La letteratura del ‘900 ci presenta illustri esempi narrativi nei quali l’ospedale è una grandiosa metafora, come il “Sanatorio Berghof” descritto da Thomas Mann nella Montagna incantata o la “Divisione cancro” dell’omonimo romanzo di Solzenicyn. Forse più sommessa, ma non meno significativa è l’offerta della produzione narrativa italiana, dove la realtà dell’ospedale, più che essere la proiezione di un grande affresco storico, è un luogo-simbolo in cui le contraddizioni dell’esistenza quotidiana appaiono al vivo e sono amplificate le domande di sempre, dove i vissuti dei sani e dei malati si mescolano nell’unica domanda di senso. Pur con le debite differenze di intenti e di stili, nelle narrazioni quasi contemporanee di Calvino, Buzzati e Tobino è possibile trovare la trasfigurazione di un’esperienza autobiografica –il soggiorno in ospedale- che diventa spunto narrativo di una riflessione che non riguarda soltanto la realtà della malattia né solo l’impegno della cura, ma soprattutto il valore dell’esistenza stessa, la dignità dell’essere umano e, naturalmente, il senso della morte. -

MARIA TERESA RUSSO (2007). L’ospedale come metafora: un percorso attraverso la narrativa italiana del ‘900. MEDIC. METODOLOGIA DIDATTICA E INNOVAZIONE CLINICA, settembre 2007, 43-58..

L’ospedale come metafora: un percorso attraverso la narrativa italiana del ‘900

RUSSO, MARIA TERESA
2007

Abstract

La letteratura del ‘900 ci presenta illustri esempi narrativi nei quali l’ospedale è una grandiosa metafora, come il “Sanatorio Berghof” descritto da Thomas Mann nella Montagna incantata o la “Divisione cancro” dell’omonimo romanzo di Solzenicyn. Forse più sommessa, ma non meno significativa è l’offerta della produzione narrativa italiana, dove la realtà dell’ospedale, più che essere la proiezione di un grande affresco storico, è un luogo-simbolo in cui le contraddizioni dell’esistenza quotidiana appaiono al vivo e sono amplificate le domande di sempre, dove i vissuti dei sani e dei malati si mescolano nell’unica domanda di senso. Pur con le debite differenze di intenti e di stili, nelle narrazioni quasi contemporanee di Calvino, Buzzati e Tobino è possibile trovare la trasfigurazione di un’esperienza autobiografica –il soggiorno in ospedale- che diventa spunto narrativo di una riflessione che non riguarda soltanto la realtà della malattia né solo l’impegno della cura, ma soprattutto il valore dell’esistenza stessa, la dignità dell’essere umano e, naturalmente, il senso della morte. -
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