La presente ricerca si colloca nell'intersezione tra educazione degli adulti, lifelong learning ed esclusione sociale estrema, esplorando la relazione tra la condizione di homelessness e lo sviluppo di competenze strategiche. Muovendo dal presupposto che la vita in strada non possa essere ridotta a una somma di deficit individuali, ma si configuri come un contesto che impone lo sviluppo intensivo di capacitazioni interne nel senso di Nussbaum, la ricerca si propone di rendere visibile un patrimonio di apprendimento tacito sistematicamente ignorato dalla letteratura pedagogica e dalle pratiche dei servizi. Il quadro teorico articola tre piani concettuali interconnessi. Sul piano della comprensione del fenomeno, l'homelessness viene interpretata attraverso il Capability Approach di Sen e Nussbaum come condizione di decapacitazione delle libertà sostanziali, che interroga il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale. Sul piano dell'apprendimento, la vita in strada viene teorizzata come dilemma disorientante permanente nel senso di Mezirow: un contesto che costringe l'adulto a una riflessione critica continua sugli schemi interpretativi, generando apprendimento trasformativo non istituzionalizzato. Sul piano del riconoscimento, la ricerca si inserisce nel quadro delle politiche europee e italiane sulla validazione degli apprendimenti non formali e informali, adottando il quadro LifeComp della Commissione Europea come standard di riferimento per la sua trasversalità e potenziale spendibilità istituzionale. Il disegno della ricerca si colloca nel paradigma ecologico di Mortari e adotta una logica mixed methods articolata in tre fasi. La prima fase ha condotto un'indagine nazionale tramite questionario CAWI somministrato a 244 operatori dei servizi per persone senza dimora attraverso la rete fio.PSD, rilevando le loro rappresentazioni sulle competenze dei beneficiari. La seconda ha realizzato 50 interviste ad alta strutturazione con persone senzatetto presso la mensa dell'Opera Don Calabria di Roma, raccogliendo le loro autovalutazioni. La terza ha definito e implementato un dispositivo educativo di accompagnamento biografico-narrativo con 9 partecipanti, di cui 7 hanno completato il percorso producendo un Documento di trasparenza. I risultati evidenziano una divergenza significativa tra i paradigmi degli operatori e quelli delle persone senzatetto. Il 91% degli operatori riconosce che la vita in strada genera competenze specifiche, ma la loro gerarchia di riconoscimento privilegia le competenze funzionali e logistiche, rendendo quasi invisibili quelle legate alla cura del sé e alla regolazione emotiva. Le persone senzatetto, all'opposto, si autovalutano con maggiore padronanza nelle competenze identitarie — igiene personale, autoregolazione, comunicazione — che costituiscono una strategia di resistenza alla deumanizzazione. L'analisi qualitativa delle interviste biografiche ha permesso di articolare le competenze sviluppate in strada in quattro aree: sopravvivere, ottenere e gestire le risorse, relazionarsi e navigare socialmente, gestire il proprio benessere. I Documenti di trasparenza prodotti nel corso del dispositivo hanno consentito di costruire uno standard di riferimento delle competenze LifeComp adattato al contesto dell'homelessness — primo tentativo di questo tipo nella letteratura pedagogica italiana e internazionale. La ricerca contribuisce su quattro piani originali: estende il paradigma del lifelong learning alla grave emarginazione adulta; integra il Capability Approach dimostrando che l'homelessness è simultaneamente privazione di capacitazioni combinate e sviluppo di capacitazioni interne; interpreta il riconoscimento come atto di pedagogia critica nel senso di Freire; definisce un contributo metodologico con la proposta di uno standard specifico per il riconoscimento delle competenze in contesti di marginalità. Le implicazioni operative orientano verso un welfare generativo capace di valorizzare l'agency delle persone, superando la logica assistenzialistica a favore di un approccio promozionale allo sviluppo umano.
Serra, G. (2026). ESCLUSIONE SOCIALE E APPRENDIMENTO IN UNA PROSPETTIVA DI LIFELONG LEARNING. Lo sviluppo delle competenze strategiche nell’esperienza dell’homelessness.
ESCLUSIONE SOCIALE E APPRENDIMENTO IN UNA PROSPETTIVA DI LIFELONG LEARNING. Lo sviluppo delle competenze strategiche nell’esperienza dell’homelessness
Serra Giovanni
2026-06-12
Abstract
La presente ricerca si colloca nell'intersezione tra educazione degli adulti, lifelong learning ed esclusione sociale estrema, esplorando la relazione tra la condizione di homelessness e lo sviluppo di competenze strategiche. Muovendo dal presupposto che la vita in strada non possa essere ridotta a una somma di deficit individuali, ma si configuri come un contesto che impone lo sviluppo intensivo di capacitazioni interne nel senso di Nussbaum, la ricerca si propone di rendere visibile un patrimonio di apprendimento tacito sistematicamente ignorato dalla letteratura pedagogica e dalle pratiche dei servizi. Il quadro teorico articola tre piani concettuali interconnessi. Sul piano della comprensione del fenomeno, l'homelessness viene interpretata attraverso il Capability Approach di Sen e Nussbaum come condizione di decapacitazione delle libertà sostanziali, che interroga il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale. Sul piano dell'apprendimento, la vita in strada viene teorizzata come dilemma disorientante permanente nel senso di Mezirow: un contesto che costringe l'adulto a una riflessione critica continua sugli schemi interpretativi, generando apprendimento trasformativo non istituzionalizzato. Sul piano del riconoscimento, la ricerca si inserisce nel quadro delle politiche europee e italiane sulla validazione degli apprendimenti non formali e informali, adottando il quadro LifeComp della Commissione Europea come standard di riferimento per la sua trasversalità e potenziale spendibilità istituzionale. Il disegno della ricerca si colloca nel paradigma ecologico di Mortari e adotta una logica mixed methods articolata in tre fasi. La prima fase ha condotto un'indagine nazionale tramite questionario CAWI somministrato a 244 operatori dei servizi per persone senza dimora attraverso la rete fio.PSD, rilevando le loro rappresentazioni sulle competenze dei beneficiari. La seconda ha realizzato 50 interviste ad alta strutturazione con persone senzatetto presso la mensa dell'Opera Don Calabria di Roma, raccogliendo le loro autovalutazioni. La terza ha definito e implementato un dispositivo educativo di accompagnamento biografico-narrativo con 9 partecipanti, di cui 7 hanno completato il percorso producendo un Documento di trasparenza. I risultati evidenziano una divergenza significativa tra i paradigmi degli operatori e quelli delle persone senzatetto. Il 91% degli operatori riconosce che la vita in strada genera competenze specifiche, ma la loro gerarchia di riconoscimento privilegia le competenze funzionali e logistiche, rendendo quasi invisibili quelle legate alla cura del sé e alla regolazione emotiva. Le persone senzatetto, all'opposto, si autovalutano con maggiore padronanza nelle competenze identitarie — igiene personale, autoregolazione, comunicazione — che costituiscono una strategia di resistenza alla deumanizzazione. L'analisi qualitativa delle interviste biografiche ha permesso di articolare le competenze sviluppate in strada in quattro aree: sopravvivere, ottenere e gestire le risorse, relazionarsi e navigare socialmente, gestire il proprio benessere. I Documenti di trasparenza prodotti nel corso del dispositivo hanno consentito di costruire uno standard di riferimento delle competenze LifeComp adattato al contesto dell'homelessness — primo tentativo di questo tipo nella letteratura pedagogica italiana e internazionale. La ricerca contribuisce su quattro piani originali: estende il paradigma del lifelong learning alla grave emarginazione adulta; integra il Capability Approach dimostrando che l'homelessness è simultaneamente privazione di capacitazioni combinate e sviluppo di capacitazioni interne; interpreta il riconoscimento come atto di pedagogia critica nel senso di Freire; definisce un contributo metodologico con la proposta di uno standard specifico per il riconoscimento delle competenze in contesti di marginalità. Le implicazioni operative orientano verso un welfare generativo capace di valorizzare l'agency delle persone, superando la logica assistenzialistica a favore di un approccio promozionale allo sviluppo umano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


