Dall'introduzione: "Che cos’è l’Europa? Un’entità geografica, economica, politica, una categoria di pensiero o piuttosto lo spazio di ‘libertà, sicurezza e giustizia’ per la circolazione di beni e persone dell’Unione europea? Nel caso delle persone, questa circolazione è veramente ‘libera’, ‘giusta’ e ‘sicura’ per tutti i cittadini che abitano questo spazio? Nell’arco dei decenni dalla sua fondazione, quell’esperimento sopranazionale che si chiama Unione europea, ha tentato di dare forma politica alla ben più antica idea d’Europa. Lo ha fatto attraverso una summa di regole per contrastare l’entropia del sistema internazionale, creare un mercato comune e continuare il processo d’integrazione politica sancito dai trattati. Queste norme hanno generato un fitto reticolato che è cresciuto sorprendentemente, persino a dismisura, imbrigliando ‘beni e persone’ e a volte rallentando la crescita complessiva del sistema. Lo spazio geopolitico dell’Unione europea si è dilatato o assottigliato secondo le circostanze storiche e soprattutto le volontà politiche dei governi dei suoi Stati membri. Per più di quarant’anni della sua storia più recente l’Europa è stata un’entità divisa che riproduceva variabili di pensiero politico e sistemi socio-economici in contrapposizione l’uno con l’altro: Est ed Ovest, economia pianificata e libero mercato, totalitarismo e democrazia. Sono dicotomie, in massima parte , confutate dai sovvertimenti storici di anni più recenti. Infatti, il crollo del paradigma sovietico del 1991 e la successiva e graduale ricostruzione del continente non solo hanno alterato per sempre una visione del mondo, ma hanno anche innescato sommovimenti a lungo sopiti di popolazioni e messo in discussione i regimi migratori e l’impermeabilità dei confini europei. Gli studiosi delle migrazioni dell’Europa occidentale si sono trovati da principio spiazzati, a volte privi delle conoscenze e degli strumenti interpretativi per analizzare le dinamiche migratorie generate da una realtà fino allora poco conosciuta o addirittura ignorata. La curiosità intellettuale, innescata dai rivolgimenti epocali in corso, ha preso però il sopravvento su stereotipi e miscredenze diffuse. Gli scambi d’esperienze scientifiche, procedendo di pari passo con le tappe d’integrazione europea, si sono così intensificati da una parte e dall’altra dei due mondi solo poco prima distanti. L’idea che muove questo scritto è di osservare le trasformazioni dello spazio migratorio dell’Unione europea nell’arco di un periodo temporale che, dagli anni Ottanta, abbraccia interamente gli anni Novanta per approdare al fatidico appuntamento del 1° maggio 2004, giorno che sancisce il quinto e più imponente allargamento dell’Unione europea. Quest’ultima data è in realtà un punto di partenza per il continente, che ci induce a guardare oltre e a tentare di individuare forme empiriche ed espressioni politiche del nuovo scenario migratorio dell’Europa allargata."

Ruspini, P. (2005). Da dieci a venticinque: il nuovo spazio europeo. In Fondazione ISMU (a cura di), Decimo Rapporto sulle migrazioni 2004. Dieci anni di immigrazione in Italia (pp. 317-330). MILANO - ITA : FrancoAngeli.

Da dieci a venticinque: il nuovo spazio europeo

RUSPINI P
2005-01-01

Abstract

Dall'introduzione: "Che cos’è l’Europa? Un’entità geografica, economica, politica, una categoria di pensiero o piuttosto lo spazio di ‘libertà, sicurezza e giustizia’ per la circolazione di beni e persone dell’Unione europea? Nel caso delle persone, questa circolazione è veramente ‘libera’, ‘giusta’ e ‘sicura’ per tutti i cittadini che abitano questo spazio? Nell’arco dei decenni dalla sua fondazione, quell’esperimento sopranazionale che si chiama Unione europea, ha tentato di dare forma politica alla ben più antica idea d’Europa. Lo ha fatto attraverso una summa di regole per contrastare l’entropia del sistema internazionale, creare un mercato comune e continuare il processo d’integrazione politica sancito dai trattati. Queste norme hanno generato un fitto reticolato che è cresciuto sorprendentemente, persino a dismisura, imbrigliando ‘beni e persone’ e a volte rallentando la crescita complessiva del sistema. Lo spazio geopolitico dell’Unione europea si è dilatato o assottigliato secondo le circostanze storiche e soprattutto le volontà politiche dei governi dei suoi Stati membri. Per più di quarant’anni della sua storia più recente l’Europa è stata un’entità divisa che riproduceva variabili di pensiero politico e sistemi socio-economici in contrapposizione l’uno con l’altro: Est ed Ovest, economia pianificata e libero mercato, totalitarismo e democrazia. Sono dicotomie, in massima parte , confutate dai sovvertimenti storici di anni più recenti. Infatti, il crollo del paradigma sovietico del 1991 e la successiva e graduale ricostruzione del continente non solo hanno alterato per sempre una visione del mondo, ma hanno anche innescato sommovimenti a lungo sopiti di popolazioni e messo in discussione i regimi migratori e l’impermeabilità dei confini europei. Gli studiosi delle migrazioni dell’Europa occidentale si sono trovati da principio spiazzati, a volte privi delle conoscenze e degli strumenti interpretativi per analizzare le dinamiche migratorie generate da una realtà fino allora poco conosciuta o addirittura ignorata. La curiosità intellettuale, innescata dai rivolgimenti epocali in corso, ha preso però il sopravvento su stereotipi e miscredenze diffuse. Gli scambi d’esperienze scientifiche, procedendo di pari passo con le tappe d’integrazione europea, si sono così intensificati da una parte e dall’altra dei due mondi solo poco prima distanti. L’idea che muove questo scritto è di osservare le trasformazioni dello spazio migratorio dell’Unione europea nell’arco di un periodo temporale che, dagli anni Ottanta, abbraccia interamente gli anni Novanta per approdare al fatidico appuntamento del 1° maggio 2004, giorno che sancisce il quinto e più imponente allargamento dell’Unione europea. Quest’ultima data è in realtà un punto di partenza per il continente, che ci induce a guardare oltre e a tentare di individuare forme empiriche ed espressioni politiche del nuovo scenario migratorio dell’Europa allargata."
88-464-6431-1
Ruspini, P. (2005). Da dieci a venticinque: il nuovo spazio europeo. In Fondazione ISMU (a cura di), Decimo Rapporto sulle migrazioni 2004. Dieci anni di immigrazione in Italia (pp. 317-330). MILANO - ITA : FrancoAngeli.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/405875
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