There is one point in Hamlet where Shakespeare portrays en abîme the part the audience is called to perform in the understanding of the play, and it hints at a transaction which is both frustrating and dangerous: frustrating in the audience's possibility of getting to meaning other than as something made up of patches; dangerous in what could be improperly inferred. This is when Ophelia’s madness is first announced to the queen (in IV.5.4-13) and hearers at court are said ‘to botch’ her words up to make them “fit their own thoughts”. Taking its cue from the metatextual implications of this scene, the essay proposes a theoretical reflection on the problem of comprehending/translating the play, drawing also on examples from English and European literature (Mary Cowden Clarke, Marina Tsvetaeva, Alba de Céspedes) which point to the ways in which women’s writing collects and translates (and re-composes) Ophelia’s scattered words.

C’è un punto in Hamlet in cui Shakespeare produce en abîme la parte che il pubblico è chiamato ad assolvere nella comprensione del dramma, con che si rimanda ad una transazione che è allo stesso tempo frustrante e rischiosa. Siamo nella quinta scena del quarto atto, allorché viene annunciata la follia di Ofelia e gli astanti a corte si sforzano di ‘rappezzare’/tradurre il suo linguaggio allusivo quanto incomprensibile. Partendo dalle implicazioni metatestuali di questa scena, il saggio conduce una riflessione teorica sul problema della comprensione/traduzione di questo dramma, ed esemplifica poi con esempi della letteratura inglese ed europea (Mary Cowden Clarke, Marina Tsvetaeva, Alba de Céspedes) il modo in cui la scrittura femminile raccoglie e traduce / (ricompone) le parole sparse di Ofelia.

DEL SAPIO, M. (2007). “Translating Hamlet / Botching up Ophelia’s Half Sense”. TEXTUS(xx,3), 519-537.

“Translating Hamlet / Botching up Ophelia’s Half Sense”

DEL SAPIO, Maria
2007-01-01

Abstract

C’è un punto in Hamlet in cui Shakespeare produce en abîme la parte che il pubblico è chiamato ad assolvere nella comprensione del dramma, con che si rimanda ad una transazione che è allo stesso tempo frustrante e rischiosa. Siamo nella quinta scena del quarto atto, allorché viene annunciata la follia di Ofelia e gli astanti a corte si sforzano di ‘rappezzare’/tradurre il suo linguaggio allusivo quanto incomprensibile. Partendo dalle implicazioni metatestuali di questa scena, il saggio conduce una riflessione teorica sul problema della comprensione/traduzione di questo dramma, ed esemplifica poi con esempi della letteratura inglese ed europea (Mary Cowden Clarke, Marina Tsvetaeva, Alba de Céspedes) il modo in cui la scrittura femminile raccoglie e traduce / (ricompone) le parole sparse di Ofelia.
There is one point in Hamlet where Shakespeare portrays en abîme the part the audience is called to perform in the understanding of the play, and it hints at a transaction which is both frustrating and dangerous: frustrating in the audience's possibility of getting to meaning other than as something made up of patches; dangerous in what could be improperly inferred. This is when Ophelia’s madness is first announced to the queen (in IV.5.4-13) and hearers at court are said ‘to botch’ her words up to make them “fit their own thoughts”. Taking its cue from the metatextual implications of this scene, the essay proposes a theoretical reflection on the problem of comprehending/translating the play, drawing also on examples from English and European literature (Mary Cowden Clarke, Marina Tsvetaeva, Alba de Céspedes) which point to the ways in which women’s writing collects and translates (and re-composes) Ophelia’s scattered words.
DEL SAPIO, M. (2007). “Translating Hamlet / Botching up Ophelia’s Half Sense”. TEXTUS(xx,3), 519-537.
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