Una delle principali cause dell’inquietudine evocata da Stanley Kubrick in “Shining” è doovuta secondo alcuni interpreti all'indifferenza che lo spazio architettonico manifesta rispetto alle vicende dei personaggi. Questo articolo prende in esame il ruolo svolto dallo spazio dell’Overlook hotel, che si qualifica appunto come “anempatico” rispetto ad azioni e situazioni narrative. Della spazialità in "Shining" vengono considerati, in particolare, due aspetti. Il primo riguarda la configurazione dello spazio filmico: il ruolo del set design, dei movimenti della cinepresa e delle scelte di montaggio, così come emerge dall’analisi formale del film e secondo i molti documenti e testimonianze oggi disponibili. Dopo aver sottolineato la vocazione architettonica della narrazione in Kubrick, l’articolo passa alla discussione di un secondo aspetto: l’esperienza cognitiva e affettiva offerta allo spettatore dalle configurazioni spaziali, seguendo la prospettiva della cognizione incarnata. Si considerano in particolare la sistematica tendenza al disorientamento da parte del cineasta e la conseguente costruzione di metafore incarnate di tipo spaziale, che riguardano una particolare e inquietante forma dell’abitare. L’estraneità dell’ambiente domestico, l’assenza di intimità e la tendenza all’esplorazione sono così interpretate come figure dell’inquietudine, in linea peraltro con i molti riferimenti a dinamiche spaziali presenti nel saggio freudiano sul perturbante, che fu tenuto presente dagli sceneggiatori durante la scrittura del film.

Carocci, E. (2018). Abitare l’Overlook hotel. Il ruolo dello spazio anempatico in "Shining". SIGMA, 2, 311-339.

Abitare l’Overlook hotel. Il ruolo dello spazio anempatico in "Shining"

Enrico Carocci
2018

Abstract

Una delle principali cause dell’inquietudine evocata da Stanley Kubrick in “Shining” è doovuta secondo alcuni interpreti all'indifferenza che lo spazio architettonico manifesta rispetto alle vicende dei personaggi. Questo articolo prende in esame il ruolo svolto dallo spazio dell’Overlook hotel, che si qualifica appunto come “anempatico” rispetto ad azioni e situazioni narrative. Della spazialità in "Shining" vengono considerati, in particolare, due aspetti. Il primo riguarda la configurazione dello spazio filmico: il ruolo del set design, dei movimenti della cinepresa e delle scelte di montaggio, così come emerge dall’analisi formale del film e secondo i molti documenti e testimonianze oggi disponibili. Dopo aver sottolineato la vocazione architettonica della narrazione in Kubrick, l’articolo passa alla discussione di un secondo aspetto: l’esperienza cognitiva e affettiva offerta allo spettatore dalle configurazioni spaziali, seguendo la prospettiva della cognizione incarnata. Si considerano in particolare la sistematica tendenza al disorientamento da parte del cineasta e la conseguente costruzione di metafore incarnate di tipo spaziale, che riguardano una particolare e inquietante forma dell’abitare. L’estraneità dell’ambiente domestico, l’assenza di intimità e la tendenza all’esplorazione sono così interpretate come figure dell’inquietudine, in linea peraltro con i molti riferimenti a dinamiche spaziali presenti nel saggio freudiano sul perturbante, che fu tenuto presente dagli sceneggiatori durante la scrittura del film.
Carocci, E. (2018). Abitare l’Overlook hotel. Il ruolo dello spazio anempatico in "Shining". SIGMA, 2, 311-339.
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