The thesis aims to investigate the functions of anonymity in religious printed production in 16th-Century Italy, at the heart of the dynamics of the Reformation. Far from being a mere lack, anonymity is understood as a strategic practice, situated within a continuum of authorial forms and mobilized to orient reading, adapt discourse, and promote the dissemination of ideas. In a context marked by intense exchanges and the often clandestine circulation of heterodox writings, the thesis seeks to demonstrate that anonymity functioned both as a means of protection against censorship and as a vehicle of discursive efficacy. It also aims to highlight the collective conditions of textual production, involving authors, translators, printers, and publishers, thereby underscoring forms of collective authorship as well as the role of spiritual and editorial networks in the validation and dissemination of texts. The thesis further seeks to elucidate the ambivalent relationship between the Roman Church and anonymity: on the one hand, it condemned anonymity as a potential vehicle of religious dissent and subjected it to control; on the other, it recognized its usefulness in devotional writings, where the absence of the author’s name could encourage a reception focused on doctrinal content. Without claiming exhaustiveness, this study ultimately aims to show that anonymity constitutes a privileged vantage point for analyzing its logics of use (discursive strategies, modes of circulation, and institutional relations) and for grasping the plurality, collective dimension, and instability of authorship in the early age of print.

La tesi si propone di analizzare le funzioni dell’anonimato nella produzione religiosa a stampa dell’Italia del XVI secolo, nel cuore delle dinamiche della Riforma. Lungi dall’essere una semplice mancanza, l’anonimato viene qui considerato come una pratica strategica, inserita in un continuum di forme autoriali e utilizzata per orientare la lettura, adattare il discorso e favorire la diffusione delle idee. In un contesto caratterizzato dall’intensità degli scambi e dalla circolazione spesso clandestina di scritti eterodossi, la tesi intende dimostrare che l’anonimato costituisce al tempo stesso uno strumento di protezione contro la censura e un vettore di efficacia discorsiva. Essa intende inoltre mettere in evidenza le condizioni collettive di produzione dei testi, che coinvolgono autori, traduttori, stampatori e editori, e sottolineare così le forme di autorialità collettiva che caratterizzano tali pratiche, nonché il ruolo delle reti spirituali e editoriali nella convalida e nella diffusione dei contenuti. La tesi mira, inoltre, a far luce sull’ambivalenza del rapporto della Chiesa romana con l’anonimato: da un lato, essa lo condanna in quanto potenziale veicolo di dissidenza religiosa e lo sottopone a controllo; dall’altro, ne riconosce l’utilità in relazione agli scritti devozionali, dove l’occultamento del nome può favorire una ricezione incentrata sul contenuto dottrinale. Senza pretese di esaustività, questo lavoro mira a dimostrare che l’anonimato costituisce un punto di osservazione privilegiato per analizzare le logiche d’uso (strategie discorsive, forme di circolazione e relazioni istituzionali) e per cogliere la pluralità, la dimensione collettiva e l’instabilità della funzione autoriale agli albori della stampa.

Cardaccia, R. (2026). Libri senza autore. L'anonimato nelle controversie religiose dell'Italia del Cinquecento.

Libri senza autore. L'anonimato nelle controversie religiose dell'Italia del Cinquecento

Cardaccia, Raffaello
2026-05-27

Abstract

The thesis aims to investigate the functions of anonymity in religious printed production in 16th-Century Italy, at the heart of the dynamics of the Reformation. Far from being a mere lack, anonymity is understood as a strategic practice, situated within a continuum of authorial forms and mobilized to orient reading, adapt discourse, and promote the dissemination of ideas. In a context marked by intense exchanges and the often clandestine circulation of heterodox writings, the thesis seeks to demonstrate that anonymity functioned both as a means of protection against censorship and as a vehicle of discursive efficacy. It also aims to highlight the collective conditions of textual production, involving authors, translators, printers, and publishers, thereby underscoring forms of collective authorship as well as the role of spiritual and editorial networks in the validation and dissemination of texts. The thesis further seeks to elucidate the ambivalent relationship between the Roman Church and anonymity: on the one hand, it condemned anonymity as a potential vehicle of religious dissent and subjected it to control; on the other, it recognized its usefulness in devotional writings, where the absence of the author’s name could encourage a reception focused on doctrinal content. Without claiming exhaustiveness, this study ultimately aims to show that anonymity constitutes a privileged vantage point for analyzing its logics of use (discursive strategies, modes of circulation, and institutional relations) and for grasping the plurality, collective dimension, and instability of authorship in the early age of print.
27-mag-2026
38
SCIENZE POLITICHE
La tesi si propone di analizzare le funzioni dell’anonimato nella produzione religiosa a stampa dell’Italia del XVI secolo, nel cuore delle dinamiche della Riforma. Lungi dall’essere una semplice mancanza, l’anonimato viene qui considerato come una pratica strategica, inserita in un continuum di forme autoriali e utilizzata per orientare la lettura, adattare il discorso e favorire la diffusione delle idee. In un contesto caratterizzato dall’intensità degli scambi e dalla circolazione spesso clandestina di scritti eterodossi, la tesi intende dimostrare che l’anonimato costituisce al tempo stesso uno strumento di protezione contro la censura e un vettore di efficacia discorsiva. Essa intende inoltre mettere in evidenza le condizioni collettive di produzione dei testi, che coinvolgono autori, traduttori, stampatori e editori, e sottolineare così le forme di autorialità collettiva che caratterizzano tali pratiche, nonché il ruolo delle reti spirituali e editoriali nella convalida e nella diffusione dei contenuti. La tesi mira, inoltre, a far luce sull’ambivalenza del rapporto della Chiesa romana con l’anonimato: da un lato, essa lo condanna in quanto potenziale veicolo di dissidenza religiosa e lo sottopone a controllo; dall’altro, ne riconosce l’utilità in relazione agli scritti devozionali, dove l’occultamento del nome può favorire una ricezione incentrata sul contenuto dottrinale. Senza pretese di esaustività, questo lavoro mira a dimostrare che l’anonimato costituisce un punto di osservazione privilegiato per analizzare le logiche d’uso (strategie discorsive, forme di circolazione e relazioni istituzionali) e per cogliere la pluralità, la dimensione collettiva e l’instabilità della funzione autoriale agli albori della stampa.
La thèse vise à interroger les fonctions de l’anonymat dans la production religieuse imprimée de l’Italie du XVIe siècle, au cœur des dynamiques de la Réforme. Loin d’être un simple manque, l’anonymat y est envisagé comme une pratique stratégique, inscrite dans un continuum de formes auctoriales et mobilisée pour orienter la lecture, adapter le discours et favoriser la diffusion des idées. Dans un contexte marqué par l’intensité des échanges et la circulation souvent clandestine d’écrits hétérodoxes, la thèse veut montrer que l’anonymat constitue à la fois un instrument de protection face à la censure et un vecteur d’efficacité discursive. Elle entend également mettre en évidence les conditions collectives de production des textes, impliquant auteurs, traducteurs, imprimeurs et éditeurs, et ainsi souligner les formes d’auctorialité collective qui caractérisent ces pratiques, ainsi que le rôle des réseaux spirituels et éditoriaux dans la validation et la diffusion des contenus. La thèse vise en outre à éclairer l’ambivalence du rapport de l’Église romaine à l’anonymat : d’une part, elle le condamne comme support potentiel de dissidence religieuse et le soumet au contrôle ; d’autre part, elle en reconnaît l’utilité dans les écrits dévotionnels, où l’effacement du nom peut favoriser une réception centrée sur le contenu doctrinal. Sans prétendre à l’exhaustivité, ce travail vise à montrer que l’anonymat constitue un observatoire privilégié pour analyser les logiques d’usage (stratégies discursives, formes de circulation et relations institutionnelles) et pour saisir la pluralité, la dimension collective et l’instabilité de l’auctorialité aux premiers temps de l’imprimerie.
Anonimato; Libro a stampa; Riforma; Controriforma; XVI secolo
CARAVALE, GIORGIO
Braida, Lodovica; Lastraioli, Chiara
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Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/550816
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