This paper discusses the strong criticism by Elias against the nation-state paradigm in sociology. Elias pointed his attention on sociologists of the twentieth century but particularly criticizes the analytical model of Parsons (AGIL), which seems to him an abstract combinatory of variables (pattern variables) without any references in social contexts. The sociology in the twentieth century is an apologetic of nation-state and, in Parsons, of the hegemonic role of the United States in the world. In fact, during the twentieth century many authors (historians and sociologists) tried to overcome the nation-state paradigm in the social sciences. The author of the paper analyses the contribution of Toynbee, Braudel, C. Schmitt, Huntington, Wallerstein and Hard_Negri. These attempts are based on different unit analysis: the civilization and its clash in the case of Toynbee and Huntington, the world economy in the case of Braudel and Wallerstein, and power in the case of C. Schmitt and Negri_Hardt. The author appreciates these attempts but his conclusion is that the concept of global society can better serve as unit analysis for a construction of a new paradigm in the social sciences.

In questo saggio l’autore si occupa del paradigma dello stato-nazione o del nazionalismo epistemologico nelle scienze sociali. In primo luogo viene ricostruita la critica di N. Elias contro l’uso del paradigma dello stato-nazione nelle scienze sociali. Nell’Introduzione alla seconda edizione (1969) de Il processo di civilizzazione Elias critica la sociologia del XX secolo e, in particolare, il modello analitico di Parsons (AGIL). Il paradigma di Parsons, secondo Elias, non è altro che un’astratta combinatoria di variabili (pattern variables) senza alcun riferimento ai contesti sociali. Così, dice Elias, la sociologia del XX secolo si riduce ad apologia dello stato-nazione, e nel caso di Parsons, ad un’apologia dell’egemonia degli Stati Uniti d’America nel mondo. Nel corso del XX secolo, però, altri autori hanno cercato di superare l’approccio dello stato-nazione nelle scienze sociali. Nel tentativo di andare oltre il nazionalismo metodologico nelle scienze sociali e storiche sono importanti, secondo l’autore, i contributi di A. Toynbee, F. Braudel, C. Schmitt, S. Huntington, I. Wallerstein, M. Hard e A. Negri. In luogo dello stato-nazione tali autori usano unità analitiche diverse: la “civiltà” (Toynbee e Huntington), l’“economia mondo” (Braudel e Wallerstein), il “diritto pubblico europeo” - lo jus publicum europaeum- (C. Schmitt) e l’“impero” (A. Negri e M. Hardt). Nessuno di questi tentativi, però, ha dato luogo ad un nuovo paradigma di analisi capace di interpretare i cambiamenti in atto nell’attuale fase storica. Per fare questo – questa è la tesi dell’autore – nelle scienze sociali occorre costruire un paradigma fondato su una nuova unità analitica: la “società globale”.

COTESTA v (2008). From nation-state to global society: the changing paradigm of contemporary sociology. REVUE INTERNATIONALE DE SOCIOLOGIE, 18(1), 19-30.

From nation-state to global society: the changing paradigm of contemporary sociology

COTESTA, Vittorio
2008

Abstract

In questo saggio l’autore si occupa del paradigma dello stato-nazione o del nazionalismo epistemologico nelle scienze sociali. In primo luogo viene ricostruita la critica di N. Elias contro l’uso del paradigma dello stato-nazione nelle scienze sociali. Nell’Introduzione alla seconda edizione (1969) de Il processo di civilizzazione Elias critica la sociologia del XX secolo e, in particolare, il modello analitico di Parsons (AGIL). Il paradigma di Parsons, secondo Elias, non è altro che un’astratta combinatoria di variabili (pattern variables) senza alcun riferimento ai contesti sociali. Così, dice Elias, la sociologia del XX secolo si riduce ad apologia dello stato-nazione, e nel caso di Parsons, ad un’apologia dell’egemonia degli Stati Uniti d’America nel mondo. Nel corso del XX secolo, però, altri autori hanno cercato di superare l’approccio dello stato-nazione nelle scienze sociali. Nel tentativo di andare oltre il nazionalismo metodologico nelle scienze sociali e storiche sono importanti, secondo l’autore, i contributi di A. Toynbee, F. Braudel, C. Schmitt, S. Huntington, I. Wallerstein, M. Hard e A. Negri. In luogo dello stato-nazione tali autori usano unità analitiche diverse: la “civiltà” (Toynbee e Huntington), l’“economia mondo” (Braudel e Wallerstein), il “diritto pubblico europeo” - lo jus publicum europaeum- (C. Schmitt) e l’“impero” (A. Negri e M. Hardt). Nessuno di questi tentativi, però, ha dato luogo ad un nuovo paradigma di analisi capace di interpretare i cambiamenti in atto nell’attuale fase storica. Per fare questo – questa è la tesi dell’autore – nelle scienze sociali occorre costruire un paradigma fondato su una nuova unità analitica: la “società globale”.
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