This volume is one of the results of a European interdisciplinary research (Socrates-/Acume 2), on "Interfacing Sciences, Literature and Humanities" ( 227942-CP-1-2006-1-IT-ERASMUS-TN2006-2371/001-001 SO2-23RETH) within which Maria Del Sapio Garbero in conjunction with Manfred Pfister (Freie Universitat, Berlin), coordinated a section on ‘Theories of Bodies in Renaissance Culture’. The volume is edited by Maria Del Sapio Garbero (editor in chief), N. Isenberg and M. Pennacchia. As Maria Del Sapio Garbero writes in her introduction ( "Shakespeare's Rome and Renaissance 'Anthropographie'"), ancient Rome has always been considered a compendium of City and World. In the Renaissance, an era of epistemic fractures, when the clash between the ‘new science’ (Copernicus, Galileo, Vesalius, Bacon, etcetera) and the authority of ancient texts produced the very notion of modernity, the extended and expanding geography of ancient Rome becomes, for Shakespeare and the Elizabethans, a privileged arena in which to question the nature of bodies and the place they hold in a changing order of the universe. Drawing on the rich scenario provided by Shakespeare’s Rome, and adopting an interdisciplinary perspective, the authors of this volume address the ways in which the different bodies of the earthly and heavenly spheres are conceptualized in Shakespeare’s time and in early modern European culture. More precisely, they investigate the ways in which bodies are fashioned to suit or deconstruct a culturally articulated system of analogies between earth and heaven, microcosm and macrocosm. In her chapter on Shakespeare’s Julius Caesar, Del Sapio Garbero investigates the relationship between the new science of anatomy and the early modern inspection of sovereign bodies. The first play to be performed at the Globe in 1599 was Julius Caesar; the play in which a most powerful anatomical “process of dismemberment and reinscription” (R. Wilson) takes place. It is Del Sapio’s suggestion in "Anatomy, Knowledge, and Conspiracy,..." that the dissecting method of anatomy belongs to Cassius, more than to those with whom he later executes Caesar’s body, and in a manner quite different from that of Antony who eventually takes control of Caesar’s bleeding body to transform it, through the rhetoric of martyrdom, from “a savage spectacle” (3. 1. 223) into a “piteous spectacle” (3. 2. 195). Indeed, it is Cassius’s task to perform with both the gaze and language of Renaissance anatomical discourse the preceding intellectual meditation that will make Caesar reveal his inner mortal frame, transforming him into a sort of Renaissance écorché, such as those made famous by artists and anatomists alike (Leonardo, Michelangelo, Rosso Fiorentino, Berengario da Carpi, Vesalius, Valverde), and which, she suggests, are visually close to the Caesar flayed by Cassius’s words. The essay explores the ways in which Cassius’s deconstructive inspection of Caesar’s body develops as part of a broader scientific role of unmasking that he seems to enact from the very outset of the play. More in general the essay is concerned with the ways in which the highly textualized order of the early modern human body turns into a battleground, or a territory of increasingly conflicting paradigms and shifting metaphors, as an effect of the inquisitive eye of the anatomist. Advisedly, before entering Shakespeare’s Roman dissecting arena with the anatomizing words of Cassius, Del Sapio Garbero gives physical visibility to the heuristic space made available by the Renaissance anatomists with the guidance of Alessandro Benedetti, the author of Historia corporis humani sive Anatomice, first printed in Venice in 1502. Here in fact, in Benedetti’s pioneering work, we find the first envisaging of a movable anatomy theatre and the proposal of dissection as an instructive (or ‘moral’) theatrical performance worthy of attracting not simply physicians, but humanists, and governors alike.

Il volume ‘Questioning Bodies in Shakespeare’s Rome’ è uno dei risultati della ricerca interdisciplinare europea (Socrates-/Acume 2), "Interfacing Sciences, Literature and Humanities" ( 227942-CP-1-2006-1-IT-ERASMUS-TN2006-2371/001-001 SO2-23RETH) ricerca assolutamente innovativa per metodologie e contenuti varata da V. Fortunati. Al suo interno Maria Del Sapio Garbero ha ideato e coordinato, insieme a Manfred Pfister (Freie Universität, Berlin) la sezione dedicata a Shakespeare e alle teorie/riconcettualizzazioni dei corpi in età rinascimentale. Il volume sceglie come suo campo di investigazione i drammi romani di Shakespeare. Ma perché? Come Del Sapio Garbero scrive nella sua Introduzione critica la Roma antica è sempre stata ritenuta un compendio di città e mondo. Nel Rinascimento, un’epoca di fratture epistemiche, un’epoca in cui nello scontro fra l’autorità dei testi antichi e il sapere della ‘nuova scienza’(Copernico, Galileo, Vesalio, Bacon, ecc.) nasce il concetto stesso di modernità, la geografia sconfinata dell’antica Roma diventa per Shakespeare e per gli elisabettiani un’arena privilegiata per re-interrogare la natura dei corpi e il posto che essi occupano in un mutevole ordine dell’universo. Continuando sul filo di queste riflessioni, nel primo lungo saggio del volume ( “Anatomy, Knowledge, and Conspiracy: In Shakespeare’s Arena with the Words of Cassius”) Del Sapio Garbero propone una lettura del ‘Julius Caesar’ alla luce di una episteme caratterizzata dallo spirito inquisitivo della scienza anatomica, e più in generale della nuova scienza, una relazione fra ambiti disciplinari diversi ma sollecitata (come l’autrice scrive nell’introduzione al volume) da una concezione ancora unitaria del sapere , ovvero da una modalità conoscitiva ti tipo analogico, che mette in relazione microcosmo e macrocosmo, e all’interno della quale il tropo corporeo gioca un ruolo di assoluta centralità. Tale centralità nel ‘Julius Caesar’ diventa tanto più paradigmatica perché legata ad un corpo romano, per gli elisabettiani corpo esemplare per antonomasia. Non è un caso che ad aprire le rappresentazioni al Globe nel 1599 sia proprio questo dramma, il dramma in cui va in scena un potente processo anatomico di “dismemberment and reinscription” (R. Wilson) del corpo regale. L’anatomia è stata più di una volta invocata dalla critica per commentare quel che avviene nel dramma di Shakespeare. Ma in che senso la tensione dissettoria pervade il dramma shakespeariano? In che modo fa capo ai fondamenti filosofici della scienza anatomica rinascimentale? E quale è il personaggio che se ne fa interprete? L’ipotesi di questo saggio è che sia Cassius ad amministrarne lo spirito, più di chiunque altro che insieme a lui ‘macellano’ il corpo di Cesare. E’ infatti Cassius ad eseguire, con lo sguardo e il linguaggio del discorso anatomico rinascimentale, la meditazione intellettuale preliminare; la meditazione che svelerà l’intima struttura mortale di Cesare. Il quale, privato della sua acclamata pelle di sovrano, appare presto come una sorta di rinascimentale écorché, uno scorticato, del tutto simile, argomenta Maria Del Sapio, a quelli resi famosi da artisti e anatomisti del periodo (da Leonardo, a Michelangelo, a Rosso Fiorentino, Berengario da Carpi, Vesalius, Valverde). Il saggio esplora il modo in cui l’inclemente ispezione decostruttiva del corpo di Cesare, la sua tensione disvelante, nascano all’interno di un più ampio progetto conoscitivo che è proprio della ‘nuova scienza’; un progetto di per se cospiratorio in cui Cassius si rivela impegnato fin dall’inizio del dramma. Più in generale, e attraverso l’’anatomia’ del corpo fortemente simbolico e altamente testualizzato di un sovrano, il saggio esplora il modo in cui sotto lo sguardo inquisitivo della scienza in età early modern, il corpo umano diventa un campo di battaglia e il terreno di scontro di concorrenti paradigmi conoscitivi (si veda su questo, di nuovo, anche il saggio introduttivo). E’ per questo che, prima di entrare nell’arena dissettoria dello Shakespeare romano, nel saggio si dà visibilità fisica allo spazio euristico messo a disposizione dalla scienza anatomica. Lo si fa con l’aiuto di Alessandro Benedetti, l’autore di ‘Historia corporis humani sive Anatomice’, uscito a stampa a Venezia nel 1502, l’opera in cui per la prima volta viene prospettata la possibilità di un teatro anatomico smontabile, del tipo realizzato alla fine del secolo (1594) da Fabrici d’Acquapendente . Nell’opera di Benedetti viene anche ampiamente esposta la proposta della pratica anatomica come una performance teatrale altamente istruttiva e dalle intenzioni ‘morali’, tale da poter riguardare non solo i medici, ma anche umanisti e governanti.

DEL SAPIO, M., N., I., Pennacchia, M. (a cura di). (2010). Questioning Bodies in Shakespeare's Rome. GOETTINGEN : Vandenhoeck & Ruprecht Unipress.

Questioning Bodies in Shakespeare's Rome

DEL SAPIO, Maria;PENNACCHIA, MADDALENA
2010

Abstract

Il volume ‘Questioning Bodies in Shakespeare’s Rome’ è uno dei risultati della ricerca interdisciplinare europea (Socrates-/Acume 2), "Interfacing Sciences, Literature and Humanities" ( 227942-CP-1-2006-1-IT-ERASMUS-TN2006-2371/001-001 SO2-23RETH) ricerca assolutamente innovativa per metodologie e contenuti varata da V. Fortunati. Al suo interno Maria Del Sapio Garbero ha ideato e coordinato, insieme a Manfred Pfister (Freie Universität, Berlin) la sezione dedicata a Shakespeare e alle teorie/riconcettualizzazioni dei corpi in età rinascimentale. Il volume sceglie come suo campo di investigazione i drammi romani di Shakespeare. Ma perché? Come Del Sapio Garbero scrive nella sua Introduzione critica la Roma antica è sempre stata ritenuta un compendio di città e mondo. Nel Rinascimento, un’epoca di fratture epistemiche, un’epoca in cui nello scontro fra l’autorità dei testi antichi e il sapere della ‘nuova scienza’(Copernico, Galileo, Vesalio, Bacon, ecc.) nasce il concetto stesso di modernità, la geografia sconfinata dell’antica Roma diventa per Shakespeare e per gli elisabettiani un’arena privilegiata per re-interrogare la natura dei corpi e il posto che essi occupano in un mutevole ordine dell’universo. Continuando sul filo di queste riflessioni, nel primo lungo saggio del volume ( “Anatomy, Knowledge, and Conspiracy: In Shakespeare’s Arena with the Words of Cassius”) Del Sapio Garbero propone una lettura del ‘Julius Caesar’ alla luce di una episteme caratterizzata dallo spirito inquisitivo della scienza anatomica, e più in generale della nuova scienza, una relazione fra ambiti disciplinari diversi ma sollecitata (come l’autrice scrive nell’introduzione al volume) da una concezione ancora unitaria del sapere , ovvero da una modalità conoscitiva ti tipo analogico, che mette in relazione microcosmo e macrocosmo, e all’interno della quale il tropo corporeo gioca un ruolo di assoluta centralità. Tale centralità nel ‘Julius Caesar’ diventa tanto più paradigmatica perché legata ad un corpo romano, per gli elisabettiani corpo esemplare per antonomasia. Non è un caso che ad aprire le rappresentazioni al Globe nel 1599 sia proprio questo dramma, il dramma in cui va in scena un potente processo anatomico di “dismemberment and reinscription” (R. Wilson) del corpo regale. L’anatomia è stata più di una volta invocata dalla critica per commentare quel che avviene nel dramma di Shakespeare. Ma in che senso la tensione dissettoria pervade il dramma shakespeariano? In che modo fa capo ai fondamenti filosofici della scienza anatomica rinascimentale? E quale è il personaggio che se ne fa interprete? L’ipotesi di questo saggio è che sia Cassius ad amministrarne lo spirito, più di chiunque altro che insieme a lui ‘macellano’ il corpo di Cesare. E’ infatti Cassius ad eseguire, con lo sguardo e il linguaggio del discorso anatomico rinascimentale, la meditazione intellettuale preliminare; la meditazione che svelerà l’intima struttura mortale di Cesare. Il quale, privato della sua acclamata pelle di sovrano, appare presto come una sorta di rinascimentale écorché, uno scorticato, del tutto simile, argomenta Maria Del Sapio, a quelli resi famosi da artisti e anatomisti del periodo (da Leonardo, a Michelangelo, a Rosso Fiorentino, Berengario da Carpi, Vesalius, Valverde). Il saggio esplora il modo in cui l’inclemente ispezione decostruttiva del corpo di Cesare, la sua tensione disvelante, nascano all’interno di un più ampio progetto conoscitivo che è proprio della ‘nuova scienza’; un progetto di per se cospiratorio in cui Cassius si rivela impegnato fin dall’inizio del dramma. Più in generale, e attraverso l’’anatomia’ del corpo fortemente simbolico e altamente testualizzato di un sovrano, il saggio esplora il modo in cui sotto lo sguardo inquisitivo della scienza in età early modern, il corpo umano diventa un campo di battaglia e il terreno di scontro di concorrenti paradigmi conoscitivi (si veda su questo, di nuovo, anche il saggio introduttivo). E’ per questo che, prima di entrare nell’arena dissettoria dello Shakespeare romano, nel saggio si dà visibilità fisica allo spazio euristico messo a disposizione dalla scienza anatomica. Lo si fa con l’aiuto di Alessandro Benedetti, l’autore di ‘Historia corporis humani sive Anatomice’, uscito a stampa a Venezia nel 1502, l’opera in cui per la prima volta viene prospettata la possibilità di un teatro anatomico smontabile, del tipo realizzato alla fine del secolo (1594) da Fabrici d’Acquapendente . Nell’opera di Benedetti viene anche ampiamente esposta la proposta della pratica anatomica come una performance teatrale altamente istruttiva e dalle intenzioni ‘morali’, tale da poter riguardare non solo i medici, ma anche umanisti e governanti.
978-3-89971-740-2
This volume is one of the results of a European interdisciplinary research (Socrates-/Acume 2), on "Interfacing Sciences, Literature and Humanities" ( 227942-CP-1-2006-1-IT-ERASMUS-TN2006-2371/001-001 SO2-23RETH) within which Maria Del Sapio Garbero in conjunction with Manfred Pfister (Freie Universitat, Berlin), coordinated a section on ‘Theories of Bodies in Renaissance Culture’. The volume is edited by Maria Del Sapio Garbero (editor in chief), N. Isenberg and M. Pennacchia. As Maria Del Sapio Garbero writes in her introduction ( "Shakespeare's Rome and Renaissance 'Anthropographie'"), ancient Rome has always been considered a compendium of City and World. In the Renaissance, an era of epistemic fractures, when the clash between the ‘new science’ (Copernicus, Galileo, Vesalius, Bacon, etcetera) and the authority of ancient texts produced the very notion of modernity, the extended and expanding geography of ancient Rome becomes, for Shakespeare and the Elizabethans, a privileged arena in which to question the nature of bodies and the place they hold in a changing order of the universe. Drawing on the rich scenario provided by Shakespeare’s Rome, and adopting an interdisciplinary perspective, the authors of this volume address the ways in which the different bodies of the earthly and heavenly spheres are conceptualized in Shakespeare’s time and in early modern European culture. More precisely, they investigate the ways in which bodies are fashioned to suit or deconstruct a culturally articulated system of analogies between earth and heaven, microcosm and macrocosm. In her chapter on Shakespeare’s Julius Caesar, Del Sapio Garbero investigates the relationship between the new science of anatomy and the early modern inspection of sovereign bodies. The first play to be performed at the Globe in 1599 was Julius Caesar; the play in which a most powerful anatomical “process of dismemberment and reinscription” (R. Wilson) takes place. It is Del Sapio’s suggestion in "Anatomy, Knowledge, and Conspiracy,..." that the dissecting method of anatomy belongs to Cassius, more than to those with whom he later executes Caesar’s body, and in a manner quite different from that of Antony who eventually takes control of Caesar’s bleeding body to transform it, through the rhetoric of martyrdom, from “a savage spectacle” (3. 1. 223) into a “piteous spectacle” (3. 2. 195). Indeed, it is Cassius’s task to perform with both the gaze and language of Renaissance anatomical discourse the preceding intellectual meditation that will make Caesar reveal his inner mortal frame, transforming him into a sort of Renaissance écorché, such as those made famous by artists and anatomists alike (Leonardo, Michelangelo, Rosso Fiorentino, Berengario da Carpi, Vesalius, Valverde), and which, she suggests, are visually close to the Caesar flayed by Cassius’s words. The essay explores the ways in which Cassius’s deconstructive inspection of Caesar’s body develops as part of a broader scientific role of unmasking that he seems to enact from the very outset of the play. More in general the essay is concerned with the ways in which the highly textualized order of the early modern human body turns into a battleground, or a territory of increasingly conflicting paradigms and shifting metaphors, as an effect of the inquisitive eye of the anatomist. Advisedly, before entering Shakespeare’s Roman dissecting arena with the anatomizing words of Cassius, Del Sapio Garbero gives physical visibility to the heuristic space made available by the Renaissance anatomists with the guidance of Alessandro Benedetti, the author of Historia corporis humani sive Anatomice, first printed in Venice in 1502. Here in fact, in Benedetti’s pioneering work, we find the first envisaging of a movable anatomy theatre and the proposal of dissection as an instructive (or ‘moral’) theatrical performance worthy of attracting not simply physicians, but humanists, and governors alike.
DEL SAPIO, M., N., I., Pennacchia, M. (a cura di). (2010). Questioning Bodies in Shakespeare's Rome. GOETTINGEN : Vandenhoeck & Ruprecht Unipress.
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