Le politiche sanitarie hanno bisogno di una prospettiva di lungo periodo, sia per essere concepite sia per essere realizzate e valutate. Soprattutto l’architettura del sistema, al quale affidare il compito di realizzare per ogni cittadino il diritto alla salute, deve essere ispirata a disegni che si sviluppano con il ritmo lento del susseguirsi delle generazioni e non su quello congiunturale degli equilibri finanziari. Cionostante, il sistema sanitario, in Italia come in tutti i paesi sviluppati, è oggetto di frequenti interventi di riforma alla ricerca del difficile equilibrio tra le esigenze economico-finanziarie e le esigenze etiche e di solidarietà sociale. Il presente lavoro si propone di ripercorrere le tappe salienti della politica sanitaria nell’Italia del secondo dopoguerra, dalle speranze suscitate dalla Costituzione repubblicana alle attuali spinte federaliste, evidenziandone i principi ispiratori e i principali obiettivi. Una particolare attenzione è dedicata al filo rosso che accompagna tutta l’evoluzione della politica sanitaria di questi cinquant’anni, rappresentato dalla costante preoccupazione del sistema per l’universalità e l’equità. Il principio dell’equità nella salute e nell’accesso alle strutture sanitarie e ai trattamenti, insieme a quello dell’universalità, è, infatti, uno dei pilastri su cui si è costruito, almeno idealmente, il sistema sanitario italiano. La valutazione delle caratteristiche e della qualità dell’assistenza sanitaria e delle loro relazioni con le condizioni di salute della popolazione è stata condotta attraverso una lettura congiunta di diversi indicatori, ciascuno dei quali apporta informazioni su un particolare aspetto del fenomeno, senza tuttavia esaurirne le molteplici sfaccettature. All’insieme degli indicatori raccolti e opportunamente selezionati per evitare ridondanza informativa è stata, quindi, applicata un’analisi in componenti principali (ACP). L’analisi svolta dimostra la presenza di importanti differenziali rispetto sia all’offerta e all’organizzazione dei servizi sanitari, sia alla condizione di salute della popolazione. Le disuguagliane tra regioni sono ancora forti e, nonostante i continui riferimenti al principio dell’equità delle politiche sanitarie, l’obiettivo dell’equità territoriale sembra ancora molto lontano. Parallelamente è stato affrontato il tema delle diseguaglianze di salute che è divenuto molto importante, anche a livello internazionale, attraverso un’analisi delle differenze di salute della popolazione italiana oltre i 50 anni di età, condotta sui risultati dell’indagine sulla salute 1999/2000. L’applicazione di modelli di regressione logistica ha consentito di analizzare diverse dimensioni della non buona condizione di salute e, in particolare la disabilità, la multicronicità e la cattiva salute percepita, in relazione ad alcune possibili determinanti quali, ad esempio, le caratteristiche demografiche degli individui (genere ed età), alcune caratteristiche socio-economiche (istruzione, stato civile, classe socio-professionale) e la zona geografica di residenza. Dopo aver eliminato l’effetto sulle diseguaglianze delle determinanti individuali, permangono significative differenze tra il nord e il centro più favoriti e il sud in netto svantaggio, confermando, l’esistenza di un fattore di diseguaglianza non spiegabile sulla base delle caratteristiche individuali e da ricollegare, piuttosto, alle condizioni ambientali e di contesto. Le riflessioni per il futuro spingono quindi a riflettere sull’applicazione del federalismo e sugli effetti che esso produrrà.

EGIDI V, & REYNAUD C (2005). “Le politiche sanitarie nell’Italia del dopoguerra”. POPOLAZIONE E STORIA, 1, 45-85.

“Le politiche sanitarie nell’Italia del dopoguerra”

REYNAUD, Cecilia
2005

Abstract

Le politiche sanitarie hanno bisogno di una prospettiva di lungo periodo, sia per essere concepite sia per essere realizzate e valutate. Soprattutto l’architettura del sistema, al quale affidare il compito di realizzare per ogni cittadino il diritto alla salute, deve essere ispirata a disegni che si sviluppano con il ritmo lento del susseguirsi delle generazioni e non su quello congiunturale degli equilibri finanziari. Cionostante, il sistema sanitario, in Italia come in tutti i paesi sviluppati, è oggetto di frequenti interventi di riforma alla ricerca del difficile equilibrio tra le esigenze economico-finanziarie e le esigenze etiche e di solidarietà sociale. Il presente lavoro si propone di ripercorrere le tappe salienti della politica sanitaria nell’Italia del secondo dopoguerra, dalle speranze suscitate dalla Costituzione repubblicana alle attuali spinte federaliste, evidenziandone i principi ispiratori e i principali obiettivi. Una particolare attenzione è dedicata al filo rosso che accompagna tutta l’evoluzione della politica sanitaria di questi cinquant’anni, rappresentato dalla costante preoccupazione del sistema per l’universalità e l’equità. Il principio dell’equità nella salute e nell’accesso alle strutture sanitarie e ai trattamenti, insieme a quello dell’universalità, è, infatti, uno dei pilastri su cui si è costruito, almeno idealmente, il sistema sanitario italiano. La valutazione delle caratteristiche e della qualità dell’assistenza sanitaria e delle loro relazioni con le condizioni di salute della popolazione è stata condotta attraverso una lettura congiunta di diversi indicatori, ciascuno dei quali apporta informazioni su un particolare aspetto del fenomeno, senza tuttavia esaurirne le molteplici sfaccettature. All’insieme degli indicatori raccolti e opportunamente selezionati per evitare ridondanza informativa è stata, quindi, applicata un’analisi in componenti principali (ACP). L’analisi svolta dimostra la presenza di importanti differenziali rispetto sia all’offerta e all’organizzazione dei servizi sanitari, sia alla condizione di salute della popolazione. Le disuguagliane tra regioni sono ancora forti e, nonostante i continui riferimenti al principio dell’equità delle politiche sanitarie, l’obiettivo dell’equità territoriale sembra ancora molto lontano. Parallelamente è stato affrontato il tema delle diseguaglianze di salute che è divenuto molto importante, anche a livello internazionale, attraverso un’analisi delle differenze di salute della popolazione italiana oltre i 50 anni di età, condotta sui risultati dell’indagine sulla salute 1999/2000. L’applicazione di modelli di regressione logistica ha consentito di analizzare diverse dimensioni della non buona condizione di salute e, in particolare la disabilità, la multicronicità e la cattiva salute percepita, in relazione ad alcune possibili determinanti quali, ad esempio, le caratteristiche demografiche degli individui (genere ed età), alcune caratteristiche socio-economiche (istruzione, stato civile, classe socio-professionale) e la zona geografica di residenza. Dopo aver eliminato l’effetto sulle diseguaglianze delle determinanti individuali, permangono significative differenze tra il nord e il centro più favoriti e il sud in netto svantaggio, confermando, l’esistenza di un fattore di diseguaglianza non spiegabile sulla base delle caratteristiche individuali e da ricollegare, piuttosto, alle condizioni ambientali e di contesto. Le riflessioni per il futuro spingono quindi a riflettere sull’applicazione del federalismo e sugli effetti che esso produrrà.
EGIDI V, & REYNAUD C (2005). “Le politiche sanitarie nell’Italia del dopoguerra”. POPOLAZIONE E STORIA, 1, 45-85.
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