L’inclusione dei paesi dell’Europa centrale nell’Unione europea a seguito del processo d’allargamento, vanifica il ruolo storico della regione come “zona cuscinetto” delle migrazioni est-ovest, dilatando al contempo lo spazio migratorio dell’Unione europea ad est verso i territori delle repubbliche ex-sovietiche e della Russia. Lo spostamento del confine Schengen implica una serie di sfide nella gestione dei flussi migratori est-ovest ed apre nuove opportunità di dialogo tra Unione europea e Confederazione degli stati indipendenti (Csi). Russia e repubbliche ex-sovietiche come Ucraina, Bielorussia e Moldavia rappresentano, infatti, la maggior fonte d’invio di flussi migratori, spesso irregolari, dall’Europa orientale verso l’Unione europea. La Russia costituisce allo stesso tempo un importante spazio migratorio di flussi d’accoglienza e transito dalle estremità del continente asiatico. Nell’universo post-sovietico flussi migratori dal carattere centrifugo si contrappongono a flussi migratori centripeti, che sovente subiscono profonde trasformazioni nel loro carattere, divenendo da temporanei a permanenti. La natura estemporanea e reattiva del quadro legislativo nazionale russo e dei paesi della Csi in materia d’immigrazione e la necessità d’adeguate politiche migratorie e di vicinato con l’Unione europea, rende manifesta l’importanza di relazioni co-ordinate e continuative tra le parti. Scopo di questo contributo è di fare luce sui mutamenti nelle caratteristiche del sistema migratorio euro-asiatico innescati dall’allargamento dell’Unione europea, focalizzando l’attenzione sui nuovi confini occidentali della regione - Russia, Ucraina e Bielorussia - e su alcune delle tipologie migratorie che caratterizzano spazi migratori sempre più interdipendenti. In particolare, la nostra analisi verterà sulle migrazioni da lavoro, irregolari e di transito, tralasciando al momento i flussi di rifugiati e richiedenti asilo e il fenomeno, purtroppo assai diffuso, del traffico di esseri umani. Il primo e più immediato obiettivo di queste riflessioni è di ipotizzare delle soluzioni volte ad innescare un’inversione nel quadro finora reattivo delle politiche migratorie dei paesi della regione. L’obiettivo ultimo è di auspicare la creazione di un sistema multilaterale e permanente di gestione delle migrazioni e delle politiche migratorie tra Unione europea e Csi in grado di far adeguatamente fronte alle sfide dell’interdipendenza garantendo sicurezza nel pieno rispetto dei diritti umani.

Ruspini, P. (2004). Lo spazio migratorio della Ue allargata: Russia e repubbliche ex-sovietiche. Nuovi confini migratori. In Fondazione ISMU (a cura di), Nono Rapporto sulle migrazioni 2003 (pp. 331-341). MILANO - ITA : FrancoAngeli.

Lo spazio migratorio della Ue allargata: Russia e repubbliche ex-sovietiche. Nuovi confini migratori

RUSPINI P
2004-01-01

Abstract

L’inclusione dei paesi dell’Europa centrale nell’Unione europea a seguito del processo d’allargamento, vanifica il ruolo storico della regione come “zona cuscinetto” delle migrazioni est-ovest, dilatando al contempo lo spazio migratorio dell’Unione europea ad est verso i territori delle repubbliche ex-sovietiche e della Russia. Lo spostamento del confine Schengen implica una serie di sfide nella gestione dei flussi migratori est-ovest ed apre nuove opportunità di dialogo tra Unione europea e Confederazione degli stati indipendenti (Csi). Russia e repubbliche ex-sovietiche come Ucraina, Bielorussia e Moldavia rappresentano, infatti, la maggior fonte d’invio di flussi migratori, spesso irregolari, dall’Europa orientale verso l’Unione europea. La Russia costituisce allo stesso tempo un importante spazio migratorio di flussi d’accoglienza e transito dalle estremità del continente asiatico. Nell’universo post-sovietico flussi migratori dal carattere centrifugo si contrappongono a flussi migratori centripeti, che sovente subiscono profonde trasformazioni nel loro carattere, divenendo da temporanei a permanenti. La natura estemporanea e reattiva del quadro legislativo nazionale russo e dei paesi della Csi in materia d’immigrazione e la necessità d’adeguate politiche migratorie e di vicinato con l’Unione europea, rende manifesta l’importanza di relazioni co-ordinate e continuative tra le parti. Scopo di questo contributo è di fare luce sui mutamenti nelle caratteristiche del sistema migratorio euro-asiatico innescati dall’allargamento dell’Unione europea, focalizzando l’attenzione sui nuovi confini occidentali della regione - Russia, Ucraina e Bielorussia - e su alcune delle tipologie migratorie che caratterizzano spazi migratori sempre più interdipendenti. In particolare, la nostra analisi verterà sulle migrazioni da lavoro, irregolari e di transito, tralasciando al momento i flussi di rifugiati e richiedenti asilo e il fenomeno, purtroppo assai diffuso, del traffico di esseri umani. Il primo e più immediato obiettivo di queste riflessioni è di ipotizzare delle soluzioni volte ad innescare un’inversione nel quadro finora reattivo delle politiche migratorie dei paesi della regione. L’obiettivo ultimo è di auspicare la creazione di un sistema multilaterale e permanente di gestione delle migrazioni e delle politiche migratorie tra Unione europea e Csi in grado di far adeguatamente fronte alle sfide dell’interdipendenza garantendo sicurezza nel pieno rispetto dei diritti umani.
88-464-5690-4
Ruspini, P. (2004). Lo spazio migratorio della Ue allargata: Russia e repubbliche ex-sovietiche. Nuovi confini migratori. In Fondazione ISMU (a cura di), Nono Rapporto sulle migrazioni 2003 (pp. 331-341). MILANO - ITA : FrancoAngeli.
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