Il volume raccoglie e ordina i contributi e le interviste relative alle architetture visitate e ai professionisti incontrati nell’ambito della prima edizione (2014) di Architetture al Cubo, un’iniziativa articolata in Giornate di Studio on site, focalizzate sul rapporto tra “progettazione e costruzione” che implementa l’offerta formativa del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Promosse da studiosi afferenti a diverse aree disciplinari, le Giornate di Studio condivise con studenti e professionisti, vis-à-vis, hanno fatto conoscere le architetture attraverso lo studio del progetto e l’esperienza dello spazio. Avvicinando il mondo costruttivo con le componenti creative dell’architettura ed evidenziando l’attività progettuale come in sostituibile momento creativo che necessita però di una sintesi di competenze diverse, è stato sottolineato come il ruolo dell’architetto sia di regista e responsabile principale della qualità della costruzione. I professionisti selezionati non appartengono ad una categoria omogenea, ma hanno un profilo differenziato quanto a sensibilità progettuale e prassi costruttiva: sono stati scelti per la loro capacità di esprimere, per motivi differenti, un ruolo importante nella scena contemporanea. Il risultato non è un quadro esaustivo, ma rappresenta certamente una fotografia significativa e inedita sugli atteggiamenti progettuali e sui modelli organizzativi di alcuni Studi affermati o emergenti, sulle loro esperienze e sulle tendenze di un mestiere che cerca faticosamente di uscire da una lunga crisi. Il contributo di Annalisa Metta è un saggio sul pluripremiato progetto di Jeremy King e Riccardo Roselli per una nuova biblioteca e per la ristrutturazione dell’aula magna della Pontificia Università Lateranense nel complesso retrostante la Basilica di S. Giovanni, nel quale ravvisa ragioni di convergenza di attitudine con l'architettura del paesaggio. La centralità del discorso relazionale, quello che Deleuze chiama concatenamento. Non si dovrebbe mai immaginare l’architettura come un oggetto celibe, dice Michel Corajoud. Questo progetto parla esattamente della necessità di mettere in campo una differenza di potenziale perché accada qualcosa, procedendo di volta in volta e spesso, come in questo caso, per armonia e stridore. Altro tema che ancora mi parla di paesaggio è la necessità di attraversare, continuamente, le scale del progetto, affermando in modo non ideologico, ma con la concretezza del fare, che non si può procedere deterministicamente dal generale al particolare, ma che, ove occorre, è il dettaglio, la dimensione minuta di una soluzione a portare con sé - l’intero svolgersi degli altri temi. Ancora, parla di paesaggio l’attenzione, mai enfatica, sulla luce e sui valori atmosferici: “le sostanze sottili dell’architettura”, come ben dice Lina Bo Bardi. Ne deriva uno spazio austero eppure accogliente, in un certo senso sontuoso, non per l’uso di materiali preziosi, ma per l’uso prezioso dei materiali, come appunto la luce, nei suoi valori tonali. Non ultimo, il negoziato tra privato/condiviso, tra lo spazio in comune e la nicchia della postazione dello studioso che si ritrae dal mondo, con l’appropriata eleganza della prossemica, che tanta architettura contemporanea ha smesso di frequentare. La possibilità di scelta, la non assertività delle corrispondenze spazio/funzione, l’essere in fase tra luoghi e temperamenti, la centralità del corpo, che misura lo spazio con l’unità del passo.

Metta, A. (2016). Biblioteca Lateranense in Roma. In Adolfo Baratta (a cura di), Architetture al cubo. Edizione 2014 (pp. 50-65). Pisa : Edizioni ETS srl.

Biblioteca Lateranense in Roma

METTA, ANNALISA
2016

Abstract

Il volume raccoglie e ordina i contributi e le interviste relative alle architetture visitate e ai professionisti incontrati nell’ambito della prima edizione (2014) di Architetture al Cubo, un’iniziativa articolata in Giornate di Studio on site, focalizzate sul rapporto tra “progettazione e costruzione” che implementa l’offerta formativa del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Promosse da studiosi afferenti a diverse aree disciplinari, le Giornate di Studio condivise con studenti e professionisti, vis-à-vis, hanno fatto conoscere le architetture attraverso lo studio del progetto e l’esperienza dello spazio. Avvicinando il mondo costruttivo con le componenti creative dell’architettura ed evidenziando l’attività progettuale come in sostituibile momento creativo che necessita però di una sintesi di competenze diverse, è stato sottolineato come il ruolo dell’architetto sia di regista e responsabile principale della qualità della costruzione. I professionisti selezionati non appartengono ad una categoria omogenea, ma hanno un profilo differenziato quanto a sensibilità progettuale e prassi costruttiva: sono stati scelti per la loro capacità di esprimere, per motivi differenti, un ruolo importante nella scena contemporanea. Il risultato non è un quadro esaustivo, ma rappresenta certamente una fotografia significativa e inedita sugli atteggiamenti progettuali e sui modelli organizzativi di alcuni Studi affermati o emergenti, sulle loro esperienze e sulle tendenze di un mestiere che cerca faticosamente di uscire da una lunga crisi. Il contributo di Annalisa Metta è un saggio sul pluripremiato progetto di Jeremy King e Riccardo Roselli per una nuova biblioteca e per la ristrutturazione dell’aula magna della Pontificia Università Lateranense nel complesso retrostante la Basilica di S. Giovanni, nel quale ravvisa ragioni di convergenza di attitudine con l'architettura del paesaggio. La centralità del discorso relazionale, quello che Deleuze chiama concatenamento. Non si dovrebbe mai immaginare l’architettura come un oggetto celibe, dice Michel Corajoud. Questo progetto parla esattamente della necessità di mettere in campo una differenza di potenziale perché accada qualcosa, procedendo di volta in volta e spesso, come in questo caso, per armonia e stridore. Altro tema che ancora mi parla di paesaggio è la necessità di attraversare, continuamente, le scale del progetto, affermando in modo non ideologico, ma con la concretezza del fare, che non si può procedere deterministicamente dal generale al particolare, ma che, ove occorre, è il dettaglio, la dimensione minuta di una soluzione a portare con sé - l’intero svolgersi degli altri temi. Ancora, parla di paesaggio l’attenzione, mai enfatica, sulla luce e sui valori atmosferici: “le sostanze sottili dell’architettura”, come ben dice Lina Bo Bardi. Ne deriva uno spazio austero eppure accogliente, in un certo senso sontuoso, non per l’uso di materiali preziosi, ma per l’uso prezioso dei materiali, come appunto la luce, nei suoi valori tonali. Non ultimo, il negoziato tra privato/condiviso, tra lo spazio in comune e la nicchia della postazione dello studioso che si ritrae dal mondo, con l’appropriata eleganza della prossemica, che tanta architettura contemporanea ha smesso di frequentare. La possibilità di scelta, la non assertività delle corrispondenze spazio/funzione, l’essere in fase tra luoghi e temperamenti, la centralità del corpo, che misura lo spazio con l’unità del passo.
9788846744937
Metta, A. (2016). Biblioteca Lateranense in Roma. In Adolfo Baratta (a cura di), Architetture al cubo. Edizione 2014 (pp. 50-65). Pisa : Edizioni ETS srl.
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