Communication vectors are to be understood in the broad sense: from television to daily press, from sms to forums (etc.) and they can be both containers and contents. Indeed, they are simulta-neously instrument (with their own structures, organizations, production methods...) and infor-mation, itself the product and result of a context, of an history (political, social, cultural, econom-ic...) and eventually of tensions or even conflicts... We can also specify the nature of in-formation: disinformation, non-information, counter-information (etc.); here we introduce another level of the reflection developed in this work, namely the stakes and democratic challenges, the relations (and exercise) of power inside these non-conventional communications. Taking the cyborg meta-phor as a reference, we may consider cyberspace as a «traditional» space expanded by means of technological innovations, with innovative features. An essential element in any space – and therefore also in cyberspace – is that of power. For this reason it appears necessary to reflect on the new articulations of power and on the actors who act in cyberspace: power and actors are rele-vant in shaping spatial configurations, and this happens at different scales. The impact of this information spreading (private or public, individual or collective, entertain-ing or educational ...) also depends on the receiver, that is to say the one who looks, reads and re-ceives and depends on all consequent reactions, which can materialize under various forms, in the «virtual» space as well as in the «real» space (performative dimension of media); the almost «fu-sional» interactions between the two spaces show it clearly - the flash mob is a perfect example. The complex thus shaped is the object of research - the issue of «non-conventional communica-tions» - and it is difficult to consider one single aspect alone, as they are all strictly interlaced. Faced with this multiform and multi-scalar reality, the geographer is obliged to think about the status of the space today. To contribute to this reflection, it’s interesting to go over the different conceptions - or different phases, depending on the point of view – of the conceptualization of the spatial dimension (from Kantian space to territory). Which is the spatial dimension of the nowa-days geographer or better how can he integrate this «new» cyber-space evolution to his «tradition-al» conception of space? The virtual dimension has different facets merging inevitably with «real-ity». It’s not a question of opposing virtual to real world or virtual to real space, but to consider them in their continuities and distinctions, in their complementarities and their retroactions or even in their conflicts. Unconventional communications are not only realized by new technolo-gies: even the more traditional media can impact heavily on configurations of cyberspace, or even in the way the cyberspace is perceived. In a in a similar framework, even democracy and the par-ticipatory forms are being revolutionized, opening up new opportunities and new risks that are an-alyzed from different perspectives by the various essays in the volume. Even social geography is «surrounded» by these opportunities and risks, that create a «new relationship» with studied items. That is sure: the exertion of power and competition between different types of power, reveal and reflect oneselves in the medium. May we really consider accomplished a social research that don’t get (or don’t seek) an «impact» on the social context studied?

I mezzi di comunicazione vanno presi in considerazione in senso ampio, dalla televisione ai quotidiani, dagli sms ai forum e così via, e al tempo stesso come contenitori e come contenuto. Sono contemporaneamente strumento (con proprie strutture, organizzazioni, modalità di produ-zione...) e informazione, essa stessa prodotto e risultato di un contesto, di una storia (politica, so-ciale, culturale, economica...) ed eventualmente di tensioni se non anche di conflitti. È possibile, del resto, declinare la natura dell’in-formazione: dis-informazione, non-informazione, contro-informazione eccetera. Si affronta così l’altro risvolto della riflessione condotta in questo libro, e cioè le implicazioni in termini di democrazia e i rapporti (e l’esercizio) di potere nel contesto del-le «nuove» tecnologie e delle comunicazioni non convenzionali. Se si prende a riferimento la me-tafora del cyborg, allora si potrà considerare il cyberspazio come uno spazio ampliato per mezzo delle innovazioni tecnologiche, con caratteristiche innovative rispetto allo spazio tradizionale. Un elemento essenziale, in qualsiasi spazio – e dunque anche nel cyberspazio così concepito – è quel-lo del potere. È insomma necessario riflettere sulle nuove articolazioni del potere e sugli attori che agiscono nel cyberspazio: l’influenza delle nuove articolazioni del potere ha ripercussioni sul-le configurazioni spaziali, e ciò avviene alle diverse scale. L’impatto della diffusione dell’informazione (di ambito privato o pubblico, individuale o col-lettivo, ludico o educativo...) dipende allo stesso titolo dal ricettore, che guarda, legge, assume, e da tutte le reazioni che ne conseguono, che possono a loro volta materializzarsi in varie forme, tanto nello spazio «virtuale» quanto in quello «reale» (dimensione performativa dei media); le in-terazioni quasi «fusive» tra i due spazi lo mostrano chiaramente – il flash mob ne è un esempio perfetto. L’insieme che così prende forma costituisce l’oggetto della nostra ricerca – la questione delle «comunicazioni non convenzionali» – e si presenta così interconnesso che è difficile prenderne in conto un aspetto solo. Davanti a questa realtà multiforme e multiscalare, il geografo non può non riflettere sullo statuto che attribuisce allo spazio. Nella prospettiva di contribuire a questa rifles-sione, sembra interessante percorrere le varie concezioni o tappe – secondo i punti di vista – della concettualizzazione della dimensione spaziale (dallo spazio kantiano al territorio). Qual è la di-mensione spaziale del geografo oggi? O meglio: come può il geografo inserire la «nuova» dimen-sione cyberspaziale nella sua concezione «tradizionale» dello spazio? La dimensione virtuale ma-nifesta vari aspetti che si fondono inevitabilmente con la «realtà». Non si tratta di opporre il mon-do reale al mondo virtuale o lo spazio reale a quello virtuale, ma di esaminarli nelle continuità e discontinuità che li caratterizzano, nelle complementarità e nelle retroazioni, e anche nei loro con-flitti. Non sono, del resto, solo le nuove tecnologie a produrre comunicazione non convenzionale: anche i media più tradizionali possono incidere fortemente sulle configurazioni del cyberspazio, o su come queste vengono percepite. In un simile quadro anche le forme di partecipazione e di de-mocrazia vengono rivoluzionate, dischiudendo nuove opportunità e nuovi rischi che i diversi con-tributi in questo volume analizzano, da prospettive anche assai diverse tra loro. In queste nuove opportunità e rischi è immersa anche la geografia sociale, che, per capacità di azione e perfino di «interferenza», può trovarsi ad avere un rapporto del tutto nuovo con i suoi oggetti di studio. Certo è che l’esercizio del potere e la competizione tra i vari tipi di potere si manifestano in ogni me-dium tanto quanto ne sono rappresentati. Con queste potenzialità, una ricerca sociale può dirsi realmente compiuta se non ottiene (o se non cerca) una ricaduta sul contesto sociale studiato?

Dumont, I. (2012). Vers une géographie sociale "augmentée"? Réflexions liminaires. In Cerreti Dumont Tabusi (a cura di), Geografia sociale e democrazia. La sfida della comunicazione (pp. 9-24). Roma : Aracne [10.4399/97888548464252].

Vers une géographie sociale "augmentée"? Réflexions liminaires

Isabelle Dumont
2012-01-01

Abstract

I mezzi di comunicazione vanno presi in considerazione in senso ampio, dalla televisione ai quotidiani, dagli sms ai forum e così via, e al tempo stesso come contenitori e come contenuto. Sono contemporaneamente strumento (con proprie strutture, organizzazioni, modalità di produ-zione...) e informazione, essa stessa prodotto e risultato di un contesto, di una storia (politica, so-ciale, culturale, economica...) ed eventualmente di tensioni se non anche di conflitti. È possibile, del resto, declinare la natura dell’in-formazione: dis-informazione, non-informazione, contro-informazione eccetera. Si affronta così l’altro risvolto della riflessione condotta in questo libro, e cioè le implicazioni in termini di democrazia e i rapporti (e l’esercizio) di potere nel contesto del-le «nuove» tecnologie e delle comunicazioni non convenzionali. Se si prende a riferimento la me-tafora del cyborg, allora si potrà considerare il cyberspazio come uno spazio ampliato per mezzo delle innovazioni tecnologiche, con caratteristiche innovative rispetto allo spazio tradizionale. Un elemento essenziale, in qualsiasi spazio – e dunque anche nel cyberspazio così concepito – è quel-lo del potere. È insomma necessario riflettere sulle nuove articolazioni del potere e sugli attori che agiscono nel cyberspazio: l’influenza delle nuove articolazioni del potere ha ripercussioni sul-le configurazioni spaziali, e ciò avviene alle diverse scale. L’impatto della diffusione dell’informazione (di ambito privato o pubblico, individuale o col-lettivo, ludico o educativo...) dipende allo stesso titolo dal ricettore, che guarda, legge, assume, e da tutte le reazioni che ne conseguono, che possono a loro volta materializzarsi in varie forme, tanto nello spazio «virtuale» quanto in quello «reale» (dimensione performativa dei media); le in-terazioni quasi «fusive» tra i due spazi lo mostrano chiaramente – il flash mob ne è un esempio perfetto. L’insieme che così prende forma costituisce l’oggetto della nostra ricerca – la questione delle «comunicazioni non convenzionali» – e si presenta così interconnesso che è difficile prenderne in conto un aspetto solo. Davanti a questa realtà multiforme e multiscalare, il geografo non può non riflettere sullo statuto che attribuisce allo spazio. Nella prospettiva di contribuire a questa rifles-sione, sembra interessante percorrere le varie concezioni o tappe – secondo i punti di vista – della concettualizzazione della dimensione spaziale (dallo spazio kantiano al territorio). Qual è la di-mensione spaziale del geografo oggi? O meglio: come può il geografo inserire la «nuova» dimen-sione cyberspaziale nella sua concezione «tradizionale» dello spazio? La dimensione virtuale ma-nifesta vari aspetti che si fondono inevitabilmente con la «realtà». Non si tratta di opporre il mon-do reale al mondo virtuale o lo spazio reale a quello virtuale, ma di esaminarli nelle continuità e discontinuità che li caratterizzano, nelle complementarità e nelle retroazioni, e anche nei loro con-flitti. Non sono, del resto, solo le nuove tecnologie a produrre comunicazione non convenzionale: anche i media più tradizionali possono incidere fortemente sulle configurazioni del cyberspazio, o su come queste vengono percepite. In un simile quadro anche le forme di partecipazione e di de-mocrazia vengono rivoluzionate, dischiudendo nuove opportunità e nuovi rischi che i diversi con-tributi in questo volume analizzano, da prospettive anche assai diverse tra loro. In queste nuove opportunità e rischi è immersa anche la geografia sociale, che, per capacità di azione e perfino di «interferenza», può trovarsi ad avere un rapporto del tutto nuovo con i suoi oggetti di studio. Certo è che l’esercizio del potere e la competizione tra i vari tipi di potere si manifestano in ogni me-dium tanto quanto ne sono rappresentati. Con queste potenzialità, una ricerca sociale può dirsi realmente compiuta se non ottiene (o se non cerca) una ricaduta sul contesto sociale studiato?
2012
978-88-548-4642-5
Communication vectors are to be understood in the broad sense: from television to daily press, from sms to forums (etc.) and they can be both containers and contents. Indeed, they are simulta-neously instrument (with their own structures, organizations, production methods...) and infor-mation, itself the product and result of a context, of an history (political, social, cultural, econom-ic...) and eventually of tensions or even conflicts... We can also specify the nature of in-formation: disinformation, non-information, counter-information (etc.); here we introduce another level of the reflection developed in this work, namely the stakes and democratic challenges, the relations (and exercise) of power inside these non-conventional communications. Taking the cyborg meta-phor as a reference, we may consider cyberspace as a «traditional» space expanded by means of technological innovations, with innovative features. An essential element in any space – and therefore also in cyberspace – is that of power. For this reason it appears necessary to reflect on the new articulations of power and on the actors who act in cyberspace: power and actors are rele-vant in shaping spatial configurations, and this happens at different scales. The impact of this information spreading (private or public, individual or collective, entertain-ing or educational ...) also depends on the receiver, that is to say the one who looks, reads and re-ceives and depends on all consequent reactions, which can materialize under various forms, in the «virtual» space as well as in the «real» space (performative dimension of media); the almost «fu-sional» interactions between the two spaces show it clearly - the flash mob is a perfect example. The complex thus shaped is the object of research - the issue of «non-conventional communica-tions» - and it is difficult to consider one single aspect alone, as they are all strictly interlaced. Faced with this multiform and multi-scalar reality, the geographer is obliged to think about the status of the space today. To contribute to this reflection, it’s interesting to go over the different conceptions - or different phases, depending on the point of view – of the conceptualization of the spatial dimension (from Kantian space to territory). Which is the spatial dimension of the nowa-days geographer or better how can he integrate this «new» cyber-space evolution to his «tradition-al» conception of space? The virtual dimension has different facets merging inevitably with «real-ity». It’s not a question of opposing virtual to real world or virtual to real space, but to consider them in their continuities and distinctions, in their complementarities and their retroactions or even in their conflicts. Unconventional communications are not only realized by new technolo-gies: even the more traditional media can impact heavily on configurations of cyberspace, or even in the way the cyberspace is perceived. In a in a similar framework, even democracy and the par-ticipatory forms are being revolutionized, opening up new opportunities and new risks that are an-alyzed from different perspectives by the various essays in the volume. Even social geography is «surrounded» by these opportunities and risks, that create a «new relationship» with studied items. That is sure: the exertion of power and competition between different types of power, reveal and reflect oneselves in the medium. May we really consider accomplished a social research that don’t get (or don’t seek) an «impact» on the social context studied?
Les vecteurs de communications sont à entendre au sens large : de la télévision à la presse quo-tidienne, des sms aux forum (etc.), et à la fois comme contenant et contenu. En effet, ils sont si-multanément instrument (avec leurs propres structures, organisations, modalités de production…) et information, elle-même, produit et résultat d’un contexte, d’une histoire (politique, sociale, cul-turelle, économique…) et éventuellement de tensions voire de conflits... On peut d’ailleurs décli-ner la nature de l’in-formation : désinformation, non-information, contre-information (etc.) qui ouvre sur l’autre pan de la réflexion menée dans cet ouvrage c’est-à-dire les enjeux démocratiques et les rapports (et l’exercice) du pouvoir au sein de ces « nouvelles » technologies et de ces com-munications non conventionnelles. Si l’on prend la métaphore du cyborg comme une référence, alors le cyberespace peut être considéré comme un espace élargi par l’innovation technologique, avec des caractéristiques nouvelles par rapport à l'espace traditionnel. Un élément essentiel dans n'importe quel espace – et dans le cyberespace ainsi défini – est celui du pouvoir. Il faut donc réfléchir à la nouvelle structure du pouvoir et à ses nouveaux acteurs. L'influence des nouvelles arti-culations du pouvoir a des effets sur les configurations spatiales et cela se produit à différentes échelles. L’impact de cette diffusion informative (d’ordre privé ou public, individuel ou collectif, lu-dique ou éducatif…) dépend également du récepteur c’est-à-dire de qui regarde, lit, reçoit et de toutes les réactions qui s’en suivent, qui elles aussi peuvent se matérialiser différemment aussi bien dans l’espace « virtuel » que dans l’espace « réel » (dimension performative des médias) ; les interactions presque « fusionnelles » entre les deux le montrent bien – le flash mob en constitue un exemple parfait. Le complexe ainsi constitué forme l’objet de recherche – la question des « communications non-conventionnelles » – et il est difficile d’en envisager qu’un seul aspect, tant ils sont enchevêtrés. Devant cette réalité multiforme et multiscalaire, le géographe ne peut que s’interroger sur le statut qu’il donne à l’espace aujourd’hui. Pour contribuer à cette réflexion, il paraît intéressant de par-courir différentes conceptions ou différentes étapes –selon les points de vues– de la conceptualisa-tion de la dimension spatiale (de l’espace kantien au territoire). Quelle est la dimension spatiale du géographe aujourd’hui ou mieux comment le géographe peut-il intégrer cette « nouvelle » évo-lution cyber-spatiale à sa conception « traditionnelle » de l’espace ? La dimension virtuelle pré-sente différentes facettes qui fusionnent inévitablement avec la « réalité ». Il ne s’agit pas d’opposer le monde virtuel au monde réel ou encore l’espace virtuel à l’espace réel, mais de les envisager dans leurs continuités et leurs distinctions, dans leurs complémentarités et leurs rétroac-tions voire dans leurs conflits. Mais ce ne sont pas seulement les nouvelles technologies de com-munication à produire de la communication non conventionnelle: même les médias plus tradition-nels peuvent jouer un rôle sur la configurations de l’espace et la façon dont l’espace est per-çu. Dans un tel cadre, les formes de participation et de démocratie sont innovées, en offrant des nouvelles possibilités et apportant des nouveaux risques. Dans ces nouvelles opportunités et nou-veaux risques est immergé la géographie sociale, qui peut avoir une toute nouvelle relation avec ses objets d’étude. Une chose est certaine : l’exercice du pouvoir et la compétition entre les diffé-rents types de pouvoir se manifestent tout autant qu’elles se reflètent dans le medium. Grâce à ces possibilités, une recherche en sciences sociales peut-elle être considérée comme accomplie si si elle n'obtient pas (ou ne cherche pas) un impact sur lsur le contexte social étudiée?
Dumont, I. (2012). Vers une géographie sociale "augmentée"? Réflexions liminaires. In Cerreti Dumont Tabusi (a cura di), Geografia sociale e democrazia. La sfida della comunicazione (pp. 9-24). Roma : Aracne [10.4399/97888548464252].
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/428987
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