Il saggio condensa precedenti interventi pubblici e note divulgative dell’autore, incaricato dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Trapani di trattare gli aspetti storico artistici del bronzo rinvenuto in parti separate (1997 e 1998) dai pescatori di Mazara del Vallo, per il quale è stata predisposta come sede museale la chiesa sconsacrata di Sant’Egidio, nel centro storico della vivace città marinara. Attualmente il Satiro in estasi, attribuito a Prassitele, si trova in esposizione ad Aichi in Giappone, ed il saggio che lo accompagna è stato tradotto in giapponese per diffondere il messaggio che l’Italia ha affidato all’eccezionale monumento. Prodotto in Atene da uno dei massimi artefici della classicità, per un gruppo destinato alla decorazione di un monumento commemorativo di una vittoria nelle gare teatrali sulla via dei Tripodi, il dèmone si componeva con Dioniso e Mete, personificazione dell’Ebbrezza, secondo il passo di Plinio che cita tra i bronzi di Prassitele questo peribóetos: il termine greco, correntemente inteso quale “famoso”, aveva anche altri significati in età classica e Platone, negli anni migliori di Prassitele, lo usava per indicare chi gridava in preda alla massima eccitazione. L’ininterrotta serie di decine di testimonianze iconografiche fino all’età imperiale, che ne fa una delle opere più apprezzate nell’antichità, ha consentito la ricostruzione della danza ruotante praticata dal Satiro che traguardava con gli occhi stravolti la pigna fissata alla cima del tirso: per la prima volta si è potuta dare spiegazione allo stróbilos, “danza della pigna”, nota soltanto dalla tradizione letteraria. Il punto di rinvenimento, in acque internazionali al largo di capo Bon, e il recupero di una caratteristica secchia di età tardo antica nelle vicinanze, lascia credere che il bronzo fosse su quella nave di Genserico che trasportava da Roma verso Cartagine le statue sottratte dal re dei Vandali alle dimore imperiali del Palatino, secondo la precisa notizia del naufragio nelle pagine di Procopio.

Moreno, P. (2004). Il Satiro in estasi dalle collezioni imperiali, in Il Satiro danzante, a cura del Commissariato Generale per l’Esposizione Universale 2005, Aichi, Giappone, Leonardo International, Expo 2005, Aichi, Japan Milano 2004, p. 28-34, fig. 1-10, traduzione giapponese..

Il Satiro in estasi dalle collezioni imperiali, in Il Satiro danzante, a cura del Commissariato Generale per l’Esposizione Universale 2005, Aichi, Giappone, Leonardo International, Expo 2005, Aichi, Japan Milano 2004, p. 28-34, fig. 1-10, traduzione giapponese.

MORENO, Paolo
2004-01-01

Abstract

Il saggio condensa precedenti interventi pubblici e note divulgative dell’autore, incaricato dalla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali di Trapani di trattare gli aspetti storico artistici del bronzo rinvenuto in parti separate (1997 e 1998) dai pescatori di Mazara del Vallo, per il quale è stata predisposta come sede museale la chiesa sconsacrata di Sant’Egidio, nel centro storico della vivace città marinara. Attualmente il Satiro in estasi, attribuito a Prassitele, si trova in esposizione ad Aichi in Giappone, ed il saggio che lo accompagna è stato tradotto in giapponese per diffondere il messaggio che l’Italia ha affidato all’eccezionale monumento. Prodotto in Atene da uno dei massimi artefici della classicità, per un gruppo destinato alla decorazione di un monumento commemorativo di una vittoria nelle gare teatrali sulla via dei Tripodi, il dèmone si componeva con Dioniso e Mete, personificazione dell’Ebbrezza, secondo il passo di Plinio che cita tra i bronzi di Prassitele questo peribóetos: il termine greco, correntemente inteso quale “famoso”, aveva anche altri significati in età classica e Platone, negli anni migliori di Prassitele, lo usava per indicare chi gridava in preda alla massima eccitazione. L’ininterrotta serie di decine di testimonianze iconografiche fino all’età imperiale, che ne fa una delle opere più apprezzate nell’antichità, ha consentito la ricostruzione della danza ruotante praticata dal Satiro che traguardava con gli occhi stravolti la pigna fissata alla cima del tirso: per la prima volta si è potuta dare spiegazione allo stróbilos, “danza della pigna”, nota soltanto dalla tradizione letteraria. Il punto di rinvenimento, in acque internazionali al largo di capo Bon, e il recupero di una caratteristica secchia di età tardo antica nelle vicinanze, lascia credere che il bronzo fosse su quella nave di Genserico che trasportava da Roma verso Cartagine le statue sottratte dal re dei Vandali alle dimore imperiali del Palatino, secondo la precisa notizia del naufragio nelle pagine di Procopio.
2004
Moreno, P. (2004). Il Satiro in estasi dalle collezioni imperiali, in Il Satiro danzante, a cura del Commissariato Generale per l’Esposizione Universale 2005, Aichi, Giappone, Leonardo International, Expo 2005, Aichi, Japan Milano 2004, p. 28-34, fig. 1-10, traduzione giapponese..
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