In un contributo apparso in un volume collettaneo che ha raccolto il pensiero di numerosi pedagogisti speciali, Roberta Caldin (2011) ha firmato un saggio dal titolo suggestivo: Verso dove? L’abitare familiare e insolito della Pedagogia Speciale. In questa sede desideriamo farci orientare da tale suggestione poiché, com'è facilmente intuibile, è foriera di innumerevoli implicazioni di carattere pedagogico, alcune delle quali sono centrali nell'attuale dibattito che attraversa la scuola e la società tutta (e, quindi, investe la Scienza dell'Educazione) in merito alla situazione che sta vivendo il sistema formativo nazionale, tra spinte propulsive e contingenze regressive. Il verso dove, dunque, almeno nella prospettiva che qui assumiamo, concerne il passaggio epocale dal modello/sistema dell'integrazione, che ha caratterizzato la scuola e la società italiana dagli anni Settanta ad oggi, al modello/sistema dell'inclusione, che dovrebbe connotare la società e la scuola italiana attuale, soprattutto se quest'ultima vuole porsi come la cartina di tornasole della capacità della prima (che la incorpora, ma dalla quale trae nutrimento) di garantire l'affermarsi compiuto di quei principi costituzionali ai quali dichiara di ispirarsi. L'abitare familiare e insolito, parimenti, riguarda la capacità della Pedagogia Speciale di porsi non solo come interlocutore privilegiato ma, soprattutto, come soggetto in grado di orientare tale movimento di sviluppo e di crescita della società nella direzione inclusiva. Tutto ciò è possibile grazie alla qualità (storicamente provata) della Pedagogia Speciale di saper cogliere i problemi laddove sfuggono allo sguardo comune (Montuschi, 1997), di saper dialogare in modo interdisciplinare con tutti gli attori coinvolti e, sulla base di ciò, di saper affrontare problemi non comuni adottando una prospettiva scientifico-culturale che pur non prevedendo il ricorso alla specialità, nell'ottica della separatezza, mantenga elevato il grado della propria specificità (Canevaro, 2004). Per dare voce e corpo all'intento argomentativo appena dichiarato, procediamo inizialmente con l'analizzare la situazione attuale, ossia il passaggio dall'integrazione all'inclusione, operando una essenziale lettura sincronica e diacronica degli aspetti più significativi che ne sono alla base. Successivamente, ci soffermiamo a riflettere sull'azione che sta svolgendo la Pedagogia Speciale in tal senso, fornendo anche qualche chiarimento sul significato e sulle funzioni che oggi caratterizzano questo “modo di essere” della Scienza dell'Educazione

Bocci, F. (2013). Non dimenticare il passato. Con i piedi a terra e lo sguardo rivolto al futuro. COOPERAZIONE EDUCATIVA, 62(2), 41-47.

Non dimenticare il passato. Con i piedi a terra e lo sguardo rivolto al futuro

BOCCI, FABIO
2013-01-01

Abstract

In un contributo apparso in un volume collettaneo che ha raccolto il pensiero di numerosi pedagogisti speciali, Roberta Caldin (2011) ha firmato un saggio dal titolo suggestivo: Verso dove? L’abitare familiare e insolito della Pedagogia Speciale. In questa sede desideriamo farci orientare da tale suggestione poiché, com'è facilmente intuibile, è foriera di innumerevoli implicazioni di carattere pedagogico, alcune delle quali sono centrali nell'attuale dibattito che attraversa la scuola e la società tutta (e, quindi, investe la Scienza dell'Educazione) in merito alla situazione che sta vivendo il sistema formativo nazionale, tra spinte propulsive e contingenze regressive. Il verso dove, dunque, almeno nella prospettiva che qui assumiamo, concerne il passaggio epocale dal modello/sistema dell'integrazione, che ha caratterizzato la scuola e la società italiana dagli anni Settanta ad oggi, al modello/sistema dell'inclusione, che dovrebbe connotare la società e la scuola italiana attuale, soprattutto se quest'ultima vuole porsi come la cartina di tornasole della capacità della prima (che la incorpora, ma dalla quale trae nutrimento) di garantire l'affermarsi compiuto di quei principi costituzionali ai quali dichiara di ispirarsi. L'abitare familiare e insolito, parimenti, riguarda la capacità della Pedagogia Speciale di porsi non solo come interlocutore privilegiato ma, soprattutto, come soggetto in grado di orientare tale movimento di sviluppo e di crescita della società nella direzione inclusiva. Tutto ciò è possibile grazie alla qualità (storicamente provata) della Pedagogia Speciale di saper cogliere i problemi laddove sfuggono allo sguardo comune (Montuschi, 1997), di saper dialogare in modo interdisciplinare con tutti gli attori coinvolti e, sulla base di ciò, di saper affrontare problemi non comuni adottando una prospettiva scientifico-culturale che pur non prevedendo il ricorso alla specialità, nell'ottica della separatezza, mantenga elevato il grado della propria specificità (Canevaro, 2004). Per dare voce e corpo all'intento argomentativo appena dichiarato, procediamo inizialmente con l'analizzare la situazione attuale, ossia il passaggio dall'integrazione all'inclusione, operando una essenziale lettura sincronica e diacronica degli aspetti più significativi che ne sono alla base. Successivamente, ci soffermiamo a riflettere sull'azione che sta svolgendo la Pedagogia Speciale in tal senso, fornendo anche qualche chiarimento sul significato e sulle funzioni che oggi caratterizzano questo “modo di essere” della Scienza dell'Educazione
Bocci, F. (2013). Non dimenticare il passato. Con i piedi a terra e lo sguardo rivolto al futuro. COOPERAZIONE EDUCATIVA, 62(2), 41-47.
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