Allo scoppio della Grande Guerra, il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane (CNDI), la maggiore associazione emancipazionista italiana, si comportò in maniera simile alle organizzazioni femministe degli altri paesi belligeranti: sospese i legami internazionali e si concentrò nel cooperare allo sforzo bellico nazionale attraverso attività assistenziali, produttive, educative e propagandistiche. Sotto l’apparente uniformità di comportamenti, però, esistevano delle differenze che portarono l’associazione italiana ad allontanarsi dal filone principale del movimento internazionale e ad avvicinarsi al fascismo o almeno a diventare sempre più succube di quest’ultimo. L’era della Grande Guerra è utile per mettere a fuoco sia le affinità che i punti di attrito del CNDI con le principali organizzazioni femministe internazionali, quali l’International Council of Women (ICW), l’International Woman Suffrage Alliance (IWSA) e la Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). Per cogliere questi aspetti, è utile estendere l’arco temporale dell’analisi agli anni immediatamente precedenti e successivi al conflitto. In particolare, le date del titolo si riferiscono a due significativi congressi internazionali a cui le italiane parteciparono attivamente: il congresso dell’ICW tenuto a Toronto nel 1909 e il congresso dell’IWSA che si tenne a Roma nel 1923. Mentre il primo congresso può essere visto come uno dei momenti di maggiore vicinanza e collaborazione fra le italiane e le attiviste dell’ICW, nel secondo emersero anche i punti di contrasto. Il CNDI, infatti, aveva sempre avuto forti legami internazionali: la sua stessa nascita era stata stimolata dai vertici dell’ICW e la sua struttura, campi di attività e capacità di leadership interna erano legati al movimento internazionale in cui era inserito. Ma nel decennio prebellico si accentuarono via via le differenze, riassumibili soprattutto nell’atteggiamento prevalente verso il suffragio, verso il pacifismo e soprattutto nel crescente nazionalismo. Il contrasto esplose nel 1911-12 con la guerra di Libia, quando il CNDI si dichiarò apertamente favorevole ad essa, e criticò la leadership internazionale per non aver contribuito a spiegare le ragioni dell’Italia nel contesto internazionale. Le divergenze si notarono anche al Congresso ICW di Roma del 1914, quando le italiane assunsero posizioni divergenti rispetto al voto e alla promozione di iniziative pacifiste internazionali. Le differenze portarono a una diversa interpretazione degli effetti emancipatori della Grande Guerra sulle masse femminili: le italiane accentuarono il carattere palingenetico dell’esperienza di guerra, avvicinandosi alla formulazione di un vero e proprio mito della guerra. Tutto ciò le avvicinava a nazionalismo e fascismo e le rendeva sempre più deboli nel contrastare la reazione antifemminista del dopoguerra.

Rossini, D. (2016). Il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane: affinità e contrasti internazionali. In Stefania Bartoloni (a cura di), La Grande Guerra delle italiane. Mobilitazioni, diritti, trasformazioni (pp. 113-129). Roma : Viella.

Il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane: affinità e contrasti internazionali

ROSSINI, Daniela
2016

Abstract

Allo scoppio della Grande Guerra, il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane (CNDI), la maggiore associazione emancipazionista italiana, si comportò in maniera simile alle organizzazioni femministe degli altri paesi belligeranti: sospese i legami internazionali e si concentrò nel cooperare allo sforzo bellico nazionale attraverso attività assistenziali, produttive, educative e propagandistiche. Sotto l’apparente uniformità di comportamenti, però, esistevano delle differenze che portarono l’associazione italiana ad allontanarsi dal filone principale del movimento internazionale e ad avvicinarsi al fascismo o almeno a diventare sempre più succube di quest’ultimo. L’era della Grande Guerra è utile per mettere a fuoco sia le affinità che i punti di attrito del CNDI con le principali organizzazioni femministe internazionali, quali l’International Council of Women (ICW), l’International Woman Suffrage Alliance (IWSA) e la Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF). Per cogliere questi aspetti, è utile estendere l’arco temporale dell’analisi agli anni immediatamente precedenti e successivi al conflitto. In particolare, le date del titolo si riferiscono a due significativi congressi internazionali a cui le italiane parteciparono attivamente: il congresso dell’ICW tenuto a Toronto nel 1909 e il congresso dell’IWSA che si tenne a Roma nel 1923. Mentre il primo congresso può essere visto come uno dei momenti di maggiore vicinanza e collaborazione fra le italiane e le attiviste dell’ICW, nel secondo emersero anche i punti di contrasto. Il CNDI, infatti, aveva sempre avuto forti legami internazionali: la sua stessa nascita era stata stimolata dai vertici dell’ICW e la sua struttura, campi di attività e capacità di leadership interna erano legati al movimento internazionale in cui era inserito. Ma nel decennio prebellico si accentuarono via via le differenze, riassumibili soprattutto nell’atteggiamento prevalente verso il suffragio, verso il pacifismo e soprattutto nel crescente nazionalismo. Il contrasto esplose nel 1911-12 con la guerra di Libia, quando il CNDI si dichiarò apertamente favorevole ad essa, e criticò la leadership internazionale per non aver contribuito a spiegare le ragioni dell’Italia nel contesto internazionale. Le divergenze si notarono anche al Congresso ICW di Roma del 1914, quando le italiane assunsero posizioni divergenti rispetto al voto e alla promozione di iniziative pacifiste internazionali. Le differenze portarono a una diversa interpretazione degli effetti emancipatori della Grande Guerra sulle masse femminili: le italiane accentuarono il carattere palingenetico dell’esperienza di guerra, avvicinandosi alla formulazione di un vero e proprio mito della guerra. Tutto ciò le avvicinava a nazionalismo e fascismo e le rendeva sempre più deboli nel contrastare la reazione antifemminista del dopoguerra.
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