Lo sguardo nomade e funambolesco, nelle tensioni speculative che propone, osa danzare su una corda tesa a esporre l'uomo all'infinito intrattenimento con se stesso e il mondo in un gioco esistenziale scandito dal frammento e dalla scrittura aforistica, dirette espressioni di un ricercare come immagine e sbadiglio dell'abisso, maschera e labirinto, potere di una parola che si offre ai simboli e alla poesia. La fisiologia dell'arte dell'ultimo Nietzsche, nelle molteplici e complesse sfumature semantiche, apre una serie di percorsi che trovano note comuni in alcune forti riflessioni dell'ermeneutica contemporanea e del decostruzionismo, avvalorando ancora la forte attualità speculativa nietzscheana nel denunciare una forte riduzione delle capacità di ricezione sensoriale e di partecipazione esperienziale dell'uomo verso ciò che lo circonda e di cui ha dimenticato di essere parte vitale come pensiero incarnato, che provi heideggeriamente interesse a vivere nel paradosso della crisi della ragione, non relegando l'arte a svolgere la mera funzione di stordimento e alienazione per l'incapacità di vivere nella tracotanza di uno spirito libero e leggero, l'inevitabile tragedia dell'esistenza.
Nunnari, P. (2004). Lo sguardo del funambolo. Esperienze di estetica nietzscheana. Milano : Franco Angeli.
Lo sguardo del funambolo. Esperienze di estetica nietzscheana
Patrizia Nunnari
2004-01-01
Abstract
Lo sguardo nomade e funambolesco, nelle tensioni speculative che propone, osa danzare su una corda tesa a esporre l'uomo all'infinito intrattenimento con se stesso e il mondo in un gioco esistenziale scandito dal frammento e dalla scrittura aforistica, dirette espressioni di un ricercare come immagine e sbadiglio dell'abisso, maschera e labirinto, potere di una parola che si offre ai simboli e alla poesia. La fisiologia dell'arte dell'ultimo Nietzsche, nelle molteplici e complesse sfumature semantiche, apre una serie di percorsi che trovano note comuni in alcune forti riflessioni dell'ermeneutica contemporanea e del decostruzionismo, avvalorando ancora la forte attualità speculativa nietzscheana nel denunciare una forte riduzione delle capacità di ricezione sensoriale e di partecipazione esperienziale dell'uomo verso ciò che lo circonda e di cui ha dimenticato di essere parte vitale come pensiero incarnato, che provi heideggeriamente interesse a vivere nel paradosso della crisi della ragione, non relegando l'arte a svolgere la mera funzione di stordimento e alienazione per l'incapacità di vivere nella tracotanza di uno spirito libero e leggero, l'inevitabile tragedia dell'esistenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


