Dall'introduzione: "Un evento significativo per il suo contemporaneo impatto sul processo di costruzione di una comune politica dell’immigrazione e dell’asilo dell’Unione Europea ha chiuso il 2002: il vertice dell’Unione Europea di Copenhagen del 13 Dicembre. Il summit ministeriale ha sancito l’ammissione di dieci nuovi paesi membri nell’Unione Europea per giugno 2004, data in cui si svolgeranno le prime elezioni del Parlamento europeo allargate a 25 membri. Si tratta di un atto politico di straordinaria portata simbolica trattandosi di paesi quasi tutti appartenenti all’ex blocco sovietico. Il vertice di Copenhagen ha chiuso per sempre l’epoca della Guerra Fredda e suggellato la riunificazione dell’Europa. Ad Atene, alla metà d’Aprile 2003, avverrà la firma ufficiale d’adesione ai trattati dell’Unione che consentirà a Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania, Malta e Cipro di sedere nel consesso europeo di Bruxelles e prendere decisioni di comune accordo con gli altri stati membri. Quello che si chiude, sotto la presidenza italiana della Commissione europea, è un processo di lunga durata e non privo d’ostacoli, iniziato all’indomani della caduta del muro di Berlino nel 1989 e proseguito inesorabilmente dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991. L’Unione allargata acquisterà un peso demografico, politico ed economico degno dell’unica superpotenza rimasta: gli Stati Uniti. I suoi confini si estenderanno molto più ad est entrando in contatto con repubbliche ex-sovietiche e anche, seppur minimamente, con la Russia attraverso Kaliningrad, l’enclave sul mar Baltico circondata da Polonia e Lituania. Questi cambiamenti geografici hanno e avranno un impatto sulle relazioni tra Russia e Unione Europea e sulle politiche di governo dell’immigrazione e dell’asilo dell’Unione. I paesi candidati devono recepire interamente l’acquis comunitario nelle rispettive legislazioni nazionali, adeguare le loro politiche migratorie agli standard comunitari così come il controllo dei loro confini. Scopo di questo contributo all’Ottavo Rapporto sulle Migrazioni è di sfatare una serie di luoghi comuni sulle caratteristiche e tipologia dei flussi migratori dall’Est europeo e fornire un breve quadro analitico sull’interazione tra politiche e flussi migratori nel nuovo spazio geopolitico dell’Unione europea allargata a 450 milioni di persone. La nostra attenzione si focalizzerà inoltre sui paesi d’origine e destinazione dei flussi migratori, in altre parole su Russia e repubbliche ex-sovietiche da una parte e nuova Unione Europea dall’altra."

Ruspini, P. (2003). L’area dell’Unione europea. In Fondazione ISMU (a cura di), Ottavo Rapporto sulle migrazioni 2002 (pp. 269-277). MILANO - ITA : FrancoAngeli.

L’area dell’Unione europea

RUSPINI P
2003-01-01

Abstract

Dall'introduzione: "Un evento significativo per il suo contemporaneo impatto sul processo di costruzione di una comune politica dell’immigrazione e dell’asilo dell’Unione Europea ha chiuso il 2002: il vertice dell’Unione Europea di Copenhagen del 13 Dicembre. Il summit ministeriale ha sancito l’ammissione di dieci nuovi paesi membri nell’Unione Europea per giugno 2004, data in cui si svolgeranno le prime elezioni del Parlamento europeo allargate a 25 membri. Si tratta di un atto politico di straordinaria portata simbolica trattandosi di paesi quasi tutti appartenenti all’ex blocco sovietico. Il vertice di Copenhagen ha chiuso per sempre l’epoca della Guerra Fredda e suggellato la riunificazione dell’Europa. Ad Atene, alla metà d’Aprile 2003, avverrà la firma ufficiale d’adesione ai trattati dell’Unione che consentirà a Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania, Malta e Cipro di sedere nel consesso europeo di Bruxelles e prendere decisioni di comune accordo con gli altri stati membri. Quello che si chiude, sotto la presidenza italiana della Commissione europea, è un processo di lunga durata e non privo d’ostacoli, iniziato all’indomani della caduta del muro di Berlino nel 1989 e proseguito inesorabilmente dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991. L’Unione allargata acquisterà un peso demografico, politico ed economico degno dell’unica superpotenza rimasta: gli Stati Uniti. I suoi confini si estenderanno molto più ad est entrando in contatto con repubbliche ex-sovietiche e anche, seppur minimamente, con la Russia attraverso Kaliningrad, l’enclave sul mar Baltico circondata da Polonia e Lituania. Questi cambiamenti geografici hanno e avranno un impatto sulle relazioni tra Russia e Unione Europea e sulle politiche di governo dell’immigrazione e dell’asilo dell’Unione. I paesi candidati devono recepire interamente l’acquis comunitario nelle rispettive legislazioni nazionali, adeguare le loro politiche migratorie agli standard comunitari così come il controllo dei loro confini. Scopo di questo contributo all’Ottavo Rapporto sulle Migrazioni è di sfatare una serie di luoghi comuni sulle caratteristiche e tipologia dei flussi migratori dall’Est europeo e fornire un breve quadro analitico sull’interazione tra politiche e flussi migratori nel nuovo spazio geopolitico dell’Unione europea allargata a 450 milioni di persone. La nostra attenzione si focalizzerà inoltre sui paesi d’origine e destinazione dei flussi migratori, in altre parole su Russia e repubbliche ex-sovietiche da una parte e nuova Unione Europea dall’altra."
88-464-4729-8
Ruspini, P. (2003). L’area dell’Unione europea. In Fondazione ISMU (a cura di), Ottavo Rapporto sulle migrazioni 2002 (pp. 269-277). MILANO - ITA : FrancoAngeli.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/405879
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