Quando apparve nel 1516 L’Utopia di Tommaso Moro voleva, secondo i più, esprimere il sogno rinascimentale di una società perfetta, in cui la cultura avrebbe dovuto regolare la vita degli uomini, rendendoli felici. Una rappresentazione mentale espressa attraverso il racconto di viaggio di Itlodeo - dal greco: colui che racconta bugie - che descrive eutopeia, giocando sull’ambiguità della parola greca ottimo luogo o non luogo. L’attualità del testo è in questa doppia accezione che induce a pensare che un luogo perfetto non sia da nessuna parte. Quella straordinaria ‘isola che non c’è’ è formata da cinquantaquattro città ben governate da capaci magistrati e popolata da abitanti che non lavorano più di sei ore al giorno, producendo tutto ciò che serve per vivere, prelevando dai granai comuni secondo le proprie necessità. Si tratta di individui tolleranti, paci ci, privi di avidità, che non hanno altri bisogni, se non quelli che soddisfano facilmente nella vita comunitaria, rispettando le regole e adeguandosi anche ad una condivisa limitazione delle nascite. Che fanno? Leggono, studiano e, di fatto, diremmo oggi, realizzano l’ultima tappa dei bisogni di Maslow: la ricerca e la realizzazione di sé. Cosa resta di questo sogno straordinario nell’inconscio collettivo 500 anni dopo? Viviamo forse, in Occidente, nel paese della cuccagna? Abbiamo raggiunto una condizione così diffusa di benessere da aver perso anche il desiderio? Abbiamo abdicato all’antropocentrismo umano a causa dell’ambiente e dell’intelligenza arti ciale? Quali modelli politici, quali interpretazioni loso che, quali ragioni sociologiche possono interpretare le nuove utopie? Il libro cerca di rispondere ai profondi interrogativi che inquietano la contemporaneità tracciando la portata ereditaria delle utopie pregresse, individuando ipotesi per le nuove globalizzazioni, mettendo in evidenza il ruolo dell’utopia nel totalitarismo, nella religione, nella tolleranza, nel dialogo, nel mutamento sociale, nei miti, nella metafora, con l’intento di cogliere lo status dell’individuo nella società della conoscenza che tenta di superarlo.

D'Amato, M. (2019). UTOPIA: 500 ANNI DOPO [10.13134/978-88-32136-75-3].

UTOPIA: 500 ANNI DOPO

marina d'amato
2019

Abstract

Quando apparve nel 1516 L’Utopia di Tommaso Moro voleva, secondo i più, esprimere il sogno rinascimentale di una società perfetta, in cui la cultura avrebbe dovuto regolare la vita degli uomini, rendendoli felici. Una rappresentazione mentale espressa attraverso il racconto di viaggio di Itlodeo - dal greco: colui che racconta bugie - che descrive eutopeia, giocando sull’ambiguità della parola greca ottimo luogo o non luogo. L’attualità del testo è in questa doppia accezione che induce a pensare che un luogo perfetto non sia da nessuna parte. Quella straordinaria ‘isola che non c’è’ è formata da cinquantaquattro città ben governate da capaci magistrati e popolata da abitanti che non lavorano più di sei ore al giorno, producendo tutto ciò che serve per vivere, prelevando dai granai comuni secondo le proprie necessità. Si tratta di individui tolleranti, paci ci, privi di avidità, che non hanno altri bisogni, se non quelli che soddisfano facilmente nella vita comunitaria, rispettando le regole e adeguandosi anche ad una condivisa limitazione delle nascite. Che fanno? Leggono, studiano e, di fatto, diremmo oggi, realizzano l’ultima tappa dei bisogni di Maslow: la ricerca e la realizzazione di sé. Cosa resta di questo sogno straordinario nell’inconscio collettivo 500 anni dopo? Viviamo forse, in Occidente, nel paese della cuccagna? Abbiamo raggiunto una condizione così diffusa di benessere da aver perso anche il desiderio? Abbiamo abdicato all’antropocentrismo umano a causa dell’ambiente e dell’intelligenza arti ciale? Quali modelli politici, quali interpretazioni loso che, quali ragioni sociologiche possono interpretare le nuove utopie? Il libro cerca di rispondere ai profondi interrogativi che inquietano la contemporaneità tracciando la portata ereditaria delle utopie pregresse, individuando ipotesi per le nuove globalizzazioni, mettendo in evidenza il ruolo dell’utopia nel totalitarismo, nella religione, nella tolleranza, nel dialogo, nel mutamento sociale, nei miti, nella metafora, con l’intento di cogliere lo status dell’individuo nella società della conoscenza che tenta di superarlo.
978-88-32136-75-3
D'Amato, M. (2019). UTOPIA: 500 ANNI DOPO [10.13134/978-88-32136-75-3].
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