Renata era una donna bellissima, determinata e gentile; una politica brillante e di successo, prima donna a ricoprire il ruolo di assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Nardò; una madre piena di amore per le sue figlie e da loro amatissima; una politica militante, un’attivista attenta ai problemi dell’ambiente e alla difesa dei diritti delle donne. È sempre difficile incorniciare, ritagliare, restituire la biografia di chi non c’è più. Qualsiasi definizione è sempre parziale, incompiuta, non scalfisce nemmeno la superficie della complessità e dello spessore identitario che vuole restituire. La parola “restituzione” suona in questo caso particolarmente appropriata, in quanto permane un divario, ancora da colmare, tra il contributo che Renata Fonte ha dato alla comunità e la visibilità che la sua vicenda ha avuto sin ora nel discorso pubblico italiano e internazionale. Il 21 marzo 2024 nell’ambito del Progetto Roma Tre contro le mafie (Ciotti, Fiorucci, 2024), realizzato dal nostro Ateneo congiuntamente con l’Associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è stata intitolata a Renata Fonte l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche, uno spazio importante di quel Dipartimento dedicato alla sua memoria. Anche questo libro intende contribuire a consolidare le memorie individuali, collettive e pubbliche relative alla sua figura di protagonista della vita politica italiana, al cui impegno non è stata ancora riconosciuta la giusta rilevanza. Renata Fonte è stata assassinata all’età di 33 anni: era una madre con due figlie piccole, una giovane donna che aveva insegnato alla scuola elementare di Nardò e che aveva cominciato a impegnarsi nella vita politica della città, militando nel Partito Repubblicano Italiano, tanto da diventarne segretario cittadino. Si era occupata sia della tutela dei diritti delle donne (era iscritta all’Unione Donne Italiane), sia del Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, in Salento, che dirigeva con passione. Il Comitato era sorto per difendere Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia e dai processi di lottizzazione. Proprio grazie al suo impegno e alla visibilità mediale, che la difesa di Porto Selvaggio aveva acquisito nel dibattito pubblico, la Regione Puglia istituì nel 1980 con una Legge ad hoc il parco, che esiste tuttora. Nel 1982 divenne assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, vincendo contro il candidato locale. In quel ruolo Renata presto si rivelò un assessore molto scomodo per i poteri criminali che volevano controllare quei territori; con le sue competenze fu capace di individuare illeciti ambientali e speculazioni edilizie.
Tota, A.L. (2026). Chi era Renata Fonte? Memoria pubblica e artefatti culturali. In Emilia Fiandra, Francesca Rispoli (a cura di), Il coraggio della responsabilità Renata Fonte (pp. 71-88). Roma : Roma Tre Press [10.13134/979-12-5977-599-3].
Chi era Renata Fonte? Memoria pubblica e artefatti culturali
Anna Lisa Tota
2026-01-01
Abstract
Renata era una donna bellissima, determinata e gentile; una politica brillante e di successo, prima donna a ricoprire il ruolo di assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Nardò; una madre piena di amore per le sue figlie e da loro amatissima; una politica militante, un’attivista attenta ai problemi dell’ambiente e alla difesa dei diritti delle donne. È sempre difficile incorniciare, ritagliare, restituire la biografia di chi non c’è più. Qualsiasi definizione è sempre parziale, incompiuta, non scalfisce nemmeno la superficie della complessità e dello spessore identitario che vuole restituire. La parola “restituzione” suona in questo caso particolarmente appropriata, in quanto permane un divario, ancora da colmare, tra il contributo che Renata Fonte ha dato alla comunità e la visibilità che la sua vicenda ha avuto sin ora nel discorso pubblico italiano e internazionale. Il 21 marzo 2024 nell’ambito del Progetto Roma Tre contro le mafie (Ciotti, Fiorucci, 2024), realizzato dal nostro Ateneo congiuntamente con l’Associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è stata intitolata a Renata Fonte l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche, uno spazio importante di quel Dipartimento dedicato alla sua memoria. Anche questo libro intende contribuire a consolidare le memorie individuali, collettive e pubbliche relative alla sua figura di protagonista della vita politica italiana, al cui impegno non è stata ancora riconosciuta la giusta rilevanza. Renata Fonte è stata assassinata all’età di 33 anni: era una madre con due figlie piccole, una giovane donna che aveva insegnato alla scuola elementare di Nardò e che aveva cominciato a impegnarsi nella vita politica della città, militando nel Partito Repubblicano Italiano, tanto da diventarne segretario cittadino. Si era occupata sia della tutela dei diritti delle donne (era iscritta all’Unione Donne Italiane), sia del Comitato per la Tutela di Porto Selvaggio, in Salento, che dirigeva con passione. Il Comitato era sorto per difendere Porto Selvaggio dalla speculazione edilizia e dai processi di lottizzazione. Proprio grazie al suo impegno e alla visibilità mediale, che la difesa di Porto Selvaggio aveva acquisito nel dibattito pubblico, la Regione Puglia istituì nel 1980 con una Legge ad hoc il parco, che esiste tuttora. Nel 1982 divenne assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, vincendo contro il candidato locale. In quel ruolo Renata presto si rivelò un assessore molto scomodo per i poteri criminali che volevano controllare quei territori; con le sue competenze fu capace di individuare illeciti ambientali e speculazioni edilizie.| File | Dimensione | Formato | |
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