La pianificazione urbanistica è un’attività eminentemente pratica che esamina le combinazioni locali di dispositivi spaziali, urbani, e sociali, ed elabora criticamente la regolazione degli usi e dei cambiamenti possibili dell’assetto spaziale di una società locale. Questa definizione dice -senza sorpresa per alcuno- che l’attività del pianificatore fa uso di tecniche, saperi e risorse di altre discipline, e ne organizza l’impiego in funzione di uno scopo, la regolazione, per il quale costruisce un’importante logica argomentativa. L’argomentazione stabilisce il nesso tra le azioni politiche e l’assetto territoriale, mettendo in relazione valori, obiettivi e strumenti. Non di rado questo nesso ha sapore mitico, sebbene sempre contestualizzato. Per esempio, alcune affermazioni richiedono un grande sforzo: collocare certe popolazioni o certe attività in prossimità o lontananza, preservare edifici o segni antichi, trovare le invarianti di un assetto territoriali. La lunga catena di argomentazioni che presiede questi passaggi contribuisce alla costruzione del senso collettivo e costituisce il punto di maggiore influenza della svolta postmoderna sulla ricerca e la pianificazione. C’è da chiedersi, circa trenta anni dopo, quanto si siano giovate delle opportunità offerte e quanto abbiano superato le sfide incontrate. Questa riflessione sembra opportuna perché si sostiene che una pratica opaca, probabilmente maggioritaria, manifesta una prudenza fin troppo esagerata rispetto ai problemi e alle critiche avanzate in questo periodo; mentre frange più avventurose ma disperse sono a rischio di derive iconoclaste, romantiche e antimoderne forse ormai inattuali. L’antinomia tra modernismo e relativismo può apparire in effetti troppo rigida, mentre si possono mantenere posizioni intermedie di un certo interesse (Beauregard 1991). In questa divaricazione, si sostiene in questa occasione , la ricerca urbana italiana si è smarrita, ha perso il contatto con i fenomeni e la capacità di dare spessore alle interpretazioni. Una riflessione matura su questi ultimi tre decenni potrebbe consentire invece qualche positiva scossa

Cremaschi, M. (2011). Anything goes? Pianificazione, postmodernismo, e oltre. CRIOS, 2.

Anything goes? Pianificazione, postmodernismo, e oltre

CREMASCHI, Marco
2011-01-01

Abstract

La pianificazione urbanistica è un’attività eminentemente pratica che esamina le combinazioni locali di dispositivi spaziali, urbani, e sociali, ed elabora criticamente la regolazione degli usi e dei cambiamenti possibili dell’assetto spaziale di una società locale. Questa definizione dice -senza sorpresa per alcuno- che l’attività del pianificatore fa uso di tecniche, saperi e risorse di altre discipline, e ne organizza l’impiego in funzione di uno scopo, la regolazione, per il quale costruisce un’importante logica argomentativa. L’argomentazione stabilisce il nesso tra le azioni politiche e l’assetto territoriale, mettendo in relazione valori, obiettivi e strumenti. Non di rado questo nesso ha sapore mitico, sebbene sempre contestualizzato. Per esempio, alcune affermazioni richiedono un grande sforzo: collocare certe popolazioni o certe attività in prossimità o lontananza, preservare edifici o segni antichi, trovare le invarianti di un assetto territoriali. La lunga catena di argomentazioni che presiede questi passaggi contribuisce alla costruzione del senso collettivo e costituisce il punto di maggiore influenza della svolta postmoderna sulla ricerca e la pianificazione. C’è da chiedersi, circa trenta anni dopo, quanto si siano giovate delle opportunità offerte e quanto abbiano superato le sfide incontrate. Questa riflessione sembra opportuna perché si sostiene che una pratica opaca, probabilmente maggioritaria, manifesta una prudenza fin troppo esagerata rispetto ai problemi e alle critiche avanzate in questo periodo; mentre frange più avventurose ma disperse sono a rischio di derive iconoclaste, romantiche e antimoderne forse ormai inattuali. L’antinomia tra modernismo e relativismo può apparire in effetti troppo rigida, mentre si possono mantenere posizioni intermedie di un certo interesse (Beauregard 1991). In questa divaricazione, si sostiene in questa occasione , la ricerca urbana italiana si è smarrita, ha perso il contatto con i fenomeni e la capacità di dare spessore alle interpretazioni. Una riflessione matura su questi ultimi tre decenni potrebbe consentire invece qualche positiva scossa
Cremaschi, M. (2011). Anything goes? Pianificazione, postmodernismo, e oltre. CRIOS, 2.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/134345
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