Il progetto dell’ufficio contemporaneo A partire dagli anni Novanta negli uffici, l’informatizzazione dei processi ha condotto ad una omologazione delle modalità produttive: davanti ad uno stesso schermo di computer si sono ritrovati anche impiegati che fino ad allora avevano svolto attività diversissime. L’impiegato di oggi è però molto lontano dai colletti bianchi di qualche decennio fa, soprattutto perché il suo lavoro si svolge in modo molto vario: da solo, in piccoli gruppi o in grandi task force, presso la propria sede o distaccato presso il cliente, a casa e in movimento. Per di più il lavoro di ufficio, visto che le macchine informatiche sono in grado di gestire autonomamente gran parte delle operazioni di routine, va evolvendosi sempre più verso un’operazione intellettuale, basata sulla comunicazione e lo scambio di informazioni e che richiede da parte di ogni addetto una certo contributo creativo. Nell’ufficio contemporaneo, il problema principale non è più perciò, solo quello di individuare il modello spaziale più appropriato, ma quello di integrare fra loro le diverse modalità lavorative, mescolando in modo equilibrato addetti e funzioni per ottenere un'ambiente-ufficio adeguato. L’ufficio post-industriale si avvale delle potenzialità della OA –Office Automation- e della ICT –Information and Comunication Technology- per adottare unità-ufficio più ridotte, non necessariamente concentrate, ma distribuite sul territorio, per conseguire un notevole guadagno di efficienza rispetto ai grandi palazzi per uffici tradizionali. Secondo Francis Duffy, proprio per questa ragione la mappa spaziale di tante attività economiche contemporanee costituirebbe già di per sé una rete globale di interazioni, alcune personali, altre virtuali, che trascendono e si espandono al di là delle pareti dell’ufficio e che configurano paesaggi spaziali e temporali più vasti e più complessi. In tutte le imprese, il modello produttivo evolve verso quello che in ambito anglosassone è indicato come knowledge work -lavoro cognitivo. La migrazione verso questo modello organizzativo comporta che, con gradazioni diverse, sia i lavoratori di fascia alta (in particolare addetti alle cosiddette attività creative e progettuali) che quelli di fascia più bassa (anche addetti a funzioni semplificate di pura elaborazione dati), svolgano attività nelle quali il tipico lavoro standardizzato, basato sul meccanico rapporto fra input e output, evolva verso attività di lavoro più creative con quote crescenti di sperimentazione e autonomia. Elemento centrale di questa metodologia di lavoro è che i lavoratori della conoscenza –i knoledge workers- siano impegnati in attività che ingaggiano sempre più le loro risorse individuali e che al tempo stesso richiedono da parte loro una sempre maggiore capacità relazionale come strumento per la trasmissione e la decodificazione delle proprie attività, delle esperienze e del sapere accumulato. Capacità cognitive e attività di relazione degli impiegati sono le due facce che caratterizzano questa ennesima rivoluzione organizzativa dell’ufficio verso il net-worked office ovvero una ‘fabbrica creativa’. Il lavoro cognitivo, però, perché diventi produttivo ed efficace, ha bisogno di uno spazio di ufficio nel quale si renda possibile accomodare questa dualità di attività individuale e collettiva, intervenendo innanzitutto per quanto riguarda la separazione ovvero la segregazione delle varie componenti. I contenuti del progetto dell’ufficio, un tempo vincolati a principi organizzativi molto rigidi, divengono perciò sempre più sfumati. E se fino ad alcuni anni fa per un'azienda, l’obiettivo di qualunque ristrutturazione organizzativa consisteva nell'adattare e ricondurre la specificità del proprio profilo produttivo a modelli spaziali codificati e sperimentati, oggi sempre di più nella progettazione dell'ufficio, si preferisce piuttosto partire proprio da quelle specificità e da quei caratteri eccezionali delle attività lavorative, per configurare in base ad esse la più appropriata configurazione degli spazi di lavoro. Non più dunque, ricette precostituite –ufficio aperto, chiuso o paesaggio- ma un continuo adattamento dei modelli organizzativi. La domanda di spazi per gli uffici è, di conseguenza, radicalmente cambiata: quello che si richiede negli edifici contemporanei è una struttura spaziale e organizzativa al servizio della competitività delle imprese che sappia assecondare la mutevolezza e la costante evoluzione del lavoro contemporaneo, e che consenta agli utenti un continuo adeguamento delle sue potenziali interpretazioni. Ciascuna organizzazione, pur essendo riconducibile ad alcuni tratti di carattere generale, va considerata un unicum, dunque va ricercata quella organizzazione spaziale che in maniera più efficiente interpreta la sua natura e ciò, indipendentemente da un modello spaziale precostituito. Uffici chiusi, aree aperte, ufficio paesaggio oppure a isole, sono tutti modelli altrettanto efficienti, una volta che se ne sia verificata la rispondenza alla specificità degli uffici dell’azienda in questione. Il programma funzionale dell’ufficio si è arricchito enormemente, innanzitutto è variato sostanzialmente il rapporto fra le componenti dedicate al supporto e l’integrazione delle attività lavorative e quelle strettamente dedicate alle postazioni e agli uffici; inoltre, è avvenuta una diversificazione qualitativa all’interno di quegli spazi che venivano conglobati come servizi, poiché si tende invece a distinguere al loro interno fra i servizi più propriamente individuati (bagni e locali impianti), i collegamenti verticali (scale, ascensori, rampe etc.), e nuove tipologie di spazi raggruppati da un lato, sotto la voce spazi ancillari (archivi, depositi, magazzini, ma anche aree dedicate alle stampanti ovvero ad attrezzature centralizzate per l’elaborazione dati oppure a zone per la distribuzione automatica di bevande o cibo), e dall’altro, sotto quella di spazi di supporto al lavoro di ufficio (segreterie, aree riunioni sia chiuse che aperte, sia formali che informali, sale di attesa, lunge etc.). Infine, un accenno a parte merita la voce circolazione che non viene più interpretata come una quantità autonoma ma come un elemento di arricchimento delle aree di lavoro, a disposizione per accomodare attività diverse ogni volta che c'è ne è bisogno. Poiché l’impresa moderna, per essere competitiva è dotata di una complessa articolazione organizzativa, non si può più ricondurre la sua organizzazione ad un modello spaziale unitario: la progettazione dell’ufficio consiste nella configurazione di un AMBIENTE MULTI SPAZIALE, non necessariamente riconducibile alla specializzazione funzionale di un ufficio, la cui particolarità risiede proprio nell'essere il risultato di un mix fra diversi modelli organizzativi, variabile nelle proporzioni e nelle configurazioni che sono proprie e uniche di quell’azienda e non di un’altra. L'architettura dell'ufficio contemporaneo deve garantire la comunicazione, sia immateriale che materiale, nel senso di interazione fra addetti interni all’organizzazione e soprattutto fra questi e le persone esterne ad essa, di qui spesso negli edifici l'enfasi su grandi ambienti comuni a tutta altezza, nei quali le varie aree produttive possano trovare una sintesi spaziale e un senso di appartenenza ad una comunità. L’ufficio perciò piuttosto che per funzioni e tipologie può essere distinto in nuclei hard, cioè specializzati e fissi nel setting, e aree soft, meno funzionalmente definite nel lay-out e in un perenne stato di flusso, unificate nello stile comune espressione della cultura e dell’immagine dell’azienda. A queste considerazioni bisogna aggiungere una ulteriore questione ovvero la necessità che lo spazio di ufficio, oggi debba essere per qualunque azienda uno spazio intrinsecamente rappresentativo de se stessa, del proprio know how, della propria identità operativa. L’ufficio di rappresentanza di un tempo, orientato ad un modello astratto, è negli esempi contemporanei, invece, tutto volto a rappresentare effettivamente e efficacemente chi opera in quegli spazi di lavoro. La personalizzazione stilistica dell’architettura dell’ufficio finalizzata alla comunicazione della cultura simbolicamente impersonata dall'azienda è allora uno degli aspetti centrali del progetto e al progettista viene innanzitutto richiesta la capacità di dare corpo e immagine a questa istanza. Non è un caso ad esempio che l’ufficio diventi esso stesso parte di un progetto comunicativo e pubblicitario più ampio, così come non è mai un caso che il modello organizzativo del lavoro rispecchi la cultura e il modo di essere dell’azienda stessa. Anche se spesso l'esasperazione dei caratteri di unicità dell'edificio avvengono a scapito dei contenuti organizzativi e di confort ambientale del luogo di lavoro, lo space planning (ovvero la pianificazione degli spazi di ufficio) o l’interior design (ovvero il progetto stilistico degli interni) rivestono così solo un ruolo decorativo o di semplice allestimento scenografico dello spazio di lavoro. Essi permangono però, nell’ufficio contemporaneo quale parte del progetto architettonico come strumenti strategici, poiché la qualità dell’ambiente di lavoro è non solo un elemento decisivo nel garantire un buon livello di produttività, ma è anche un formidabile protagonista del marketing sia interno che esterno. -

MICHELE FURNARI (2012). UFFICI. Roma : M.E. Architectural Book and Review.

UFFICI

FURNARI, Michele
2012

Abstract

Il progetto dell’ufficio contemporaneo A partire dagli anni Novanta negli uffici, l’informatizzazione dei processi ha condotto ad una omologazione delle modalità produttive: davanti ad uno stesso schermo di computer si sono ritrovati anche impiegati che fino ad allora avevano svolto attività diversissime. L’impiegato di oggi è però molto lontano dai colletti bianchi di qualche decennio fa, soprattutto perché il suo lavoro si svolge in modo molto vario: da solo, in piccoli gruppi o in grandi task force, presso la propria sede o distaccato presso il cliente, a casa e in movimento. Per di più il lavoro di ufficio, visto che le macchine informatiche sono in grado di gestire autonomamente gran parte delle operazioni di routine, va evolvendosi sempre più verso un’operazione intellettuale, basata sulla comunicazione e lo scambio di informazioni e che richiede da parte di ogni addetto una certo contributo creativo. Nell’ufficio contemporaneo, il problema principale non è più perciò, solo quello di individuare il modello spaziale più appropriato, ma quello di integrare fra loro le diverse modalità lavorative, mescolando in modo equilibrato addetti e funzioni per ottenere un'ambiente-ufficio adeguato. L’ufficio post-industriale si avvale delle potenzialità della OA –Office Automation- e della ICT –Information and Comunication Technology- per adottare unità-ufficio più ridotte, non necessariamente concentrate, ma distribuite sul territorio, per conseguire un notevole guadagno di efficienza rispetto ai grandi palazzi per uffici tradizionali. Secondo Francis Duffy, proprio per questa ragione la mappa spaziale di tante attività economiche contemporanee costituirebbe già di per sé una rete globale di interazioni, alcune personali, altre virtuali, che trascendono e si espandono al di là delle pareti dell’ufficio e che configurano paesaggi spaziali e temporali più vasti e più complessi. In tutte le imprese, il modello produttivo evolve verso quello che in ambito anglosassone è indicato come knowledge work -lavoro cognitivo. La migrazione verso questo modello organizzativo comporta che, con gradazioni diverse, sia i lavoratori di fascia alta (in particolare addetti alle cosiddette attività creative e progettuali) che quelli di fascia più bassa (anche addetti a funzioni semplificate di pura elaborazione dati), svolgano attività nelle quali il tipico lavoro standardizzato, basato sul meccanico rapporto fra input e output, evolva verso attività di lavoro più creative con quote crescenti di sperimentazione e autonomia. Elemento centrale di questa metodologia di lavoro è che i lavoratori della conoscenza –i knoledge workers- siano impegnati in attività che ingaggiano sempre più le loro risorse individuali e che al tempo stesso richiedono da parte loro una sempre maggiore capacità relazionale come strumento per la trasmissione e la decodificazione delle proprie attività, delle esperienze e del sapere accumulato. Capacità cognitive e attività di relazione degli impiegati sono le due facce che caratterizzano questa ennesima rivoluzione organizzativa dell’ufficio verso il net-worked office ovvero una ‘fabbrica creativa’. Il lavoro cognitivo, però, perché diventi produttivo ed efficace, ha bisogno di uno spazio di ufficio nel quale si renda possibile accomodare questa dualità di attività individuale e collettiva, intervenendo innanzitutto per quanto riguarda la separazione ovvero la segregazione delle varie componenti. I contenuti del progetto dell’ufficio, un tempo vincolati a principi organizzativi molto rigidi, divengono perciò sempre più sfumati. E se fino ad alcuni anni fa per un'azienda, l’obiettivo di qualunque ristrutturazione organizzativa consisteva nell'adattare e ricondurre la specificità del proprio profilo produttivo a modelli spaziali codificati e sperimentati, oggi sempre di più nella progettazione dell'ufficio, si preferisce piuttosto partire proprio da quelle specificità e da quei caratteri eccezionali delle attività lavorative, per configurare in base ad esse la più appropriata configurazione degli spazi di lavoro. Non più dunque, ricette precostituite –ufficio aperto, chiuso o paesaggio- ma un continuo adattamento dei modelli organizzativi. La domanda di spazi per gli uffici è, di conseguenza, radicalmente cambiata: quello che si richiede negli edifici contemporanei è una struttura spaziale e organizzativa al servizio della competitività delle imprese che sappia assecondare la mutevolezza e la costante evoluzione del lavoro contemporaneo, e che consenta agli utenti un continuo adeguamento delle sue potenziali interpretazioni. Ciascuna organizzazione, pur essendo riconducibile ad alcuni tratti di carattere generale, va considerata un unicum, dunque va ricercata quella organizzazione spaziale che in maniera più efficiente interpreta la sua natura e ciò, indipendentemente da un modello spaziale precostituito. Uffici chiusi, aree aperte, ufficio paesaggio oppure a isole, sono tutti modelli altrettanto efficienti, una volta che se ne sia verificata la rispondenza alla specificità degli uffici dell’azienda in questione. Il programma funzionale dell’ufficio si è arricchito enormemente, innanzitutto è variato sostanzialmente il rapporto fra le componenti dedicate al supporto e l’integrazione delle attività lavorative e quelle strettamente dedicate alle postazioni e agli uffici; inoltre, è avvenuta una diversificazione qualitativa all’interno di quegli spazi che venivano conglobati come servizi, poiché si tende invece a distinguere al loro interno fra i servizi più propriamente individuati (bagni e locali impianti), i collegamenti verticali (scale, ascensori, rampe etc.), e nuove tipologie di spazi raggruppati da un lato, sotto la voce spazi ancillari (archivi, depositi, magazzini, ma anche aree dedicate alle stampanti ovvero ad attrezzature centralizzate per l’elaborazione dati oppure a zone per la distribuzione automatica di bevande o cibo), e dall’altro, sotto quella di spazi di supporto al lavoro di ufficio (segreterie, aree riunioni sia chiuse che aperte, sia formali che informali, sale di attesa, lunge etc.). Infine, un accenno a parte merita la voce circolazione che non viene più interpretata come una quantità autonoma ma come un elemento di arricchimento delle aree di lavoro, a disposizione per accomodare attività diverse ogni volta che c'è ne è bisogno. Poiché l’impresa moderna, per essere competitiva è dotata di una complessa articolazione organizzativa, non si può più ricondurre la sua organizzazione ad un modello spaziale unitario: la progettazione dell’ufficio consiste nella configurazione di un AMBIENTE MULTI SPAZIALE, non necessariamente riconducibile alla specializzazione funzionale di un ufficio, la cui particolarità risiede proprio nell'essere il risultato di un mix fra diversi modelli organizzativi, variabile nelle proporzioni e nelle configurazioni che sono proprie e uniche di quell’azienda e non di un’altra. L'architettura dell'ufficio contemporaneo deve garantire la comunicazione, sia immateriale che materiale, nel senso di interazione fra addetti interni all’organizzazione e soprattutto fra questi e le persone esterne ad essa, di qui spesso negli edifici l'enfasi su grandi ambienti comuni a tutta altezza, nei quali le varie aree produttive possano trovare una sintesi spaziale e un senso di appartenenza ad una comunità. L’ufficio perciò piuttosto che per funzioni e tipologie può essere distinto in nuclei hard, cioè specializzati e fissi nel setting, e aree soft, meno funzionalmente definite nel lay-out e in un perenne stato di flusso, unificate nello stile comune espressione della cultura e dell’immagine dell’azienda. A queste considerazioni bisogna aggiungere una ulteriore questione ovvero la necessità che lo spazio di ufficio, oggi debba essere per qualunque azienda uno spazio intrinsecamente rappresentativo de se stessa, del proprio know how, della propria identità operativa. L’ufficio di rappresentanza di un tempo, orientato ad un modello astratto, è negli esempi contemporanei, invece, tutto volto a rappresentare effettivamente e efficacemente chi opera in quegli spazi di lavoro. La personalizzazione stilistica dell’architettura dell’ufficio finalizzata alla comunicazione della cultura simbolicamente impersonata dall'azienda è allora uno degli aspetti centrali del progetto e al progettista viene innanzitutto richiesta la capacità di dare corpo e immagine a questa istanza. Non è un caso ad esempio che l’ufficio diventi esso stesso parte di un progetto comunicativo e pubblicitario più ampio, così come non è mai un caso che il modello organizzativo del lavoro rispecchi la cultura e il modo di essere dell’azienda stessa. Anche se spesso l'esasperazione dei caratteri di unicità dell'edificio avvengono a scapito dei contenuti organizzativi e di confort ambientale del luogo di lavoro, lo space planning (ovvero la pianificazione degli spazi di ufficio) o l’interior design (ovvero il progetto stilistico degli interni) rivestono così solo un ruolo decorativo o di semplice allestimento scenografico dello spazio di lavoro. Essi permangono però, nell’ufficio contemporaneo quale parte del progetto architettonico come strumenti strategici, poiché la qualità dell’ambiente di lavoro è non solo un elemento decisivo nel garantire un buon livello di produttività, ma è anche un formidabile protagonista del marketing sia interno che esterno. -
978-88-96589-11-3
MICHELE FURNARI (2012). UFFICI. Roma : M.E. Architectural Book and Review.
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