ABSTRACT Le autobiografie di persone con disturbi da dipendenza mostrano una peculiare frattura temporale del sé, in cui il presente del craving coesiste con la memoria di un sé integro precedente alla frattura e con la proiezione di un sé possibile orientato al recupero. Il presente contributo sostiene che la metafora – lungi dall’essere un semplice ornamento – costituisca il dispositivo cognitivo-narrativo attraverso cui tale continuità fratturata viene, almeno provvisoriamente, sostenuta e resa narrabile. A partire da un’analisi corpus-based delle interviste raccolte nell’ambito del progetto INROAD (PRIN 2020), condotta su tre gruppi di parlanti italiani (26 pazienti con dipendenza, 24 fumatori abituali e 25 controlli non clinici), si mostra come gli scenari metaforici attivati dai pazienti configurino tre architetture temporali asimmetriche – un passato sovradeterminato, un presente organizzato intorno a scenari di confinamento e un futuro sotto-articolato – e come essi operino secondo una logica di contenimento compensativo: una funzione aggiuntiva della metafora, propria delle condizioni di frattura narrativa, che si affianca alle funzioni classiche di concettualizzazione, inquadramento prospettico e narrazione condensata. Nel sé dipendente, la metafora non si limita a descrivere l’esperienza ma la condensa e la trattiene.
Garello, S. (2026). La mente dipendente nel tempo. Metafore, memoria, identità narrativa nelle autobiografie di persone con disturbi da dipendenza. In Il tempo al plurale. Memoria, identità, linguaggi (pp. 401-418). Roma : Roma Tre Press.
La mente dipendente nel tempo. Metafore, memoria, identità narrativa nelle autobiografie di persone con disturbi da dipendenza
stefana garello
2026-01-01
Abstract
ABSTRACT Le autobiografie di persone con disturbi da dipendenza mostrano una peculiare frattura temporale del sé, in cui il presente del craving coesiste con la memoria di un sé integro precedente alla frattura e con la proiezione di un sé possibile orientato al recupero. Il presente contributo sostiene che la metafora – lungi dall’essere un semplice ornamento – costituisca il dispositivo cognitivo-narrativo attraverso cui tale continuità fratturata viene, almeno provvisoriamente, sostenuta e resa narrabile. A partire da un’analisi corpus-based delle interviste raccolte nell’ambito del progetto INROAD (PRIN 2020), condotta su tre gruppi di parlanti italiani (26 pazienti con dipendenza, 24 fumatori abituali e 25 controlli non clinici), si mostra come gli scenari metaforici attivati dai pazienti configurino tre architetture temporali asimmetriche – un passato sovradeterminato, un presente organizzato intorno a scenari di confinamento e un futuro sotto-articolato – e come essi operino secondo una logica di contenimento compensativo: una funzione aggiuntiva della metafora, propria delle condizioni di frattura narrativa, che si affianca alle funzioni classiche di concettualizzazione, inquadramento prospettico e narrazione condensata. Nel sé dipendente, la metafora non si limita a descrivere l’esperienza ma la condensa e la trattiene.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


