critici” comuni, il principio di flessibilità e la categoria dell’esperienza. Forse, andando alla radice del tessuto culturale in generale, e dei temi trattati in particolare, c’è un ulteriore dato che scompagina alcune acquisizioni teoriche del passato e favorisce le similitudini tra elementi di fenomeni differenti: la destrutturazione del mito illuminista della ragione. Il “racconto” socio-individuale moderno, presente nei diversi argomenti prospettati, è articolato in base a degli elementi critici, che si organizzano in una serie di variabili estremamente contraddittorie tra loro, ma questo stato di cose non si configura come un dato statico, piuttosto come un movimento di “oscillazione pendolare”, tra antinomici atteggiamenti riflessivi, in una costante dialettica esistenziale tra le libertà moderne e i referenti antichi, anche per una certa fragilità delle singole identità e una dilagante incertezza: il punto di incontro, delle dinamiche dei singoli fenomeni, è dato dall’essere poste sotto il segno dell’ambivalenza, segnate da una emotività diffusa, da una religiosità diffusa, da una deistituzionalizzazione degli apparati istituzionali, da una “crisi” dell’identità e da una moltiplicazione delle esperienze soggettive. Il quadro che si disegna attraverso la scomposizione e la ricomposizione degli elementi dei fenomeni presi in esame è un mosaico della realtà dove, spesso, l’estrema complessità coincide con la ricerca affannosa di cose semplici, di cose antiche nascoste dietro le procedure omologanti, globalizzanti, dei codici e dei linguaggi postmoderni.
978-88-6081-353-4
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