A misura che progrediscono le applicazioni tecnologiche all’esercizio della medicina, diviene più viva l’esigenza di governare queste innovazioni, perché l’arte della cura resti sempre “centratasull’umano”. Già nel 1971 l’oncologo Potter, di fronte alle sfide poste alle scienze biomediche,auspicava la necessità di una nuova saggezza che fornisse la “conoscenza di come usare la conoscenza”. Oggi tale appello è diventato più pressante, ma anche più indeterminato e controversonel contenuto. La relazione medico paziente, cardine della medicina, già in crisi a causa di un modello di cure atomizzato e suddiviso in tante singole prestazioni orientate spesso più alla malattia che almalato, sta ulteriormente trasformandosi per l’introduzione dell’IA nella prassi clinica. Se essa offre indubbiamente strumenti efficaci per diagnosi più rapide e precise, solleva anche interrogativi antropologici ed etici a cui la medicina da sola non è in grado di rispondere. Da un lato, i dispositivi tecnologici rischiano di produrre il declino delle relazioni dirette a favore di quelle mediate, con la disgregazione dell’atto medico, essenzialmente strutturato attorno alla fiducia del paziente e allapromessa di cura del professionista. Dall’altro, il malato, privato del supporto relazionale, è tentato di sottrarsi alla malattia sottraendosi alla stessa medicina, vista come minaccia alla sua autonomia.Questi due disagi, del medico e del malato, hanno una radice antropologica, per cui si rende indispensabile una metamedicina, dove concetti come natura, vita, malattia, cura, persona, autonomia siano collocati in un orizzonte di senso. Attingere all’eredità di alcuni filosofi del ‘900, che hanno privilegiato questi temi spesso da una prospettiva medica, risulta pertanto fecondo perché l’arte di curare resti fedele alla sua identità.

Russo, M.T. (2026). Filosofia e medicina: conoscenza e trasmissione del sapere nell'ars medica. In G.T. Giacomo Maria Arrigo (a cura di), Pensare la conoscenza (pp. 81-98). Roma : Studium.

Filosofia e medicina: conoscenza e trasmissione del sapere nell'ars medica

maria teresa russo
2026-01-01

Abstract

A misura che progrediscono le applicazioni tecnologiche all’esercizio della medicina, diviene più viva l’esigenza di governare queste innovazioni, perché l’arte della cura resti sempre “centratasull’umano”. Già nel 1971 l’oncologo Potter, di fronte alle sfide poste alle scienze biomediche,auspicava la necessità di una nuova saggezza che fornisse la “conoscenza di come usare la conoscenza”. Oggi tale appello è diventato più pressante, ma anche più indeterminato e controversonel contenuto. La relazione medico paziente, cardine della medicina, già in crisi a causa di un modello di cure atomizzato e suddiviso in tante singole prestazioni orientate spesso più alla malattia che almalato, sta ulteriormente trasformandosi per l’introduzione dell’IA nella prassi clinica. Se essa offre indubbiamente strumenti efficaci per diagnosi più rapide e precise, solleva anche interrogativi antropologici ed etici a cui la medicina da sola non è in grado di rispondere. Da un lato, i dispositivi tecnologici rischiano di produrre il declino delle relazioni dirette a favore di quelle mediate, con la disgregazione dell’atto medico, essenzialmente strutturato attorno alla fiducia del paziente e allapromessa di cura del professionista. Dall’altro, il malato, privato del supporto relazionale, è tentato di sottrarsi alla malattia sottraendosi alla stessa medicina, vista come minaccia alla sua autonomia.Questi due disagi, del medico e del malato, hanno una radice antropologica, per cui si rende indispensabile una metamedicina, dove concetti come natura, vita, malattia, cura, persona, autonomia siano collocati in un orizzonte di senso. Attingere all’eredità di alcuni filosofi del ‘900, che hanno privilegiato questi temi spesso da una prospettiva medica, risulta pertanto fecondo perché l’arte di curare resti fedele alla sua identità.
2026
9788838257063
Russo, M.T. (2026). Filosofia e medicina: conoscenza e trasmissione del sapere nell'ars medica. In G.T. Giacomo Maria Arrigo (a cura di), Pensare la conoscenza (pp. 81-98). Roma : Studium.
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