Il processo di riforma della Pubblica Amministrazione in atto da un quindicennio ha gradualmente condotto al “travolgimento” o alla modificazione delle tradizionali metodologie di gestione, favorendo l’introduzione di nuovi strumenti, spesso mutuati da ambiti disciplinari esterni a quello del diritto amministrativo. In tale contesto, lo scritto esamina i principali mutamenti provocati dalla crescente compenetrazione tra i principi del diritto comune e dell’organizzazione aziendale sull’esercizio privato delle funzioni pubbliche. Il campo di analisi si rivolge ad una specifica accezione di tale esercizio, inteso come strumento gestionale volto al trasferimento a soggetti esterni alla struttura pubblica istituzionalmente competente, di funzioni amministrative a carattere specialistico, di attività amministrative strumentali allo svolgimento di funzioni discrezionali e di attività di tipo meramente materiale (c.d. servizi amministrativi). Ci si sofferma, in specie, sulla fase iniziale di individuazione della funzione amministrativa (o del tratto di funzione) da trasferire all’esterno, al fine di evidenziare, da un lato, i possibili limiti all’outsourcing di alcune attività e, dall’altro, le implicazioni che questi limiti producono sulla “costruzione” del rapporto con il partner esterno. Le conclusioni evidenziano come, in caso di esternalizzazione di funzioni pubbliche, il sistema dei controlli deve essere costruito con particolare attenzione. Si enfatizza, in tal senso, l’importanza di una fase di analisi preventiva costi-benefici, volta a comparare, prima di procedere all’avvio della procedura di outsourcing, i costi associati alla gestione in house rispetto ai costi totali dell’affidamento all’esterno, con proiezione effettuata anche nelle ipotesi di mantenimento o miglioramento della qualità dell’attività svolta. La fase di analisi preventiva deve poi essere accompagnata da costanti azioni di monitoraggio e di controllo, sia in corso d’esercizio che alla scadenza del contratto di outsourcing. L’uso proficuo dell’esternalizzazione in rapporto alle funzioni amministrative impone, infatti, l’avvio di un’attenta e minuziosa “messa a sistema” dello strumento, nel rispetto dei dettati costituzionali e normativi ma senza tralasciare il proficuo apporto dato dalle indicazioni emergenti in via di prassi.

DI LASCIO, F. (2004). L’esternalizzazione delle funzioni amministrative. QUESTE ISTITUZIONI, 133-134, 165-187.

L’esternalizzazione delle funzioni amministrative

DI LASCIO, FRANCESCA
2004

Abstract

Il processo di riforma della Pubblica Amministrazione in atto da un quindicennio ha gradualmente condotto al “travolgimento” o alla modificazione delle tradizionali metodologie di gestione, favorendo l’introduzione di nuovi strumenti, spesso mutuati da ambiti disciplinari esterni a quello del diritto amministrativo. In tale contesto, lo scritto esamina i principali mutamenti provocati dalla crescente compenetrazione tra i principi del diritto comune e dell’organizzazione aziendale sull’esercizio privato delle funzioni pubbliche. Il campo di analisi si rivolge ad una specifica accezione di tale esercizio, inteso come strumento gestionale volto al trasferimento a soggetti esterni alla struttura pubblica istituzionalmente competente, di funzioni amministrative a carattere specialistico, di attività amministrative strumentali allo svolgimento di funzioni discrezionali e di attività di tipo meramente materiale (c.d. servizi amministrativi). Ci si sofferma, in specie, sulla fase iniziale di individuazione della funzione amministrativa (o del tratto di funzione) da trasferire all’esterno, al fine di evidenziare, da un lato, i possibili limiti all’outsourcing di alcune attività e, dall’altro, le implicazioni che questi limiti producono sulla “costruzione” del rapporto con il partner esterno. Le conclusioni evidenziano come, in caso di esternalizzazione di funzioni pubbliche, il sistema dei controlli deve essere costruito con particolare attenzione. Si enfatizza, in tal senso, l’importanza di una fase di analisi preventiva costi-benefici, volta a comparare, prima di procedere all’avvio della procedura di outsourcing, i costi associati alla gestione in house rispetto ai costi totali dell’affidamento all’esterno, con proiezione effettuata anche nelle ipotesi di mantenimento o miglioramento della qualità dell’attività svolta. La fase di analisi preventiva deve poi essere accompagnata da costanti azioni di monitoraggio e di controllo, sia in corso d’esercizio che alla scadenza del contratto di outsourcing. L’uso proficuo dell’esternalizzazione in rapporto alle funzioni amministrative impone, infatti, l’avvio di un’attenta e minuziosa “messa a sistema” dello strumento, nel rispetto dei dettati costituzionali e normativi ma senza tralasciare il proficuo apporto dato dalle indicazioni emergenti in via di prassi.
DI LASCIO, F. (2004). L’esternalizzazione delle funzioni amministrative. QUESTE ISTITUZIONI, 133-134, 165-187.
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