Ogni malattia, per il solo fatto di essere un’esperienza umana, è non solo patita, ma interpretata e assume necessariamente una valenza simbolica. Essa non è un semplice fatto naturale, ma un’esperienza biografica, che spinge chi si ammala, oltre che a cercare una cura, anche ad interrogarsi alla ricerca di un significato. Per questo motivo, la malattia è uno degli ambiti dove l’intreccio tra natura e cultura si manifesta in modo particolarmente evidente. Non è possibile, pertanto, comprendere nessuna malattia attraverso un modello esclusivamente naturalistico, biomedico, ma neppure attraverso un modello culturalista. Il fenomeno dell’Aids appare complesso, perché colpisce in ugual misura mondi molto distanti dal punto di vista culturale: in Occidente, esso è il prezzo indesiderato di una cultura cosiddetta del progresso, mentre in Africa è il risultato di una carenza di libertà, dove l’assenza d’igiene, la vulnerabilità dell’infanzia e la disuguaglianza di genere contribuiscono ad una crisi in cui ha un peso rilevante anche l’influenza dei modelli occidentali di vita. Esso assume, pertanto, un significato ben diverso e produce nei due mondi una reazione che è simile solo in apparenza. Questa differenza richiede modelli di approccio diversi: altrimenti si rischia di perdere in partenza la battaglia contro l’Aids. La promozione della salute è sempre parte di una più ampia promozione dello sviluppo: se è così nei Paesi sviluppati, perché il miglioramento della salute richiede sempre una modifica degli stili di vita, lo è in modo ancora più evidente nei Paesi in via di sviluppo. Favorire lo sviluppo di un Paese significa sempre intervenire sul suo sistema culturale, producendo una trasformazione. Ogni modello di sviluppo presuppone un diverso modo di concepire i rapporti tra natura e cultura, ossia s’inquadra in un’antropologia di riferimento, in una determinata visione dell’uomo. Quando si interviene, occorre valutare se i cambiamenti prodotti in quel determinato sistema culturale si configurano come positivi o negativi, ossia se promuovono i valori umani già presenti in quella cultura oppure se li annientano Su questa base, sono stati distinti tre modelli di sviluppo: quello disintegrato, integrato e integrale. Né lo sviluppo disintegrato -che introduce elementi nuovi in un sistema culturale, senza preoccuparsi di alcun tipo d’integrazione-, né lo sviluppo integrato –che si orienta all’integrazione, ma soltanto al livello orizzontale delle strutture politico-economiche, senza attenzione ai valori- risultano modelli adeguati. E’ necessario adottare un modello di sviluppo integrale o multidimensionale, che integri gli elementi nuovi sia in senso orizzontale che verticale, tenendo conto anche dei valori esistenziali e religiosi dei sistemi culturali.E’ indispensabile una valutazione critica dei modelli adottati, per vagliare le strategie sanitarie adottate dal mondo occidentale nei confronti dell’Aids nei paesi in via di sviluppo. Nello sforzo di promozione della salute esiste un’unica alternativa: o costringere, imboccando la strada più sbrigativa, anche se mascherata, dell’imposizione di una logica estranea oppure, al contrario, convincere, tentando una mediazione che valorizzi gli elementi comuni, ossia quell’humanum che è il sostrato delle culture.

RUSSO, M.T. (2007). Una lettura antropologica dell'Aids: paradigmi di sviluppo a confronto. L'ARCO DI GIANO, n. 51, 13-32.

Una lettura antropologica dell'Aids: paradigmi di sviluppo a confronto

RUSSO, MARIA TERESA
2007

Abstract

Ogni malattia, per il solo fatto di essere un’esperienza umana, è non solo patita, ma interpretata e assume necessariamente una valenza simbolica. Essa non è un semplice fatto naturale, ma un’esperienza biografica, che spinge chi si ammala, oltre che a cercare una cura, anche ad interrogarsi alla ricerca di un significato. Per questo motivo, la malattia è uno degli ambiti dove l’intreccio tra natura e cultura si manifesta in modo particolarmente evidente. Non è possibile, pertanto, comprendere nessuna malattia attraverso un modello esclusivamente naturalistico, biomedico, ma neppure attraverso un modello culturalista. Il fenomeno dell’Aids appare complesso, perché colpisce in ugual misura mondi molto distanti dal punto di vista culturale: in Occidente, esso è il prezzo indesiderato di una cultura cosiddetta del progresso, mentre in Africa è il risultato di una carenza di libertà, dove l’assenza d’igiene, la vulnerabilità dell’infanzia e la disuguaglianza di genere contribuiscono ad una crisi in cui ha un peso rilevante anche l’influenza dei modelli occidentali di vita. Esso assume, pertanto, un significato ben diverso e produce nei due mondi una reazione che è simile solo in apparenza. Questa differenza richiede modelli di approccio diversi: altrimenti si rischia di perdere in partenza la battaglia contro l’Aids. La promozione della salute è sempre parte di una più ampia promozione dello sviluppo: se è così nei Paesi sviluppati, perché il miglioramento della salute richiede sempre una modifica degli stili di vita, lo è in modo ancora più evidente nei Paesi in via di sviluppo. Favorire lo sviluppo di un Paese significa sempre intervenire sul suo sistema culturale, producendo una trasformazione. Ogni modello di sviluppo presuppone un diverso modo di concepire i rapporti tra natura e cultura, ossia s’inquadra in un’antropologia di riferimento, in una determinata visione dell’uomo. Quando si interviene, occorre valutare se i cambiamenti prodotti in quel determinato sistema culturale si configurano come positivi o negativi, ossia se promuovono i valori umani già presenti in quella cultura oppure se li annientano Su questa base, sono stati distinti tre modelli di sviluppo: quello disintegrato, integrato e integrale. Né lo sviluppo disintegrato -che introduce elementi nuovi in un sistema culturale, senza preoccuparsi di alcun tipo d’integrazione-, né lo sviluppo integrato –che si orienta all’integrazione, ma soltanto al livello orizzontale delle strutture politico-economiche, senza attenzione ai valori- risultano modelli adeguati. E’ necessario adottare un modello di sviluppo integrale o multidimensionale, che integri gli elementi nuovi sia in senso orizzontale che verticale, tenendo conto anche dei valori esistenziali e religiosi dei sistemi culturali.E’ indispensabile una valutazione critica dei modelli adottati, per vagliare le strategie sanitarie adottate dal mondo occidentale nei confronti dell’Aids nei paesi in via di sviluppo. Nello sforzo di promozione della salute esiste un’unica alternativa: o costringere, imboccando la strada più sbrigativa, anche se mascherata, dell’imposizione di una logica estranea oppure, al contrario, convincere, tentando una mediazione che valorizzi gli elementi comuni, ossia quell’humanum che è il sostrato delle culture.
RUSSO, M.T. (2007). Una lettura antropologica dell'Aids: paradigmi di sviluppo a confronto. L'ARCO DI GIANO, n. 51, 13-32.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11590/269425
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