Gli esponenti delle industrie «naturali» che si riunirono in convegno a Milano nel maggio 1914 per il primo appuntamento pubblico di rilievo della Lega antiprotezionista possono apparire, nella nuova era del ferro e dell’acciaio che aveva preso l’abbrivio negli ultimi decenni del XIX secolo, figure in larga misura superate dall’evoluzione economica. C’è anche chi ha negato che i partecipanti a quel convegno rappresentassero realmente l’intero arco delle industrie e delle colture rivolte all’esportazione al quale essi affermavano invece di voler dare pienamente voce. Queste considerazioni, seppure da accogliere, non negano a nostro parere alle relazioni prodotte al convegno un considerevole valore storico, se si ritiene che lo sguardo dello studioso non debba rivolgersi solo alla storia scritta dai vincitori ma anche alle ipotesi alternative, quantunque coronate da insuccessi. Non è poi solo come canto del cigno del liberoscambismo, prima del suo completo naufragio nel primo conflitto mondiale, che il convegno milanese conserva un sicuro motivo di interesse, in quanto alcune delle analisi proposte in quel consesso segnalavano con perspicacia modalità, limiti e contraddizioni del processo di sviluppo economico in atto. La lettura degli atti del convegno liberoscambista del 1914 delinea quindi un quadro interessante e vivido della battaglia ingaggiata dai settori economici in declino contro le industrie emergenti, dei maggiori attori e protagonisti di tale scontro, nonché delle motivazioni non esclusivamente economiche che animavano i contendenti.

Il canto del cigno del liberoscambismo: la Lega antiprotezionista e il suo primo convegno nazionale

TEDESCO, LUCA
2008

Abstract

Gli esponenti delle industrie «naturali» che si riunirono in convegno a Milano nel maggio 1914 per il primo appuntamento pubblico di rilievo della Lega antiprotezionista possono apparire, nella nuova era del ferro e dell’acciaio che aveva preso l’abbrivio negli ultimi decenni del XIX secolo, figure in larga misura superate dall’evoluzione economica. C’è anche chi ha negato che i partecipanti a quel convegno rappresentassero realmente l’intero arco delle industrie e delle colture rivolte all’esportazione al quale essi affermavano invece di voler dare pienamente voce. Queste considerazioni, seppure da accogliere, non negano a nostro parere alle relazioni prodotte al convegno un considerevole valore storico, se si ritiene che lo sguardo dello studioso non debba rivolgersi solo alla storia scritta dai vincitori ma anche alle ipotesi alternative, quantunque coronate da insuccessi. Non è poi solo come canto del cigno del liberoscambismo, prima del suo completo naufragio nel primo conflitto mondiale, che il convegno milanese conserva un sicuro motivo di interesse, in quanto alcune delle analisi proposte in quel consesso segnalavano con perspicacia modalità, limiti e contraddizioni del processo di sviluppo economico in atto. La lettura degli atti del convegno liberoscambista del 1914 delinea quindi un quadro interessante e vivido della battaglia ingaggiata dai settori economici in declino contro le industrie emergenti, dei maggiori attori e protagonisti di tale scontro, nonché delle motivazioni non esclusivamente economiche che animavano i contendenti.
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