Eraclito e Parmenide si sono posti il problema della dimostrabilità del vero. Essi sono giunti con differenti argomentazioni alle medesime conclusioni: tutto è uno, e oggetti ed enti sono soltanto distinzioni operate dall’uomo, che riflettono punti di vista umani. Solo dio conosce veramente, sostiene Eraclito: anche l’uomo più sapiente ha soltanto opinioni. Per Parmenide la conoscenza assoluta dell’essere coincide con l’essere stesso, ma l’essere non tollera alcuna articolazione: tutte le cose che i mortali pongono sono nomi dati dall’uomo e non hanno garanzia di verità. L’uomo di Parmenide e quello di Eraclito nutrono soltanto opinioni. Sia Eraclito sia Parmenide non ritengono, però, che tali opinioni siano prive di valore. Entrambi dedicano infatti ampio spazio alle loro ipotesi scientifiche sui corpi celesti, sul mondo, sulla vita, sull’anima. Zenone, con i suoi apparenti paradossi, mostra il tipo di argomenti che dovevano essere impiegati nella cerchia di Parmenide per esemplificare il punto di vista del maestro. La banalizzazione compiuta da Melisso ha finito per essere considerata la forma canonica dell’eleatismo: una riduzione all’assurdo, completamente divorziata dalla realtà.

Calenda, G. (2011). Epistemologia greca del VI e V secolo a.C.. ROMA : Aracne Editrice.

Epistemologia greca del VI e V secolo a.C.

CALENDA, Guido
2011-01-01

Abstract

Eraclito e Parmenide si sono posti il problema della dimostrabilità del vero. Essi sono giunti con differenti argomentazioni alle medesime conclusioni: tutto è uno, e oggetti ed enti sono soltanto distinzioni operate dall’uomo, che riflettono punti di vista umani. Solo dio conosce veramente, sostiene Eraclito: anche l’uomo più sapiente ha soltanto opinioni. Per Parmenide la conoscenza assoluta dell’essere coincide con l’essere stesso, ma l’essere non tollera alcuna articolazione: tutte le cose che i mortali pongono sono nomi dati dall’uomo e non hanno garanzia di verità. L’uomo di Parmenide e quello di Eraclito nutrono soltanto opinioni. Sia Eraclito sia Parmenide non ritengono, però, che tali opinioni siano prive di valore. Entrambi dedicano infatti ampio spazio alle loro ipotesi scientifiche sui corpi celesti, sul mondo, sulla vita, sull’anima. Zenone, con i suoi apparenti paradossi, mostra il tipo di argomenti che dovevano essere impiegati nella cerchia di Parmenide per esemplificare il punto di vista del maestro. La banalizzazione compiuta da Melisso ha finito per essere considerata la forma canonica dell’eleatismo: una riduzione all’assurdo, completamente divorziata dalla realtà.
978-88-548-3893-2
Calenda, G. (2011). Epistemologia greca del VI e V secolo a.C.. ROMA : Aracne Editrice.
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