Questo articolo prende in esame “Il cielo sopra Berlino” (1987) di Wim Wenders, e in particolare la scommessa tecnico-formale secondo la quale il cineasta tenta di far sperimentare allo spettatore, in prima persona, il senso di incorporeità che caratterizza l’esperienza degli angeli protagonisti del film. Il titolo dell’intervento, che si riferisce a un noto esperimento mentale di Thomas Nagel, suggerisce la possibilità di considerare il film come una sperimentazione sulla possibilità di comprendere l’esperienza di esseri che non possiedono un corpo, e che non intrattengono dunque col mondo relazioni senso-motorie simili a quelle degli umani. La percezione angelica è descritta attraverso un’analisi formale, che si concentra in particolare sui movimenti dei personaggi e della cinepresa in alcune scene del film, ed è poi considerata nei suoi effetti sullo spettatore facendo riferimento alla teoria della cognizione incarnata. Ne emerge una “configurazione della soggettività angelica” che è infine interpretata (1) in relazione al pensiero di Walter Benjamin sulle immagini e la storia, in modo da dare senso agli omaggi che al filosofo ha tributato lo sceneggiatore Peter Handke in fase di scrittura; e (2) in relazione al pensiero postmoderno sulla proliferazione delle immagini, un pensiero la cui venatura apocalittica era sostanzialmente condivisa da Wenders nel corso degli anni Ottanta.

Carocci, E. (2015). Cosa si prova ad essere un angelo? "Il cielo sopra Berlino" e la configurazione del soggetto. IMAGO(11), 139-154.

Cosa si prova ad essere un angelo? "Il cielo sopra Berlino" e la configurazione del soggetto

CAROCCI, ENRICO
2015

Abstract

Questo articolo prende in esame “Il cielo sopra Berlino” (1987) di Wim Wenders, e in particolare la scommessa tecnico-formale secondo la quale il cineasta tenta di far sperimentare allo spettatore, in prima persona, il senso di incorporeità che caratterizza l’esperienza degli angeli protagonisti del film. Il titolo dell’intervento, che si riferisce a un noto esperimento mentale di Thomas Nagel, suggerisce la possibilità di considerare il film come una sperimentazione sulla possibilità di comprendere l’esperienza di esseri che non possiedono un corpo, e che non intrattengono dunque col mondo relazioni senso-motorie simili a quelle degli umani. La percezione angelica è descritta attraverso un’analisi formale, che si concentra in particolare sui movimenti dei personaggi e della cinepresa in alcune scene del film, ed è poi considerata nei suoi effetti sullo spettatore facendo riferimento alla teoria della cognizione incarnata. Ne emerge una “configurazione della soggettività angelica” che è infine interpretata (1) in relazione al pensiero di Walter Benjamin sulle immagini e la storia, in modo da dare senso agli omaggi che al filosofo ha tributato lo sceneggiatore Peter Handke in fase di scrittura; e (2) in relazione al pensiero postmoderno sulla proliferazione delle immagini, un pensiero la cui venatura apocalittica era sostanzialmente condivisa da Wenders nel corso degli anni Ottanta.
Carocci, E. (2015). Cosa si prova ad essere un angelo? "Il cielo sopra Berlino" e la configurazione del soggetto. IMAGO(11), 139-154.
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