Si ascolta dire sempre più spesso che oggi non c’è più futuro, che abbiamo perso il futuro. Ma di quale futuro si sta parlando? L’idea del futuro come un tempo radicalmente diverso che viene dopo il presente è tipicamente moderna. Con la modernità, per usare i termini di Reinhart Koselleck, il margine tra “spazio di esperienza” e “orizzonte di aspettativa” è radicalmente aumentato, finendo per connotare l’orizzonte di aspettativa in quanto futuro. Questa idea di futuro produce un’accelerazione del tempo indirizzata ad approssimare le aspettative che il presente ha nel suo orizzonte. Ed è questa stessa idea di futuro ad aver configurato un’altra categoria tipicamente moderna, quella di “progetto”. Eppure, il progetto entra nel discorso filosofico-politico con connotazioni propriamente spaziali, a partire dalla separazione urbanistica tra agorà e acropoli prospettata da Platone nelle Leggi. Bisogna forse risalire fino ad allora, alla separazione platonica tra spazio della politica e spazio dell’agon (dello scambio di merci e opinioni) per comprendere – invertendo i termini di Koselleck – lo “spazio di aspettativa senza orizzonte” che caratterizza l’attuale epoca neoliberale. Infatti, è il decadere dell’acropoli quale spazio politico “sovrano”, da cui procedeva il “progetto”, a configurare un reale che tende a sussumere possibilità e alternative all’interno del suo stesso spazio. È anche in questo senso che oggi si può parlare di “realtà aumentata”. Bisogna forse cercare il futuro in questo stesso “spazio di aspettativa”, provando a concepire in senso spaziale anche termini quali “possibilità”, “alternativa”, “progetto”, “utopia”.

Gentili, D. (2015). SPAZI DI ASPETTATIVA. AUT AUT, 368, 105-119.

SPAZI DI ASPETTATIVA

GENTILI, DARIO
2015-01-01

Abstract

Si ascolta dire sempre più spesso che oggi non c’è più futuro, che abbiamo perso il futuro. Ma di quale futuro si sta parlando? L’idea del futuro come un tempo radicalmente diverso che viene dopo il presente è tipicamente moderna. Con la modernità, per usare i termini di Reinhart Koselleck, il margine tra “spazio di esperienza” e “orizzonte di aspettativa” è radicalmente aumentato, finendo per connotare l’orizzonte di aspettativa in quanto futuro. Questa idea di futuro produce un’accelerazione del tempo indirizzata ad approssimare le aspettative che il presente ha nel suo orizzonte. Ed è questa stessa idea di futuro ad aver configurato un’altra categoria tipicamente moderna, quella di “progetto”. Eppure, il progetto entra nel discorso filosofico-politico con connotazioni propriamente spaziali, a partire dalla separazione urbanistica tra agorà e acropoli prospettata da Platone nelle Leggi. Bisogna forse risalire fino ad allora, alla separazione platonica tra spazio della politica e spazio dell’agon (dello scambio di merci e opinioni) per comprendere – invertendo i termini di Koselleck – lo “spazio di aspettativa senza orizzonte” che caratterizza l’attuale epoca neoliberale. Infatti, è il decadere dell’acropoli quale spazio politico “sovrano”, da cui procedeva il “progetto”, a configurare un reale che tende a sussumere possibilità e alternative all’interno del suo stesso spazio. È anche in questo senso che oggi si può parlare di “realtà aumentata”. Bisogna forse cercare il futuro in questo stesso “spazio di aspettativa”, provando a concepire in senso spaziale anche termini quali “possibilità”, “alternativa”, “progetto”, “utopia”.
Gentili, D. (2015). SPAZI DI ASPETTATIVA. AUT AUT, 368, 105-119.
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