Dall'introduzione: "Nel 2000 la parabola politica del leader ultranazionalista austriaco Joerg Haider ha funzionato da cartina di tornasole per le istituzioni europee, l’Euro e le difficoltà e i progressi dell’Unione europea nel processo di costruzione di una comune politica estera e dell’immigrazione. Il ciclone Haider si è abbattuto sull’Europa ancora prima dell’inizio del nuovo millennio e quasi in singolare concomitanza con il vertice di Tampere dell’Unione europea del 15-16 ottobre 1999. Così, mentre i leader dell’Unione discutevano dei modi e dei tempi per attuare il Trattato di Amsterdam e porre in essere una comune politica dell’immigrazione, dell’asilo e di protezione temporanea per i profughi, il partito di estrema destra del leader carinziano raccoglieva i frutti della sua vittoria con il secondo posto alle elezioni nazionali del 3 ottobre e si apprestava a formare un governo con il partito popolare di Schussel. La campagna elettorale della Fpoe era stata all’insegna del blocco dell’immigrazione e di misure più vigorose contro la criminalità. “E’ la rivolta dei ricchi” fu il commento di Guenter Pallawer, sociologo all’Università di Innsbruck e attento osservatore dei nuovi populismi europei. “E’ fatale che un mondo che solo ieri era povero e agricolo, riattivi, alla prima insicurezza, il vecchio riaggancio al suolo, elabori un nuovo Medioevo, teorizzi un concetto post-moderno di Gemeinschaft, il gruppo in cui non esistono conflitti e dove chi dissente è escluso. E’ il razzismo del branco, l’antitesi della Gesellschaft, la società civile moderna e pluralista”. E’ stato anche l’anno delle sanzioni contro l’Austria, premessa di una Costituzione europea che deve ancora venire. Il vertice di Nizza di dicembre, con i bizantinismi delle sue decisioni su maggioranze qualificate e ponderazione demografica del voto, l’ha in seguito dimostrato. Comunque, la decisione di fissare un ultimatum a un paese membro dell’Unione europea, anche se ha sollevato discussioni e reazioni opposte (perché non l’Italia del governo Bossi, Fini e Berlusconi?, si difese Haider), ha dimostrato che chi pratica la purezza razziale è fuori della legge e che il principio della democrazia liberale dovrà caratterizzare un futuro Stato europeo allargato a est. Infine, è stato l’anno dell’implementazione dell’articolo 13 del trattato di Amsterdam con due direttive e un programma d’azione per combattere la discriminazione, ma anche dell’inaugurazione, nell’acceso clima politico austriaco, dell’Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia di Vienna. All’interno dei singoli stati si segnala la nuova legge sull’immigrazione spagnola (cfr. Codini, Villa), la regolarizzazione belga, l’entrata in vigore della legge tedesca sulla cittadinanza e il dibattito sulla Leitkultur (cultura di riferimento), infine la diffusione di un’interessante documento della “Commissione sul futuro della Gran Bretagna multietnica” che abolisce l’aggettivo “british” e spalanca le porte ad una società che si dichiara formalmente multiculturale . Su alcuni di questi temi torneremo fra breve, lasciando anzitutto spazio al graduale e difficoltoso processo di costruzione di una comune politica europea dell’immigrazione e dell’asilo."

Ruspini, P. (2001). I paesi dell’Unione europea. In Fondazione Cariplo ISMU (a cura di), Sesto Rapporto sulle Migrazioni 2000 (pp. 225-233). MILANO - ITA : FrancoAngeli.

I paesi dell’Unione europea

RUSPINI P
2001-01-01

Abstract

Dall'introduzione: "Nel 2000 la parabola politica del leader ultranazionalista austriaco Joerg Haider ha funzionato da cartina di tornasole per le istituzioni europee, l’Euro e le difficoltà e i progressi dell’Unione europea nel processo di costruzione di una comune politica estera e dell’immigrazione. Il ciclone Haider si è abbattuto sull’Europa ancora prima dell’inizio del nuovo millennio e quasi in singolare concomitanza con il vertice di Tampere dell’Unione europea del 15-16 ottobre 1999. Così, mentre i leader dell’Unione discutevano dei modi e dei tempi per attuare il Trattato di Amsterdam e porre in essere una comune politica dell’immigrazione, dell’asilo e di protezione temporanea per i profughi, il partito di estrema destra del leader carinziano raccoglieva i frutti della sua vittoria con il secondo posto alle elezioni nazionali del 3 ottobre e si apprestava a formare un governo con il partito popolare di Schussel. La campagna elettorale della Fpoe era stata all’insegna del blocco dell’immigrazione e di misure più vigorose contro la criminalità. “E’ la rivolta dei ricchi” fu il commento di Guenter Pallawer, sociologo all’Università di Innsbruck e attento osservatore dei nuovi populismi europei. “E’ fatale che un mondo che solo ieri era povero e agricolo, riattivi, alla prima insicurezza, il vecchio riaggancio al suolo, elabori un nuovo Medioevo, teorizzi un concetto post-moderno di Gemeinschaft, il gruppo in cui non esistono conflitti e dove chi dissente è escluso. E’ il razzismo del branco, l’antitesi della Gesellschaft, la società civile moderna e pluralista”. E’ stato anche l’anno delle sanzioni contro l’Austria, premessa di una Costituzione europea che deve ancora venire. Il vertice di Nizza di dicembre, con i bizantinismi delle sue decisioni su maggioranze qualificate e ponderazione demografica del voto, l’ha in seguito dimostrato. Comunque, la decisione di fissare un ultimatum a un paese membro dell’Unione europea, anche se ha sollevato discussioni e reazioni opposte (perché non l’Italia del governo Bossi, Fini e Berlusconi?, si difese Haider), ha dimostrato che chi pratica la purezza razziale è fuori della legge e che il principio della democrazia liberale dovrà caratterizzare un futuro Stato europeo allargato a est. Infine, è stato l’anno dell’implementazione dell’articolo 13 del trattato di Amsterdam con due direttive e un programma d’azione per combattere la discriminazione, ma anche dell’inaugurazione, nell’acceso clima politico austriaco, dell’Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia di Vienna. All’interno dei singoli stati si segnala la nuova legge sull’immigrazione spagnola (cfr. Codini, Villa), la regolarizzazione belga, l’entrata in vigore della legge tedesca sulla cittadinanza e il dibattito sulla Leitkultur (cultura di riferimento), infine la diffusione di un’interessante documento della “Commissione sul futuro della Gran Bretagna multietnica” che abolisce l’aggettivo “british” e spalanca le porte ad una società che si dichiara formalmente multiculturale . Su alcuni di questi temi torneremo fra breve, lasciando anzitutto spazio al graduale e difficoltoso processo di costruzione di una comune politica europea dell’immigrazione e dell’asilo."
88-464-2970-2
Ruspini, P. (2001). I paesi dell’Unione europea. In Fondazione Cariplo ISMU (a cura di), Sesto Rapporto sulle Migrazioni 2000 (pp. 225-233). MILANO - ITA : FrancoAngeli.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/405891
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