Marisa Merz avvia la propria ricerca artistica a Torino nella metà degli anni Sessanta. Pur fiancheggiando gli artisti dell’Arte Povera, la sua poetica ha comunque sempre mantenuto una dimensione autonoma e indipendente. Quando Germano Celant negli anni Ottanta, in pieno diffondersi della Transavanguardia, rilancia la definizione di Arte Povera, storicizza l’opera di Marisa Merz nell’ambito della coiné poverista, quantunque il lavoro dell’artista sia sempre sfuggito a rigide e univoche classificazioni. Marisa Merz ha privilegiato rispetto alla dimensione di gruppo una ricerca intima e autobiografica, anticipando peraltro quel clima che a partire dagli anni Settanta ha visto tramontare l’ideologia del gruppo in favore delle “mitologie individuali”. Temi autobiografici e legati alla maternità affiorano nel suo lavoro attraverso una ricerca basata sulla temporalità del fare che attraversa tecniche e materiali, come il cucito e la tessitura. Nel 1967 Marisa Merz ha prodotto il film La conta, unicum nella sua produzione, presentato alla fine della mostra personale di Michelangelo Pistoletto alla Galleria dell’Attico di Roma nel 1968, nell’ambito di una rassegna di film sperimentali di amici torinesi dell’artista. Nel film (16 mm, b/n, 2’44’’), riemerso in anni recenti e attualmente inserito nel percorso espositivo della mostra Entrare nell’opera. Prozesse und Aktionen in der Arte Povera al Kunstmuseum di Vaduz (itinerante al MAMC+ / Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, a partire dal 30 novembre 2019), l’artista è ripresa nella sua cucina, seduta al tavolo mentre sta aprendo una scatola di piselli che conta con una gesto rituale. La presente comunicazione intende inquadrare questo film nell’ambito dello sperimentalismo cinematografico torinese coevo e si propone di analizzare i temi della ricerca dell’artista, nello specifico la misura, il corpo, l’autobiografia e la temporalità del processo plastico in relazione all’utilizzo del medium filmico. Si vuole inoltre portare l’attenzione sullo spazio della domesticità, e specificatamente della cucina, come luogo di ridefinizione dei confini tra dimensione artistica e vissuto, in relazione a esperienze filmiche e video di artiste donne di quegli anni o di generazioni successive, cercando altresì di fornire un’analisi dell’operatività di Marisa Merz, tra creatività femminile e coscienza femminista.

Conte, L. (2021). Marisa Merz: sperimentazioni scultoree e filmiche in cucina. In F.G. Lara Conte (a cura di), Artiste italiane e immagini (pp. 11-24). Milano : Mimesis.

Marisa Merz: sperimentazioni scultoree e filmiche in cucina

Lara Conte
2021

Abstract

Marisa Merz avvia la propria ricerca artistica a Torino nella metà degli anni Sessanta. Pur fiancheggiando gli artisti dell’Arte Povera, la sua poetica ha comunque sempre mantenuto una dimensione autonoma e indipendente. Quando Germano Celant negli anni Ottanta, in pieno diffondersi della Transavanguardia, rilancia la definizione di Arte Povera, storicizza l’opera di Marisa Merz nell’ambito della coiné poverista, quantunque il lavoro dell’artista sia sempre sfuggito a rigide e univoche classificazioni. Marisa Merz ha privilegiato rispetto alla dimensione di gruppo una ricerca intima e autobiografica, anticipando peraltro quel clima che a partire dagli anni Settanta ha visto tramontare l’ideologia del gruppo in favore delle “mitologie individuali”. Temi autobiografici e legati alla maternità affiorano nel suo lavoro attraverso una ricerca basata sulla temporalità del fare che attraversa tecniche e materiali, come il cucito e la tessitura. Nel 1967 Marisa Merz ha prodotto il film La conta, unicum nella sua produzione, presentato alla fine della mostra personale di Michelangelo Pistoletto alla Galleria dell’Attico di Roma nel 1968, nell’ambito di una rassegna di film sperimentali di amici torinesi dell’artista. Nel film (16 mm, b/n, 2’44’’), riemerso in anni recenti e attualmente inserito nel percorso espositivo della mostra Entrare nell’opera. Prozesse und Aktionen in der Arte Povera al Kunstmuseum di Vaduz (itinerante al MAMC+ / Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, a partire dal 30 novembre 2019), l’artista è ripresa nella sua cucina, seduta al tavolo mentre sta aprendo una scatola di piselli che conta con una gesto rituale. La presente comunicazione intende inquadrare questo film nell’ambito dello sperimentalismo cinematografico torinese coevo e si propone di analizzare i temi della ricerca dell’artista, nello specifico la misura, il corpo, l’autobiografia e la temporalità del processo plastico in relazione all’utilizzo del medium filmico. Si vuole inoltre portare l’attenzione sullo spazio della domesticità, e specificatamente della cucina, come luogo di ridefinizione dei confini tra dimensione artistica e vissuto, in relazione a esperienze filmiche e video di artiste donne di quegli anni o di generazioni successive, cercando altresì di fornire un’analisi dell’operatività di Marisa Merz, tra creatività femminile e coscienza femminista.
9788857577920
Conte, L. (2021). Marisa Merz: sperimentazioni scultoree e filmiche in cucina. In F.G. Lara Conte (a cura di), Artiste italiane e immagini (pp. 11-24). Milano : Mimesis.
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