The essay discusses three issues currently debated from a theoretical perspective which, differently from the prevailing one, does not presuppose the ability of the economic system to realize conditions of full utilization of available resources as a result of the mere functioning of the price system, and maintains instead that higher levels of activity and employment require deliberate measures addressed to increase the levels of aggregate demand. The first issue concerns the idea that “degrowth” can be the solution to environmental problems. In contrast with that idea, the essay maintains that the high levels of unemployment in many economies cannot be reduced without sufficiently high rates of growth, nor an adequate measure for that aim can be provided by the sole reduction of working times. The compatibility of higher growth and preservation of environment requires instead that expansionary policies be conjugated to strong political-normative interventions (prohibitions and incentives) addressed to specific productions, together with the directions which may be given to technological research either directly, through public policies, and in an induced way. It is then argued that public expenditure, and even more public deficit, constitutes a suitable instrument for policies addressed to expand aggregate demand which should not be given up, and that most of the problems often associated to public deficit and debt—including the targets of control and reduction of the ratio of public debt to domestic product—are inserted in a different perspective once it is admitted that public expenditure contributes, both directly and indirectly, to the formation of aggregate demand, and therefore to the determination of the levels of income and the formation of private saving. An issue parallel and connected to the latter is, finally, that concerning the alleged unsustainability of present pension systems. This contention often relies on circumstances of demographical character, and particularly of the tendential increase in the ratio of pensioners to working-age people produced by the lengthening of average life and/or the decrease of birth rates. It thus seems to neglect that what is the relevant to the problem under question, is the ratio between pensioners and employed people, rather than the ratio between two different aged groups of population. An expansionary policy which, other conditions being unchanged, reduces unemployment, and therefore increase the number of employed people, would cause a reduction in the ratio above mentioned--hence the ‘burden’ supported by each employed person would fall without requiring any revision in pension benefits. An effect in the same direction is produced by increases in the productivity of labour.

Il saggio traccia alcune linee di fondo su tre questioni correntemente dibattute, assumendo una prospettiva teorica che, diversamente da quella prevalente, non presuppone la capacità del sistema economico di realizzare condizioni di tendenziale pieno utilizzo delle risorse disponibili per effetto del solo operare del sistema dei prezzi, e afferma invece che più elevati livelli di attività e occupazione richiedono interventi deliberati volti ad accrescere i livelli di domanda aggregata. Il primo problema discusso riguarda la tesi che vede nella “decrescita” la soluzione ai problemi ambientali. In contrasto con tale tesi, si sostiene che gli elevati livelli di disoccupazione che si registrano in molte economie non possono essere ridotti senza tassi di crescita sufficientemente elevati, né una misura idonea a tale scopo può essere individuata nella sola riduzione degli orari di lavoro. La compatibilità di maggiore crescita e difesa dell’ambiente richiede piuttosto che politiche di espansione della domanda siano coniugate a forti interventi politico-normativi (divieti e incentivi) circa determinate produzioni, unitamente agli orientamenti che la ricerca tecnologica può ricevere sia direttamente, mediante l’intervento pubblico, che per via indotta. Il saggio sostiene poi che la spesa pubblica, ancor di più se in deficit, costituisce uno strumento idoneo a politiche di espansione della domanda cui non si deve rinunciare, e che gran parte della problematica frequentemente associata al deficit e al debito pubblico—inclusi gli eventuali obiettivi di controllo o riduzione del rapporto debito pubblico/prodotto interno---viene ad essere inquadrata in una prospettiva diversa allorché si ammetta la capacità della spesa pubblica di contribuire, direttamente e indirettamente, alla formazione della domanda aggregata, e quindi alla determinazione dei livelli di reddito e alla formazione di risparmio privato. Argomento parallelo e connesso a quest’ultimo è infine quello relativo alla presunta insostenibilità degli attuali sistemi pensionistici. Questa tesi viene spesso appoggiata su circostanze di carattere demografico, e in particolare sul tendenziale aumento del rapporto tra pensionati e persone in età lavorativa generato da una maggiore durata della vita media e/o un minor tasso di natalità. Sembra così trascurarsi il fatto che rilevante, per il problema in questione, è il rapporto tra pensionati e occupati, piuttosto che quello tra due gruppi anagrafici della popolazione. Una politica espansiva che, a parità di ogni altra condizione, riduca la disoccupazione e aumenti il numero degli occupati, avrebbe quindi l’effetto di ridurre anche il rapporto prima menzionato, e con esso l’”onere” gravante su ciascun occupato, senza richiedere diminuzioni delle prestazioni pensionistiche. Nella stessa direzione opererebbero gli aumenti di produttività del lavoro che vengano a realizzarsi.

CICCONE R (2006). Crescita: problemi reali e ostacoli immaginari. IL CONTRIBUTO(1-2), 55-64.

Crescita: problemi reali e ostacoli immaginari

CICCONE, Roberto
2006

Abstract

Il saggio traccia alcune linee di fondo su tre questioni correntemente dibattute, assumendo una prospettiva teorica che, diversamente da quella prevalente, non presuppone la capacità del sistema economico di realizzare condizioni di tendenziale pieno utilizzo delle risorse disponibili per effetto del solo operare del sistema dei prezzi, e afferma invece che più elevati livelli di attività e occupazione richiedono interventi deliberati volti ad accrescere i livelli di domanda aggregata. Il primo problema discusso riguarda la tesi che vede nella “decrescita” la soluzione ai problemi ambientali. In contrasto con tale tesi, si sostiene che gli elevati livelli di disoccupazione che si registrano in molte economie non possono essere ridotti senza tassi di crescita sufficientemente elevati, né una misura idonea a tale scopo può essere individuata nella sola riduzione degli orari di lavoro. La compatibilità di maggiore crescita e difesa dell’ambiente richiede piuttosto che politiche di espansione della domanda siano coniugate a forti interventi politico-normativi (divieti e incentivi) circa determinate produzioni, unitamente agli orientamenti che la ricerca tecnologica può ricevere sia direttamente, mediante l’intervento pubblico, che per via indotta. Il saggio sostiene poi che la spesa pubblica, ancor di più se in deficit, costituisce uno strumento idoneo a politiche di espansione della domanda cui non si deve rinunciare, e che gran parte della problematica frequentemente associata al deficit e al debito pubblico—inclusi gli eventuali obiettivi di controllo o riduzione del rapporto debito pubblico/prodotto interno---viene ad essere inquadrata in una prospettiva diversa allorché si ammetta la capacità della spesa pubblica di contribuire, direttamente e indirettamente, alla formazione della domanda aggregata, e quindi alla determinazione dei livelli di reddito e alla formazione di risparmio privato. Argomento parallelo e connesso a quest’ultimo è infine quello relativo alla presunta insostenibilità degli attuali sistemi pensionistici. Questa tesi viene spesso appoggiata su circostanze di carattere demografico, e in particolare sul tendenziale aumento del rapporto tra pensionati e persone in età lavorativa generato da una maggiore durata della vita media e/o un minor tasso di natalità. Sembra così trascurarsi il fatto che rilevante, per il problema in questione, è il rapporto tra pensionati e occupati, piuttosto che quello tra due gruppi anagrafici della popolazione. Una politica espansiva che, a parità di ogni altra condizione, riduca la disoccupazione e aumenti il numero degli occupati, avrebbe quindi l’effetto di ridurre anche il rapporto prima menzionato, e con esso l’”onere” gravante su ciascun occupato, senza richiedere diminuzioni delle prestazioni pensionistiche. Nella stessa direzione opererebbero gli aumenti di produttività del lavoro che vengano a realizzarsi.
The essay discusses three issues currently debated from a theoretical perspective which, differently from the prevailing one, does not presuppose the ability of the economic system to realize conditions of full utilization of available resources as a result of the mere functioning of the price system, and maintains instead that higher levels of activity and employment require deliberate measures addressed to increase the levels of aggregate demand. The first issue concerns the idea that “degrowth” can be the solution to environmental problems. In contrast with that idea, the essay maintains that the high levels of unemployment in many economies cannot be reduced without sufficiently high rates of growth, nor an adequate measure for that aim can be provided by the sole reduction of working times. The compatibility of higher growth and preservation of environment requires instead that expansionary policies be conjugated to strong political-normative interventions (prohibitions and incentives) addressed to specific productions, together with the directions which may be given to technological research either directly, through public policies, and in an induced way. It is then argued that public expenditure, and even more public deficit, constitutes a suitable instrument for policies addressed to expand aggregate demand which should not be given up, and that most of the problems often associated to public deficit and debt—including the targets of control and reduction of the ratio of public debt to domestic product—are inserted in a different perspective once it is admitted that public expenditure contributes, both directly and indirectly, to the formation of aggregate demand, and therefore to the determination of the levels of income and the formation of private saving. An issue parallel and connected to the latter is, finally, that concerning the alleged unsustainability of present pension systems. This contention often relies on circumstances of demographical character, and particularly of the tendential increase in the ratio of pensioners to working-age people produced by the lengthening of average life and/or the decrease of birth rates. It thus seems to neglect that what is the relevant to the problem under question, is the ratio between pensioners and employed people, rather than the ratio between two different aged groups of population. An expansionary policy which, other conditions being unchanged, reduces unemployment, and therefore increase the number of employed people, would cause a reduction in the ratio above mentioned--hence the ‘burden’ supported by each employed person would fall without requiring any revision in pension benefits. An effect in the same direction is produced by increases in the productivity of labour.
CICCONE R (2006). Crescita: problemi reali e ostacoli immaginari. IL CONTRIBUTO(1-2), 55-64.
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