Conclusione Le esperienze in Europa non sono molte e nemmeno hanno un peso rilevante nel contesto dei singoli paesi, sono però importanti perché rappresentano la testimonianza di una inversione di marcia che vuole contrastare la tendenza all’espulsione e al degrado del lavoro in linea con il Manifesto for the Foundational Economy. Questo Manifesto considera che la politica industriale deve essere riorientata. Non deve perseguire ad ogni costo la legge del minor costo e massimo profitto, ma orientarsi verso il territorio e i bisogni della popolazione. Anche se la maggior parte degli economisti parla di economia al singolare, le esperienze che nascono dal basso indicano il contrario: ci sono tante economie perché l’economia è una scienza umana vincolata alla cultura e alla società, da sola non esiste. In ogni modo, il prolungarsi della crisi politica ed economica produce gravi conseguenze sul lavoro. I diritti devono fare i conti con un mercato che si presenta come arbitro imparziale in grado di imporsi su ogni realtà. In questo contesto dove continuano ad essere usati termini come “mercato del lavoro” abolito già nel 1948 dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), è facile che esperienze isolate di recupero, di cooperative autogestite finiscano nel nulla, o peggio ancora, per riprodurre forme di sfruttamento che contribuiscono ad abbassare il costo del lavoro. Occorre una rete, una federazione, la costruzione di un insieme di esperienze solidali tra di loro che diano corpo e riescano ad articolare una somma di debolezze. Occorre la presenza di uno Stato, consapevole che senza lavoro crolla non solo la società ma tutto il sistema che sostiene la cosa pubblica. In Italia la lunga esperienza del movimento cooperativo e le conquiste istituzionali, come la legge Marcora, sono uno strumento essenziale per chi non si rassegna di fronte alla perdita del posto di lavoro ed è disposto a costruirsi una nuova opportunità. Si può concludere dicendo che la chiave del successo nelle imprese recuperate in Argentina è stata l’interazione tra diversi attori su diversi piani. Ogni processo di cambiamento, anche se eccezionale, se resta isolato finisce per scomparire. Da sola, ogni singola esperienza, si sarebbe esaurita in poco tempo: il contesto, la società, il territorio, la solidarietà di altre fabbriche in analoghe condizioni ed infine la nascita di un movimento e una federazione hanno consentito dare i primi passi. Si sono poi sommati altri attori come il Programa de la Facultad Abierta e l’appoggio dello Stato. Oggi il Ministero del lavoro pubblica perfino una Guida delle imprese recuperate dove vengono elencate, divise per settore, tutte le attività, con la loro storia, la loro potenzialità, quantità di soci, indirizzo e tutto quanto possa servire per promuovere la loro attività . In Argentina e in Europa, le motivazioni che spingono a fondare molte cooperative sono, in parte, di natura puramente economica, ma anche attraverso di esse, si perseguono scopi di riforma sociale. Molte delle esperienze in corso sono mosse da una spinta ugualitaria, da un’idea di cambiamento con un orizzonte più ampio che non coincide necessariamente con l’accettare il capitalismo come ineluttabile destino. I Workers buyout forse non hanno queste pretese, ma di fatto la loro azione genera anche nuove forme di lavoro e inclusione.

Tognonato, C.A. (2016). Le imprese recuperate: aperte per fallimento. SOCIOLOGIA DEL LAVORO(142), 177-192.

Le imprese recuperate: aperte per fallimento

TOGNONATO, CLAUDIO ALBERTO
Investigation
2016-01-01

Abstract

Conclusione Le esperienze in Europa non sono molte e nemmeno hanno un peso rilevante nel contesto dei singoli paesi, sono però importanti perché rappresentano la testimonianza di una inversione di marcia che vuole contrastare la tendenza all’espulsione e al degrado del lavoro in linea con il Manifesto for the Foundational Economy. Questo Manifesto considera che la politica industriale deve essere riorientata. Non deve perseguire ad ogni costo la legge del minor costo e massimo profitto, ma orientarsi verso il territorio e i bisogni della popolazione. Anche se la maggior parte degli economisti parla di economia al singolare, le esperienze che nascono dal basso indicano il contrario: ci sono tante economie perché l’economia è una scienza umana vincolata alla cultura e alla società, da sola non esiste. In ogni modo, il prolungarsi della crisi politica ed economica produce gravi conseguenze sul lavoro. I diritti devono fare i conti con un mercato che si presenta come arbitro imparziale in grado di imporsi su ogni realtà. In questo contesto dove continuano ad essere usati termini come “mercato del lavoro” abolito già nel 1948 dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), è facile che esperienze isolate di recupero, di cooperative autogestite finiscano nel nulla, o peggio ancora, per riprodurre forme di sfruttamento che contribuiscono ad abbassare il costo del lavoro. Occorre una rete, una federazione, la costruzione di un insieme di esperienze solidali tra di loro che diano corpo e riescano ad articolare una somma di debolezze. Occorre la presenza di uno Stato, consapevole che senza lavoro crolla non solo la società ma tutto il sistema che sostiene la cosa pubblica. In Italia la lunga esperienza del movimento cooperativo e le conquiste istituzionali, come la legge Marcora, sono uno strumento essenziale per chi non si rassegna di fronte alla perdita del posto di lavoro ed è disposto a costruirsi una nuova opportunità. Si può concludere dicendo che la chiave del successo nelle imprese recuperate in Argentina è stata l’interazione tra diversi attori su diversi piani. Ogni processo di cambiamento, anche se eccezionale, se resta isolato finisce per scomparire. Da sola, ogni singola esperienza, si sarebbe esaurita in poco tempo: il contesto, la società, il territorio, la solidarietà di altre fabbriche in analoghe condizioni ed infine la nascita di un movimento e una federazione hanno consentito dare i primi passi. Si sono poi sommati altri attori come il Programa de la Facultad Abierta e l’appoggio dello Stato. Oggi il Ministero del lavoro pubblica perfino una Guida delle imprese recuperate dove vengono elencate, divise per settore, tutte le attività, con la loro storia, la loro potenzialità, quantità di soci, indirizzo e tutto quanto possa servire per promuovere la loro attività . In Argentina e in Europa, le motivazioni che spingono a fondare molte cooperative sono, in parte, di natura puramente economica, ma anche attraverso di esse, si perseguono scopi di riforma sociale. Molte delle esperienze in corso sono mosse da una spinta ugualitaria, da un’idea di cambiamento con un orizzonte più ampio che non coincide necessariamente con l’accettare il capitalismo come ineluttabile destino. I Workers buyout forse non hanno queste pretese, ma di fatto la loro azione genera anche nuove forme di lavoro e inclusione.
Tognonato, C.A. (2016). Le imprese recuperate: aperte per fallimento. SOCIOLOGIA DEL LAVORO(142), 177-192.
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