Questa tesi di dottorato, suddivisa in due parti principali e composta da cinque capitoli (esclusa l’introduzione e le conclusioni), si inserisce in un più ampio campo di ricerca sul rapporto tra la Giudea e l’Imperium Romanum nel periodo compreso tra il 4 a.C./6 d.C. e il 70 d.C. (ossia dalla morte di Erode I e dall’incorporazione della Giudea nella più ampia provincia senatoria di Siria fino allo scoppio della prima rivolta giudaica). L’aspetto innovativo del lavoro risiede nell’applicazione del termine “teocrazia” – coniato dallo storico ebreo Flavio Giuseppe (C. Ap. II. 164-166) non si tratta quindi di un anacronismo terminologico – come prospettiva per analizzare la Giudea romana e alcune delle dinamiche provinciali più importanti (e spesso conflittuali) durante i circa sessant’anni di dominio romano (diretto o attraverso negoziazione con la dinastia erodiana). La “teocrazia” viene considerata come uno strumento concettuale ed ermeneutico unificante per interpretare le cause della rivolta, rivelandone precise connessioni. Domande di partenza per l’analisi del conflitto romano-giudaico sono state: la guerra che ebbe luogo in Giudea tra il 66 e il 70 d.C. può essere davvero considerata – come è stato recentemente affermato – “a famous and unknown War”? Fu davvero una guerra derivante dalla “polarization of two ancient cultures which had previously coexisted amicably without parallel in the early Roman empire”? Questo studio ha evitato di considerare la guerra contro Roma come un conflitto monolitico tra il mondo romano e quello giudaico, culminato inevitabilmente nella Prima Rivolta. Sebbene il titolo – “Teocrazia e Impero” – possa a prima vista evocare un “Clash of Ancient Civilizations”, nell’elaborato si è deliberatamente evitato di considerare la Prima guerra giudaico-romana da una prospettiva deterministica, sia nella valutazione critica delle sue cause sia nella determinazione dell’esito della rivolta. Nell’esaminare lo scoppio della Prima rivolta giudaica, si ritiene che la ricerca debba ovviamente tener conto delle rivalità etniche e locali che erano state in gran parte trascurate fino al lavoro di Steve Mason (2016) e che potrebbero certamente spiegare vari episodi di tensione sociale che culminarono nel conflitto. Tuttavia, questa situazione di conflitto regionale non deve prevalere su altre motivazioni ideologiche, come in particolare una mentalità teocratica radicale che spinse i cosiddetti (terminologicamente) ribelli giudei a intraprendere una “guerra santa” contro Roma, o la naturale rivalità tra il culto imperiale e il culto di YHWH. Sulla base del lavoro di Katell Berthelot (2016; 2021) è stata quindi sollevata la questione se l’Imperium Romanum fosse semplicemente un altro impero nella storia del dominio straniero su Israele o se avesse rappresentato davvero una sfida unica per gli Ebrei. La risposta concorda con quella della studiosa francese: “l’Imperium Romanum ha effettivamente rappresentato una sfida unica per gli ebrei”. Questo perché, secondo questa dissertazione, l’Impero Romano ha posto una deliberata sfida ideologica alla visione teocratica ebraica. Per la prima volta, i Giudei si trovarono di fronte ad un popolo le cui pretese imperialistiche – proprio perché paradossalmente simili nelle loro premesse di elezione e vocazione divina – potevano rappresentare una seria minaccia attraverso la figura stessa dell’Imperatore nel suo confronto con il Dio dei Giudei e con la stessa sacralità della Terra di Israele e la centralità del suo Tempio a Gerusalemme. Si dovrebbe dunque parlare non solo di Giudeofobia, la reazione di Roma alle “peculiarità” politico-religiose ebraiche, ma anche di Romanofobia (come sottolineato da Werner Eck 2024), ovvero la reazione degli Ebrei al timore delle ambizioni divino-universali di Roma e del suo primo rappresentante.
Lorenzini, F. (2026). Teocrazia e Impero. Alle origini della prima rivolta giudaica.
Teocrazia e Impero. Alle origini della prima rivolta giudaica
Francesca Lorenzini
2026-05-22
Abstract
Questa tesi di dottorato, suddivisa in due parti principali e composta da cinque capitoli (esclusa l’introduzione e le conclusioni), si inserisce in un più ampio campo di ricerca sul rapporto tra la Giudea e l’Imperium Romanum nel periodo compreso tra il 4 a.C./6 d.C. e il 70 d.C. (ossia dalla morte di Erode I e dall’incorporazione della Giudea nella più ampia provincia senatoria di Siria fino allo scoppio della prima rivolta giudaica). L’aspetto innovativo del lavoro risiede nell’applicazione del termine “teocrazia” – coniato dallo storico ebreo Flavio Giuseppe (C. Ap. II. 164-166) non si tratta quindi di un anacronismo terminologico – come prospettiva per analizzare la Giudea romana e alcune delle dinamiche provinciali più importanti (e spesso conflittuali) durante i circa sessant’anni di dominio romano (diretto o attraverso negoziazione con la dinastia erodiana). La “teocrazia” viene considerata come uno strumento concettuale ed ermeneutico unificante per interpretare le cause della rivolta, rivelandone precise connessioni. Domande di partenza per l’analisi del conflitto romano-giudaico sono state: la guerra che ebbe luogo in Giudea tra il 66 e il 70 d.C. può essere davvero considerata – come è stato recentemente affermato – “a famous and unknown War”? Fu davvero una guerra derivante dalla “polarization of two ancient cultures which had previously coexisted amicably without parallel in the early Roman empire”? Questo studio ha evitato di considerare la guerra contro Roma come un conflitto monolitico tra il mondo romano e quello giudaico, culminato inevitabilmente nella Prima Rivolta. Sebbene il titolo – “Teocrazia e Impero” – possa a prima vista evocare un “Clash of Ancient Civilizations”, nell’elaborato si è deliberatamente evitato di considerare la Prima guerra giudaico-romana da una prospettiva deterministica, sia nella valutazione critica delle sue cause sia nella determinazione dell’esito della rivolta. Nell’esaminare lo scoppio della Prima rivolta giudaica, si ritiene che la ricerca debba ovviamente tener conto delle rivalità etniche e locali che erano state in gran parte trascurate fino al lavoro di Steve Mason (2016) e che potrebbero certamente spiegare vari episodi di tensione sociale che culminarono nel conflitto. Tuttavia, questa situazione di conflitto regionale non deve prevalere su altre motivazioni ideologiche, come in particolare una mentalità teocratica radicale che spinse i cosiddetti (terminologicamente) ribelli giudei a intraprendere una “guerra santa” contro Roma, o la naturale rivalità tra il culto imperiale e il culto di YHWH. Sulla base del lavoro di Katell Berthelot (2016; 2021) è stata quindi sollevata la questione se l’Imperium Romanum fosse semplicemente un altro impero nella storia del dominio straniero su Israele o se avesse rappresentato davvero una sfida unica per gli Ebrei. La risposta concorda con quella della studiosa francese: “l’Imperium Romanum ha effettivamente rappresentato una sfida unica per gli ebrei”. Questo perché, secondo questa dissertazione, l’Impero Romano ha posto una deliberata sfida ideologica alla visione teocratica ebraica. Per la prima volta, i Giudei si trovarono di fronte ad un popolo le cui pretese imperialistiche – proprio perché paradossalmente simili nelle loro premesse di elezione e vocazione divina – potevano rappresentare una seria minaccia attraverso la figura stessa dell’Imperatore nel suo confronto con il Dio dei Giudei e con la stessa sacralità della Terra di Israele e la centralità del suo Tempio a Gerusalemme. Si dovrebbe dunque parlare non solo di Giudeofobia, la reazione di Roma alle “peculiarità” politico-religiose ebraiche, ma anche di Romanofobia (come sottolineato da Werner Eck 2024), ovvero la reazione degli Ebrei al timore delle ambizioni divino-universali di Roma e del suo primo rappresentante.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


