Tradizionalmente alla donna si attribuisce il ruolo di svolgere il processo di circolazione e radicamento dei modelli alimentari. In questo senso, soprattutto in presenza di una società a forte componente migratoria, è diventato un luogo comune parlare di cibo e memoria (famigliare, regionale, nazionale), con la donna nel ruolo di intermediaria fra due o più culture in contatto. Il cibo è un elemento sempre in viaggio e come tale accompagna qualunque fenomeno migratorio determinando cambiamenti negli usi alimentari sia nelle collettività di partenza sia in quelle di arrivo. In un tale processo, il cibo mantiene un legame con la società di appartenenza e allo stesso tempo costruisce una nuova identità: è un prodotto transculturato che crea e ‘alimenta’ nuovi spazi della vita culturale quotidiana a tutti i livelli sociali, entrando a far parte anche di quell’immaginario collettivo che definisce una comunità nazionale. Così si può definire il caso argentino da una prospettiva contemporanea. Ma bisogna anche tener presenti alcuni fattori che rinviano alla storia delle migrazioni in Argentina e a quella dell’elaborazione dell’identità nazionale. Il saggio analizza due momenti di questo processo. Nel primo si inserisce il ricettario Cocina ecléctica, compilato nel 1890 da Juana Manuela Gorriti, in cui convogliano influenze provenienti dalla cucina europea (inglese, francese, tedesca, spagnola), ma anche tradizioni culinarie indigene o derivanti dall’ingresso degli immigranti europei. Il secondo prende in esame alcuni romanzi della fine del XX secolo le cui autrici, di discendenza migratoria, delineano una cultura che, anche nell’ambito culinario, si definisce come molteplice e tesa a creare una mosaico culturale nazionale

Cattarulla, C. (2010). Cibo e donna nell'Argentina migratoria: dall'ecletticismo al mosaico culturale nazionale. OLTREOCEANO, 4, 143-150.

Cibo e donna nell'Argentina migratoria: dall'ecletticismo al mosaico culturale nazionale

CATTARULLA, CAMILLA
2010-01-01

Abstract

Tradizionalmente alla donna si attribuisce il ruolo di svolgere il processo di circolazione e radicamento dei modelli alimentari. In questo senso, soprattutto in presenza di una società a forte componente migratoria, è diventato un luogo comune parlare di cibo e memoria (famigliare, regionale, nazionale), con la donna nel ruolo di intermediaria fra due o più culture in contatto. Il cibo è un elemento sempre in viaggio e come tale accompagna qualunque fenomeno migratorio determinando cambiamenti negli usi alimentari sia nelle collettività di partenza sia in quelle di arrivo. In un tale processo, il cibo mantiene un legame con la società di appartenenza e allo stesso tempo costruisce una nuova identità: è un prodotto transculturato che crea e ‘alimenta’ nuovi spazi della vita culturale quotidiana a tutti i livelli sociali, entrando a far parte anche di quell’immaginario collettivo che definisce una comunità nazionale. Così si può definire il caso argentino da una prospettiva contemporanea. Ma bisogna anche tener presenti alcuni fattori che rinviano alla storia delle migrazioni in Argentina e a quella dell’elaborazione dell’identità nazionale. Il saggio analizza due momenti di questo processo. Nel primo si inserisce il ricettario Cocina ecléctica, compilato nel 1890 da Juana Manuela Gorriti, in cui convogliano influenze provenienti dalla cucina europea (inglese, francese, tedesca, spagnola), ma anche tradizioni culinarie indigene o derivanti dall’ingresso degli immigranti europei. Il secondo prende in esame alcuni romanzi della fine del XX secolo le cui autrici, di discendenza migratoria, delineano una cultura che, anche nell’ambito culinario, si definisce come molteplice e tesa a creare una mosaico culturale nazionale
Cattarulla, C. (2010). Cibo e donna nell'Argentina migratoria: dall'ecletticismo al mosaico culturale nazionale. OLTREOCEANO, 4, 143-150.
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