Il saggio muove dalla dichiarata esigenza metodologica di storicizzare la ratio dell’antico divieto ulpianeo ne dolus aut culpa lata praestetur per approfondirne la valenza sistematica nell’ordinamento vigente e individuare nel principio evocato dall’art. 1229, comma 1, c.c. l’espressione dell’equilibrio funzionale dei centri di interesse e della concreta meritevolezza del patto sulla responsabilità debitoria. In tale cornice l’autore affronta la questione dei diversi livelli di controllo del patto limitativo ovvero modificativo della responsabilità debitoria (controllo di liceità, controllo di meritevolezza e controllo di onerosità/vessatorietà nei contratti B2C e B2B), nonché del trattamento giudiziale da riservarsi alla clausola illecita, immeritevole, onerosa/vessatoria. La riflessione perviene altresì ad un’applicazione diffusa del principio (e dei teorizzati controlli) a tutti gli interventi pattizi in grado di alterare anche indirettamente il regime legale dell’inadempimento, producendo così l’effetto minimo di sottrarre il non puntuale adempimento alla sanzione comminata dall’ordinamento giuridico (clausole sull’an, quantum, quando, quomodo debeatur), e ciò sull’assunto di una nozione ampia di responsabilità e dell’opportuna valorizzazione del profilo funzionale della pattuizione (a che serve?), in relazione agli interessi perseguiti nel contesto delle varie vicende dell’obbligazione. Sul piano della disciplina applicabile ai patti di esonero/limitazione della responsabilità per inadempimento, l’analisi prende infine le mosse dalle possibili sollecitazioni, destinate indubbiamente ad impattare sulla ricostruzione civilistica, che provengono dalla cospicua giurisprudenza della Corte costituzionale in tema di limitazioni legali di debito: la Consulta ha appurato la rilevanza europea e di ordine costituzionale del principio ne dolus aut culpa lata praestetur ed ha elaborato criteri fondamentali di giudizio che conducono l’autore ad identificare un possibile statuto normativo unitario delle limitazioni legali e convenzionali di responsabilità tout court. La conclusione dello scritto è nel senso che il divieto ex art. 1229, comma 1, c.c., di attuale cogenza, assume la funzione ultima di veicolare la ragionevolezza nel diritto delle obbligazioni attraverso la tecnica del bilanciamento di interessi (esistenziali e patrimoniali o anche soltanto patrimoniali): in tale prospettiva viene in rilevo il concorso applicativo tra la regola generale (art. 1229 c.c.) e le regole speciali, concorso connotato, nella ricostruzione offerta la quale si incentra su risposte non precostituite a priori e qualitativamente variabili nel caso concreto, dall’assenza di una gerarchia formale tra norme giuridiche, dal bilanciamento degli interessi coinvolti, dalla portata conformativa della disciplina individuata (frutto del suddetto concorso tra lex generalis e lex specialis) sull’autonomia dei privati in rapporto alle regole sulla responsabilità debitoria.

Longobucco, F. (2017). Mutamenti convenzionali del regime legale dell’inadempimento: profili sistematici e ricostruttivi. CONTRATTO E IMPRESA(1), 170-193.

Mutamenti convenzionali del regime legale dell’inadempimento: profili sistematici e ricostruttivi

LONGOBUCCO, FRANCESCO
2017

Abstract

Il saggio muove dalla dichiarata esigenza metodologica di storicizzare la ratio dell’antico divieto ulpianeo ne dolus aut culpa lata praestetur per approfondirne la valenza sistematica nell’ordinamento vigente e individuare nel principio evocato dall’art. 1229, comma 1, c.c. l’espressione dell’equilibrio funzionale dei centri di interesse e della concreta meritevolezza del patto sulla responsabilità debitoria. In tale cornice l’autore affronta la questione dei diversi livelli di controllo del patto limitativo ovvero modificativo della responsabilità debitoria (controllo di liceità, controllo di meritevolezza e controllo di onerosità/vessatorietà nei contratti B2C e B2B), nonché del trattamento giudiziale da riservarsi alla clausola illecita, immeritevole, onerosa/vessatoria. La riflessione perviene altresì ad un’applicazione diffusa del principio (e dei teorizzati controlli) a tutti gli interventi pattizi in grado di alterare anche indirettamente il regime legale dell’inadempimento, producendo così l’effetto minimo di sottrarre il non puntuale adempimento alla sanzione comminata dall’ordinamento giuridico (clausole sull’an, quantum, quando, quomodo debeatur), e ciò sull’assunto di una nozione ampia di responsabilità e dell’opportuna valorizzazione del profilo funzionale della pattuizione (a che serve?), in relazione agli interessi perseguiti nel contesto delle varie vicende dell’obbligazione. Sul piano della disciplina applicabile ai patti di esonero/limitazione della responsabilità per inadempimento, l’analisi prende infine le mosse dalle possibili sollecitazioni, destinate indubbiamente ad impattare sulla ricostruzione civilistica, che provengono dalla cospicua giurisprudenza della Corte costituzionale in tema di limitazioni legali di debito: la Consulta ha appurato la rilevanza europea e di ordine costituzionale del principio ne dolus aut culpa lata praestetur ed ha elaborato criteri fondamentali di giudizio che conducono l’autore ad identificare un possibile statuto normativo unitario delle limitazioni legali e convenzionali di responsabilità tout court. La conclusione dello scritto è nel senso che il divieto ex art. 1229, comma 1, c.c., di attuale cogenza, assume la funzione ultima di veicolare la ragionevolezza nel diritto delle obbligazioni attraverso la tecnica del bilanciamento di interessi (esistenziali e patrimoniali o anche soltanto patrimoniali): in tale prospettiva viene in rilevo il concorso applicativo tra la regola generale (art. 1229 c.c.) e le regole speciali, concorso connotato, nella ricostruzione offerta la quale si incentra su risposte non precostituite a priori e qualitativamente variabili nel caso concreto, dall’assenza di una gerarchia formale tra norme giuridiche, dal bilanciamento degli interessi coinvolti, dalla portata conformativa della disciplina individuata (frutto del suddetto concorso tra lex generalis e lex specialis) sull’autonomia dei privati in rapporto alle regole sulla responsabilità debitoria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11590/317127
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