The paper illustrates how Romania perceived the great Ukrainian famine of the years 1932-33 (holodomor) through the analysis of unpublished documentary material, coming from the archive of the Ministry of Foreign Affairs of Bucharest. At that time, Romania and Soviet Union were not in formal diplomatic relations, however, thanks to the reports of the military authorities working into the soviet borders and thanks to the narrations of the Romanian diplomats, located in the bordering Countries around the USSR, the Romanian Government could fully know the tragedy that was upsetting the Ukrainian provinces and the Caucasus region. In this work a special attention is given to the narrations of hundreds of refugees (most of them were Moldovian and coming from the Autonomous Soviet Republic of the Moldavia RSSM), who succeeded in crossing the Dniestr river and in finding a shelter in the Romanian territory. Their testimonies, gathered by the Romanians officials, were clear in proving the criminal nature of the famine, that was designed to undo the farmers’ resistance to the collectivization of the fields and at the same time to politically and culturally subdue the non Russians nationalities inside the URSS.

Il saggio, attraverso l’analisi di materiale documentario inedito proveniente dall’Archivio del ministero degli Affari Esteri di Bucarest, ricostruisce la percezione che si ebbe in Romania della grande carestia ucraina del 1932-33 (holodomor). In quegli anni la Romania e l’Unione Sovietica non avevano ancora allacciato formali relazioni diplomatiche, tuttavia grazie ai rapporti delle autorità operanti alla frontiera sovietica e ai racconti dei diplomatici romeni dislocati nei Paesi limitrofi all’URSS, il governo romeno ebbe piena conoscenza del dramma che stava sconvolgendo le province ucraine e del Caucaso. In questo studio una particolare importanza ricoprono i racconti delle centinaia di profughi (quasi tutti di nazionalità moldava e provenienti dalla Repubblica socialista sovietica Autonoma della Moldavia) che riuscivano ad attraversare il fiume Dniestr e trovare rifugio in territorio romeno. Le loro testimonianze, raccolte dai funzionari romeni, non lasciavano dubbi sulla natura criminale della carestia destinata ad annullare la resistenza contadina al processo di collettivizzazione delle terre e allo stesso tempo a soggiogare politicamente e culturalmente le nazionalità non russe inserite all’interno dell’URSS.

BASCIANI A (2009). La Romania e la grande carestia ucraina del 1932-1933. MONDO CONTEMPORANEO, 2, 83-111.

La Romania e la grande carestia ucraina del 1932-1933

BASCIANI, ALBERTO
2009

Abstract

Il saggio, attraverso l’analisi di materiale documentario inedito proveniente dall’Archivio del ministero degli Affari Esteri di Bucarest, ricostruisce la percezione che si ebbe in Romania della grande carestia ucraina del 1932-33 (holodomor). In quegli anni la Romania e l’Unione Sovietica non avevano ancora allacciato formali relazioni diplomatiche, tuttavia grazie ai rapporti delle autorità operanti alla frontiera sovietica e ai racconti dei diplomatici romeni dislocati nei Paesi limitrofi all’URSS, il governo romeno ebbe piena conoscenza del dramma che stava sconvolgendo le province ucraine e del Caucaso. In questo studio una particolare importanza ricoprono i racconti delle centinaia di profughi (quasi tutti di nazionalità moldava e provenienti dalla Repubblica socialista sovietica Autonoma della Moldavia) che riuscivano ad attraversare il fiume Dniestr e trovare rifugio in territorio romeno. Le loro testimonianze, raccolte dai funzionari romeni, non lasciavano dubbi sulla natura criminale della carestia destinata ad annullare la resistenza contadina al processo di collettivizzazione delle terre e allo stesso tempo a soggiogare politicamente e culturalmente le nazionalità non russe inserite all’interno dell’URSS.
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