This essay examines the legal and social condition of women in ancient Rome through the lens of historical-juridical scholarship, taking as its guiding thread the celebrated funerary elogium of Claudia («domum servavit, lanam fecit»). After surveying the historiographical tradition - from the pioneering intuitions of Bachofen and Gimbutas to the foundational studies of Eva Cantarella and Leo Peppe - which progressively redefined the terms of the "woman question" in the Roman world, the author analyzes the principal normative and symbolic devices through which Roman law constructed female identity: the vocabulary of infirmitas and levitas animi, which ideologically justified women's subordination; the institution of marriage in its various forms (confarreatio, coemptio, usus) and the dialectic between divortium and repudium; women's capacity to inherit and the institution of tutela mulierum, which condemned women, even as adults, to remain «in aeternum puella», despite criticisms already voiced in antiquity - with remarkable clarity - by Gaius. The final section is devoted to the mythopoiesis of Lucretia, read as an oxymoronic figure in which "feminine" virtues (pudicitia, marital chastity) and "masculine" ones (courage, capacity for judgment and vengeance) intertwine, embodying at once the paradigm of the domiseda and lanifica matrona and its exception. The essay thus demonstrates how the model of the Roman woman emerged from a permanent tension between legal prescription, social ideology, and the lived practices attested by epigraphic, literary, and juristic sources.

Il saggio ricostruisce, attraverso il prisma della ricerca storico-giuridica, la condizione della donna nella Roma antica, muovendo dal celebre elogio funebre di Claudia («domum servavit, lanam fecit») come chiave di lettura dell'intero percorso. Dopo una rassegna degli studi che, dalle intuizioni pionieristiche di Bachofen e Gimbutas fino ai contributi fondativi di Eva Cantarella e Leo Peppe, hanno progressivamente ridefinito la "grammatica" della questione femminile nel mondo romano, l'autrice analizza i principali dispositivi normativi e simbolici attraverso cui il diritto romano costruisce l'identità muliebre: il lessico dell'infirmitas e della levitas animi, che giustifica ideologicamente la subordinazione femminile; l'istituto matrimoniale, nelle sue diverse forme (confarreatio, coemptio, usus) e nella dialettica tra divortium e repudium; la capacità successoria e l'istituto della tutela mulierum, che condanna la donna a restare, anche da adulta, «in aeternum puella», nonostante le critiche già avanzate in antico, con inedita lucidità, da Gaio. L'ultima parte del contributo è dedicata alla mitopoiesi di Lucrezia, letta come figura ossimorica in cui virtù "femminili" (pudicitia, castità coniugale) e "virili" (coraggio, capacità di giudizio e vendetta) si intrecciano, incarnando insieme il paradigma della matrona domiseda e lanifica e la sua eccezione. Il saggio mostra così come il modello della donna romana risulti dalla tensione permanente tra prescrizione giuridica, ideologia sociale e pratiche di vita concretamente attestate dalle fonti epigrafiche, letterarie e giurisprudenziali.

Galeotti, S. (2026). «Domum servavit. Lanam fecit». La donna romana tra realtà giuridica e modelli sociali. In S.M. Daniela Dioguardi (a cura di), Discorso sulla donna (pp. 163-208). Napoli : Jovene.

«Domum servavit. Lanam fecit». La donna romana tra realtà giuridica e modelli sociali

Sara Galeotti
2026-01-01

Abstract

This essay examines the legal and social condition of women in ancient Rome through the lens of historical-juridical scholarship, taking as its guiding thread the celebrated funerary elogium of Claudia («domum servavit, lanam fecit»). After surveying the historiographical tradition - from the pioneering intuitions of Bachofen and Gimbutas to the foundational studies of Eva Cantarella and Leo Peppe - which progressively redefined the terms of the "woman question" in the Roman world, the author analyzes the principal normative and symbolic devices through which Roman law constructed female identity: the vocabulary of infirmitas and levitas animi, which ideologically justified women's subordination; the institution of marriage in its various forms (confarreatio, coemptio, usus) and the dialectic between divortium and repudium; women's capacity to inherit and the institution of tutela mulierum, which condemned women, even as adults, to remain «in aeternum puella», despite criticisms already voiced in antiquity - with remarkable clarity - by Gaius. The final section is devoted to the mythopoiesis of Lucretia, read as an oxymoronic figure in which "feminine" virtues (pudicitia, marital chastity) and "masculine" ones (courage, capacity for judgment and vengeance) intertwine, embodying at once the paradigm of the domiseda and lanifica matrona and its exception. The essay thus demonstrates how the model of the Roman woman emerged from a permanent tension between legal prescription, social ideology, and the lived practices attested by epigraphic, literary, and juristic sources.
2026
Il saggio ricostruisce, attraverso il prisma della ricerca storico-giuridica, la condizione della donna nella Roma antica, muovendo dal celebre elogio funebre di Claudia («domum servavit, lanam fecit») come chiave di lettura dell'intero percorso. Dopo una rassegna degli studi che, dalle intuizioni pionieristiche di Bachofen e Gimbutas fino ai contributi fondativi di Eva Cantarella e Leo Peppe, hanno progressivamente ridefinito la "grammatica" della questione femminile nel mondo romano, l'autrice analizza i principali dispositivi normativi e simbolici attraverso cui il diritto romano costruisce l'identità muliebre: il lessico dell'infirmitas e della levitas animi, che giustifica ideologicamente la subordinazione femminile; l'istituto matrimoniale, nelle sue diverse forme (confarreatio, coemptio, usus) e nella dialettica tra divortium e repudium; la capacità successoria e l'istituto della tutela mulierum, che condanna la donna a restare, anche da adulta, «in aeternum puella», nonostante le critiche già avanzate in antico, con inedita lucidità, da Gaio. L'ultima parte del contributo è dedicata alla mitopoiesi di Lucrezia, letta come figura ossimorica in cui virtù "femminili" (pudicitia, castità coniugale) e "virili" (coraggio, capacità di giudizio e vendetta) si intrecciano, incarnando insieme il paradigma della matrona domiseda e lanifica e la sua eccezione. Il saggio mostra così come il modello della donna romana risulti dalla tensione permanente tra prescrizione giuridica, ideologia sociale e pratiche di vita concretamente attestate dalle fonti epigrafiche, letterarie e giurisprudenziali.
Galeotti, S. (2026). «Domum servavit. Lanam fecit». La donna romana tra realtà giuridica e modelli sociali. In S.M. Daniela Dioguardi (a cura di), Discorso sulla donna (pp. 163-208). Napoli : Jovene.
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