Questo saggio offre un’analisi di diritto comparato del problema dell’esercizio in forma anonima della libertà d’espressione nell’ambito dei rapporti on line, con particolare riferimento ai profili rimediali. Muovendo da una prospettiva d’indagine di stampo prevalentemente funzionalistico, la questione principale è disarticolata in tre sotto-insiemi concettuali: a) è lecito il ricorso all’anonimato nel contesto delle attività online e, in caso affermativo, quali sono i fondamenti e i limiti di una siffatta soluzione?; b) chi risponde per gli illeciti civili connessi in forma anonima? c) quali sono gli strumenti processuali utilizzabili dalla vittima di un illecito al fine di ottenere l’ostensione dei dati identificativi dell’autore del contenuto anonimo? L’obiettivo del saggio è quello di disvelare le connessioni profonde che esistono tra le soluzioni emergenti a livello operativo e le caratteristiche e istituzionali dell’assetto di riferimento. In particolare, dopo aver individuato tre modelli di governo del problema dell’anonimato, l’attenzione si appunta sulla dicotomia tra anonimato come tecnica di protezione della libertà d’espressione (modello USA) e l’anonimato come strumento di garanzia del diritto all’autodeterminazione informativa (modello europeo). Poste tali premesse, il saggio si concentra sul problema centrale del regime degli illeciti commessi in forma anonima e in particolare degli strumenti di tutela (a carattere processuale e sostanziale) riconosciuti alla vittima di tali illeciti. Dopo aver ripercorso i limiti posti alla responsabilità del provider, viene analizzata nei dettagli l’esperienza emblematica della c.d. anonymous litigation statunitense, ponendola a confronto con la situazione del diritto europeo (assumendo come termini di riferimento esemplificativi l’Italia e la Germania). La conclusione cui si perviene è che, pur differenziandosi per modelli analitici e impostazioni tecniche, gli ordinamenti occidentali tendono ad apprestare – sul piano privatistico – forme di reazione e tutele più incisive nell’ipotesi di violazione di diritti di proprietà intellettuale (come dimostra il caso del peer to peer) e più deboli nel caso della violazione dei diritti della persona. In una prospettiva giuspolitica si avanza la proposta di un sistema di ‘identificazione’ governato dalla riserva di giurisdizione.

Resta, G. (2014). Anonimato, responsabilità, identificazione : prospettive di diritto comparato. IL DIRITTO DELL'INFORMAZIONE E DELL'INFORMATICA, 30(2), 171-205.

Anonimato, responsabilità, identificazione : prospettive di diritto comparato

RESTA, GIORGIO
2014-01-01

Abstract

Questo saggio offre un’analisi di diritto comparato del problema dell’esercizio in forma anonima della libertà d’espressione nell’ambito dei rapporti on line, con particolare riferimento ai profili rimediali. Muovendo da una prospettiva d’indagine di stampo prevalentemente funzionalistico, la questione principale è disarticolata in tre sotto-insiemi concettuali: a) è lecito il ricorso all’anonimato nel contesto delle attività online e, in caso affermativo, quali sono i fondamenti e i limiti di una siffatta soluzione?; b) chi risponde per gli illeciti civili connessi in forma anonima? c) quali sono gli strumenti processuali utilizzabili dalla vittima di un illecito al fine di ottenere l’ostensione dei dati identificativi dell’autore del contenuto anonimo? L’obiettivo del saggio è quello di disvelare le connessioni profonde che esistono tra le soluzioni emergenti a livello operativo e le caratteristiche e istituzionali dell’assetto di riferimento. In particolare, dopo aver individuato tre modelli di governo del problema dell’anonimato, l’attenzione si appunta sulla dicotomia tra anonimato come tecnica di protezione della libertà d’espressione (modello USA) e l’anonimato come strumento di garanzia del diritto all’autodeterminazione informativa (modello europeo). Poste tali premesse, il saggio si concentra sul problema centrale del regime degli illeciti commessi in forma anonima e in particolare degli strumenti di tutela (a carattere processuale e sostanziale) riconosciuti alla vittima di tali illeciti. Dopo aver ripercorso i limiti posti alla responsabilità del provider, viene analizzata nei dettagli l’esperienza emblematica della c.d. anonymous litigation statunitense, ponendola a confronto con la situazione del diritto europeo (assumendo come termini di riferimento esemplificativi l’Italia e la Germania). La conclusione cui si perviene è che, pur differenziandosi per modelli analitici e impostazioni tecniche, gli ordinamenti occidentali tendono ad apprestare – sul piano privatistico – forme di reazione e tutele più incisive nell’ipotesi di violazione di diritti di proprietà intellettuale (come dimostra il caso del peer to peer) e più deboli nel caso della violazione dei diritti della persona. In una prospettiva giuspolitica si avanza la proposta di un sistema di ‘identificazione’ governato dalla riserva di giurisdizione.
Resta, G. (2014). Anonimato, responsabilità, identificazione : prospettive di diritto comparato. IL DIRITTO DELL'INFORMAZIONE E DELL'INFORMATICA, 30(2), 171-205.
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