Il volume Spazi d’artificio è edito all’interno della “DiAP Print / Teorie”, sottoposta a revisione paritaria e anonima (double blind peer review). Si occupa della quarta dimensione della città, uno spazio cangiante, per sua natura soggetto a ordini di lettura contraddittori e mutevoli rispetto all’epoca che attraversa. Il testo raccoglie voci provenienti da esperienze e ambiti culturali differenti, aprendo un dibattito interdisciplinare sui temi della città e, più in generale, del suo vivere. Dalla crisi del 2008 la lentezza del fare architettonico, rispetto alla rapidità dei processi che segnano la contemporaneità, individua spazi d’incertezza fisici e concettuali, mettendo in dubbio i principi e le convinzioni che hanno guidato la modernità fino a noi. Di fronte ad una disciplina che per attitudine predilige la permanenza, tempo e azione rappresentano gli elementi cardine attraverso cui sezionare e riciclare la città, ma anche lo sfondo di senso su cui riposizionare il progetto, pensando dispositivi spaziali pronti anche a spegnersi al volgere delle necessità o degli umori dei propri abitanti. Da qui l’esigenza di incontrarsi superando il limite della disciplina e tentando di aprire, attraverso la via del confronto, possibili orizzonti operativi, pratici quanto teorici. Come un fuoco artificiale può trasformare il quotidiano in meraviglioso, così l’architettura, anche attraverso materiali fragili ed effimeri, può inaspettatamente modificare significati e immagini ordinari dello spazio urbano. Spazi d’artificio sono dunque luoghi e architetture d’eccezione, punti di incontro tra esperienze dell’arte, della cultura e dell’economia capaci di prefigurare futuri possibili sullo sfondo durevole della città. Il mio saggio traccia alcuni caratteri salienti del progetto temporaneo riferito allo spettro tematico dello spazio aperto urbano, per evidenziare il potenziale di una complementare convergenza tra le vie consuete del progetto perdurante e le modalità d’intervento a tempo determinato, che operino come laboratori sperimentali dove testare la città e azioni propedeutiche, per prevedere o indirizzare gli effetti. Il temporaneo si fa lungimirante e, a suo modo, permanente. Gli argomenti vi sono organizzati in Immaginari, Comportamenti, Comunità, Norme, Cronologie. "In Spazi d’artificio" - osserva Elisa Avellini su Artribune del 20 febbraio 2017 - "si compie anche un ripensamento del concetto di previsione, normalmente alla base del progetto architettonico permanente. Infatti, come osserva Annalisa Metta, “il progetto perdurante, che assimili la natura aleatoria del progetto temporaneo, si pone come struttura performativa, non finalizzata alla definizione di una forma conclusa, ma alla modulazione delle condizioni per cui diversi ingredienti urbani entrino in relazione tra loro e reagiscano alle perturbazioni e turbolenze”. Spazi d’artificio induce, dunque, a domandarci se l’architettura debba effettivamente preferire una permanenza nell’apparente precarietà e incertezza dell’effimero o se questo non sia invece una macchina per mettere in discussione lo scopo stesso del progetto. Forse, innanzitutto, con l’obiettivo di creare condizioni per sviluppare processi reali nello spazio urbano".

Metta, A. (2016). Breve scadenza. Lunga conservazione. In F.F. Luca Reale (a cura di), Spazi d'artificio. dialoghi sulla città temporanea. (pp. 101-112). macerata : quodlibet.

Breve scadenza. Lunga conservazione

METTA, ANNALISA
2016-01-01

Abstract

Il volume Spazi d’artificio è edito all’interno della “DiAP Print / Teorie”, sottoposta a revisione paritaria e anonima (double blind peer review). Si occupa della quarta dimensione della città, uno spazio cangiante, per sua natura soggetto a ordini di lettura contraddittori e mutevoli rispetto all’epoca che attraversa. Il testo raccoglie voci provenienti da esperienze e ambiti culturali differenti, aprendo un dibattito interdisciplinare sui temi della città e, più in generale, del suo vivere. Dalla crisi del 2008 la lentezza del fare architettonico, rispetto alla rapidità dei processi che segnano la contemporaneità, individua spazi d’incertezza fisici e concettuali, mettendo in dubbio i principi e le convinzioni che hanno guidato la modernità fino a noi. Di fronte ad una disciplina che per attitudine predilige la permanenza, tempo e azione rappresentano gli elementi cardine attraverso cui sezionare e riciclare la città, ma anche lo sfondo di senso su cui riposizionare il progetto, pensando dispositivi spaziali pronti anche a spegnersi al volgere delle necessità o degli umori dei propri abitanti. Da qui l’esigenza di incontrarsi superando il limite della disciplina e tentando di aprire, attraverso la via del confronto, possibili orizzonti operativi, pratici quanto teorici. Come un fuoco artificiale può trasformare il quotidiano in meraviglioso, così l’architettura, anche attraverso materiali fragili ed effimeri, può inaspettatamente modificare significati e immagini ordinari dello spazio urbano. Spazi d’artificio sono dunque luoghi e architetture d’eccezione, punti di incontro tra esperienze dell’arte, della cultura e dell’economia capaci di prefigurare futuri possibili sullo sfondo durevole della città. Il mio saggio traccia alcuni caratteri salienti del progetto temporaneo riferito allo spettro tematico dello spazio aperto urbano, per evidenziare il potenziale di una complementare convergenza tra le vie consuete del progetto perdurante e le modalità d’intervento a tempo determinato, che operino come laboratori sperimentali dove testare la città e azioni propedeutiche, per prevedere o indirizzare gli effetti. Il temporaneo si fa lungimirante e, a suo modo, permanente. Gli argomenti vi sono organizzati in Immaginari, Comportamenti, Comunità, Norme, Cronologie. "In Spazi d’artificio" - osserva Elisa Avellini su Artribune del 20 febbraio 2017 - "si compie anche un ripensamento del concetto di previsione, normalmente alla base del progetto architettonico permanente. Infatti, come osserva Annalisa Metta, “il progetto perdurante, che assimili la natura aleatoria del progetto temporaneo, si pone come struttura performativa, non finalizzata alla definizione di una forma conclusa, ma alla modulazione delle condizioni per cui diversi ingredienti urbani entrino in relazione tra loro e reagiscano alle perturbazioni e turbolenze”. Spazi d’artificio induce, dunque, a domandarci se l’architettura debba effettivamente preferire una permanenza nell’apparente precarietà e incertezza dell’effimero o se questo non sia invece una macchina per mettere in discussione lo scopo stesso del progetto. Forse, innanzitutto, con l’obiettivo di creare condizioni per sviluppare processi reali nello spazio urbano".
9788874628162
Metta, A. (2016). Breve scadenza. Lunga conservazione. In F.F. Luca Reale (a cura di), Spazi d'artificio. dialoghi sulla città temporanea. (pp. 101-112). macerata : quodlibet.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/300781
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