Tommaso Campanella (Stilo, 1568- Parigi, 1639) mostrò un costante interesse per la profezia in tutte le sue forme. Fin dalle prime dichiarazioni rese subito dopo la cattura seguita alla fallita insurrezione calabrese (1599), egli non esita ad ammettere i suoi preminenti interessi per «quelle cose che donano indizio del futuro», e proprio interpretando pronostici, mutamenti celesti, segni naturali aveva maturato la persuasione dell’imminenza di grandi rivolgimenti politici e religiosi. Ma la catastrofe del suo tentativo lo farà riflettere sullo scomodo ruolo dei profeti e dei sapienti, che, in quanto portatori di un messaggio di verità, vengono perseguitati e messi a morte con l’accusa di eresia e di ribellione. Oltre che per la profezia politica e religiosa, Campanella nutre il più vivo interesse per ogni dottrina predittiva. Se da un lato egli è molto attento a salvaguardare l’ambito della profezia divina, evitando rischi di indebite naturalizzazioni, come quelle operate da medici e filosofi che riducono ogni forma profetica a squilibri di umori e patologie corporee, dall’altro non nasconde il proprio interesse per la divinazione e la decifrazione dei segni rintracciabili nei cieli, in ogni aspetto della natura, nel corpo e nello spirito dell’uomo. Egli affronta tali tematiche non solo in testi quali il Senso delle cose, le Poesie, la Teologia, anche anche in talune parti della Metaphysica – la grande opera scritta nel corso di lunghi anni, pubblicata a Parigi nel 1638, a un anno dalla morte, e da lui definita con giusto orgoglio ‘bibbia dei filosofi’. Nel volume si presentano le parti del libro XVI dedicate alla profezia, e altri testi sull’estasi e la chiromanzia.

ERNST E.G. (2008). T. Campanella, Dalla Metaphysica. Profezia, divinazione, estasi. SOVERIA MANNELLI : Rubbettino.

T. Campanella, Dalla Metaphysica. Profezia, divinazione, estasi

ERNST, Elisa Germana
2008

Abstract

Tommaso Campanella (Stilo, 1568- Parigi, 1639) mostrò un costante interesse per la profezia in tutte le sue forme. Fin dalle prime dichiarazioni rese subito dopo la cattura seguita alla fallita insurrezione calabrese (1599), egli non esita ad ammettere i suoi preminenti interessi per «quelle cose che donano indizio del futuro», e proprio interpretando pronostici, mutamenti celesti, segni naturali aveva maturato la persuasione dell’imminenza di grandi rivolgimenti politici e religiosi. Ma la catastrofe del suo tentativo lo farà riflettere sullo scomodo ruolo dei profeti e dei sapienti, che, in quanto portatori di un messaggio di verità, vengono perseguitati e messi a morte con l’accusa di eresia e di ribellione. Oltre che per la profezia politica e religiosa, Campanella nutre il più vivo interesse per ogni dottrina predittiva. Se da un lato egli è molto attento a salvaguardare l’ambito della profezia divina, evitando rischi di indebite naturalizzazioni, come quelle operate da medici e filosofi che riducono ogni forma profetica a squilibri di umori e patologie corporee, dall’altro non nasconde il proprio interesse per la divinazione e la decifrazione dei segni rintracciabili nei cieli, in ogni aspetto della natura, nel corpo e nello spirito dell’uomo. Egli affronta tali tematiche non solo in testi quali il Senso delle cose, le Poesie, la Teologia, anche anche in talune parti della Metaphysica – la grande opera scritta nel corso di lunghi anni, pubblicata a Parigi nel 1638, a un anno dalla morte, e da lui definita con giusto orgoglio ‘bibbia dei filosofi’. Nel volume si presentano le parti del libro XVI dedicate alla profezia, e altri testi sull’estasi e la chiromanzia.
978-88-498-193-1
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