L’intervento si propone di indagare il senso di alcune ricorrenze e differenze del pensiero storiografico che Ferdinando Taviani (1943-2020) ha sviluppato tramite la vicinanza e l’osservazione delle pratiche dell’Odin Teatret (cfr. ad es. il suo L’acritica, gli attori. Lettera dal campo, in «Quaderni di Teatro», n. 5, agosto 1979) e delle proposte ermeneutiche avanzate da Hans-Thies Lehmann (1944-2002) nel suo Postdramatisches Theater (1999, traduzione italiana Il teatro postdrammatico Bologna, Cue Press, 2017). Lehmann si colloca dichiaratamente secondo una prospettiva estetica, “da spettatore”, mentre Taviani rivendica e difende il valore di un punto di vista vicino al territorio delle pratiche; idealmente onnicomprensivo, nelle intenzioni, lo sguardo di Lehmann, orientato a una motivata selezione di esempi significativi quello di Taviani. Pur guardando il teatro da prospettive opposte, e muovendosi da diversi punti di osservazione, i loro studi sembrano però avere più di un importante punto di incontro, concordando in particolare sulla necessaria attivazione, nelle pratiche teatrali contemporanee, dell’immaginazione dello spettatore, e sull’importanza della ricezione soggettiva delle pratiche spettacolari.
Di Tizio, R. (2025). Comparing Aesthetic Approaches to Theatre Studies and Theatre Anthropology: An ‘Impossible Dialogue’ between Ferdinando Taviani and Hans-Thies Lehmann. In S.S. Francesco Ceraolo (a cura di), Odin Teatret. 60 anni lunghi un giorno (pp. 178-189). Imola : Cue Press.
Comparing Aesthetic Approaches to Theatre Studies and Theatre Anthropology: An ‘Impossible Dialogue’ between Ferdinando Taviani and Hans-Thies Lehmann
Raffaella Di Tizio
2025-01-01
Abstract
L’intervento si propone di indagare il senso di alcune ricorrenze e differenze del pensiero storiografico che Ferdinando Taviani (1943-2020) ha sviluppato tramite la vicinanza e l’osservazione delle pratiche dell’Odin Teatret (cfr. ad es. il suo L’acritica, gli attori. Lettera dal campo, in «Quaderni di Teatro», n. 5, agosto 1979) e delle proposte ermeneutiche avanzate da Hans-Thies Lehmann (1944-2002) nel suo Postdramatisches Theater (1999, traduzione italiana Il teatro postdrammatico Bologna, Cue Press, 2017). Lehmann si colloca dichiaratamente secondo una prospettiva estetica, “da spettatore”, mentre Taviani rivendica e difende il valore di un punto di vista vicino al territorio delle pratiche; idealmente onnicomprensivo, nelle intenzioni, lo sguardo di Lehmann, orientato a una motivata selezione di esempi significativi quello di Taviani. Pur guardando il teatro da prospettive opposte, e muovendosi da diversi punti di osservazione, i loro studi sembrano però avere più di un importante punto di incontro, concordando in particolare sulla necessaria attivazione, nelle pratiche teatrali contemporanee, dell’immaginazione dello spettatore, e sull’importanza della ricezione soggettiva delle pratiche spettacolari.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


