Durante l’estate 2015, la questione dell’immigrazione ha visto un’evidente esplosione mediatica. A metà giugno il governo ungherese annuncia l’intenzione di costruire un muro lungo il confine con la Serbia. Di lì a breve, alcuni stati chiedono il ripristino dei controlli alle frontiere. Aleggia dunque in Europa lo spettro dell’abolizione di Schengen? L’idea di frontiera nell’immaginario collettivo sembra rimanere associata ai confini nazionali e non a quelli europei. Parallelamente si sviluppano altre strategie di contrasto ai flussi migratori fondate su iniziative mediatiche di vario tipo (cfr. politiche di dissuasione in Danimarca). Il Consiglio europeo del 22 settembre 2015 mette poi in luce un fenomeno potenzialmente non transitorio: un’incrinatura tra i “vecchi” paesi della UE e i nuovi arrivati dell’Europa orientale che si oppongono all’imposizione delle “quote migratorie” da parte delle burocrazie “non elette” di Bruxelles. Se dalla questione del debito greco era dunque emersa una rottura Nord/Sud all’interno della UE, i fenomeni migratori stanno invece evidenziando una rottura Est/Ovest. Resta però una questione di fondo: l’opinione pubblica sembra molto più interessata a innalzare muri tra paesi alleati e molto meno a comprendere le cause dei recenti flussi migratori e a forzare i governi a mettere in atto politiche volte a mitigare tali cause. Se l’Europa non saprà governare i contrastati sentimenti che l’immigrazione genera nei suoi popoli, il vecchio continente potrebbe presto trasformarsi in una sorta di “arcipelago di ghetti”.

Dumont, I. (2017). «Estate 2015: “nuovi muri” e mediatizzazione dei fenomeni migratori in Europa». SEMESTRALE DI STUDI E RICERCHE DI GEOGRAFIA(2), 133-142.

«Estate 2015: “nuovi muri” e mediatizzazione dei fenomeni migratori in Europa»

Isabelle Dumont
2017

Abstract

Durante l’estate 2015, la questione dell’immigrazione ha visto un’evidente esplosione mediatica. A metà giugno il governo ungherese annuncia l’intenzione di costruire un muro lungo il confine con la Serbia. Di lì a breve, alcuni stati chiedono il ripristino dei controlli alle frontiere. Aleggia dunque in Europa lo spettro dell’abolizione di Schengen? L’idea di frontiera nell’immaginario collettivo sembra rimanere associata ai confini nazionali e non a quelli europei. Parallelamente si sviluppano altre strategie di contrasto ai flussi migratori fondate su iniziative mediatiche di vario tipo (cfr. politiche di dissuasione in Danimarca). Il Consiglio europeo del 22 settembre 2015 mette poi in luce un fenomeno potenzialmente non transitorio: un’incrinatura tra i “vecchi” paesi della UE e i nuovi arrivati dell’Europa orientale che si oppongono all’imposizione delle “quote migratorie” da parte delle burocrazie “non elette” di Bruxelles. Se dalla questione del debito greco era dunque emersa una rottura Nord/Sud all’interno della UE, i fenomeni migratori stanno invece evidenziando una rottura Est/Ovest. Resta però una questione di fondo: l’opinione pubblica sembra molto più interessata a innalzare muri tra paesi alleati e molto meno a comprendere le cause dei recenti flussi migratori e a forzare i governi a mettere in atto politiche volte a mitigare tali cause. Se l’Europa non saprà governare i contrastati sentimenti che l’immigrazione genera nei suoi popoli, il vecchio continente potrebbe presto trasformarsi in una sorta di “arcipelago di ghetti”.
Dumont, I. (2017). «Estate 2015: “nuovi muri” e mediatizzazione dei fenomeni migratori in Europa». SEMESTRALE DI STUDI E RICERCHE DI GEOGRAFIA(2), 133-142.
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